Il collezionista trevigliese Roberto Malini ha donato al Museo della Shoah 170 opere reperite in tutto il mondo Una collezione di oltre 170 opere realizzate da artisti ebraici scomparsi nell'Olocausto o sopravvissuti ai lager, raccolte in più di 10 anni di ricerche in tutto il mondo, sono state donate al Museo nazionale della Shoah di Roma da Roberto Malini, scrittore e attivista dei diritti umani che abita a Treviglio. Il progetto si chiama «Artisti dell'Olocausto» e ha contribuito a far emergere dall'oblio, causato dalle leggi razziali e dai campi di sterminio nazisti, il lavoro di artisti yiddish già noti ai critici d'arte prima dell'ascesa al potere di Hitler, ma anche le opere di elevata qualità realizzate da autori finiti nell'oscurità o mai emersi a causa della persecuzione antisemita. Un pezzo importante della storia dell'arte europea che ha rischiato di svanire per sempre, ma che grazie al collezionista trevigliese è tornato a nuova luce. La raccolta, che comprende disegni, dipinti, incisioni, statue e anche libri, è l'unica collezione di arte della Shoah in Italia. E sarà il «cuore» della mostra permanente di Villa Torlonia, la residenza romana di Mussolini che sta per essere trasformata nella sede del Museo della Shoah. «La prima opera l'ho acquistata nel 2000 a Parigi: è un disegno a matita realizzato da David Weiss nel 1939 racconta Malini . Ero in Francia per presentare in una galleria un portfolio di trenta mie incisioni sui bambini ebrei deportati. Un esponente della comunità ebraica decise di regalarmi questo disegno, ma ho insistito per pagarlo». Da qui l'idea di far riscoprire gli artisti ebraici stroncati dall'Olocausto e, tessendo relazioni e amicizie per raggiungere anche i pochi pittori viventi, Malini inizia a raccogliere pezzi in tutto il mondo. «Era come frugare tra le ceneri della morte. Ho iniziato a contattare mercanti, famiglie e collezionisti. Per realizzare il mio sogno ho rinunciato a molte cose, investendo tutti i guadagni del lavoro». L'attività di recupero di Malini, che ha antiche origini ebraiche, è raccontata in un capitolo del libro «Operazione salvataggio» di Salvatore Giannella, che come spiega il sottotitolo racconta le storie di «eroi sconosciuti che hanno salvato l'arte dalle guerre». Malini, 55 anni, è un personaggio poliedrico: poeta, scrittore, sceneggiatore, pittore e autore di documentari, ma anche attivista dei diritti umani con il gruppo EveryOne, che ha contribuito a fondare. Dall'inizio degli Anni Ottanta si dedica alla ricerca e all'educazione sulla Shoah, pubblicando diversi testi in collaborazione con i più importanti musei e centri di ricerca internazionali. Ha scritto per la regia di Dario Picciau che è cofondatore di EveryOne , documentari e cortometraggi televisivi. Le sue ricerche e l'attivismo riguardano anche il popolo Rom: grazie anche alle sue letture di poesie, ha ottenuto il sostegno del Consiglio d'Europa e dell'Unicef. E tre processi giudiziari in Italia: «Sono stato assolto da tutti con formula piena perché il fatto non sussite», precisa. L'interesse per l'Olocausto è nato negli Anni Settanta quando, allora dodicenne, ascoltò dai banchi della scuola media i racconti di una sopravvissuta ad Auschwitz. Era la scrittrice Elisa Springer che, come racconta Giannella, ripeteva ai giovani che incontrava nelle scuole di mezza Europa di «non dimenticare la tragedia dell'Olocausto e diventare testimoni di pace». Parole che sono diventate una delle missioni di Malini, folgorato da ragazzino anche dalla lettura del «Diario di Anna Frank». Proprio alla celebre ragazzina ebrea olandese si è ispirato per scrivere «Le 100 Anne Frank», un libro con prefazione di Gad Lerner che racconta le storie di cento donne ebree che si chiamavano come l'autrice del «Diario». «È stata mia nonna Noemi che, quasi clandestinamente perché ormai la famiglia si era da tempo convertita al cristianesimo, ha trasmesso a noi bambini la bellezza e l'anima dell'antica tradizione ebraica racconta . Quando ho capito che raccogliendo le opere più significative di artisti ebrei perseguitati dal nazismo potevo fare qualcosa per non far dimenticare la Shoah, ho trovato la mia missione di vita. Poi ho deciso di donare tutto perché questa testimonianza deve appartenere all'umanità. Certo non è stata pura generosità, ma anche l'appagamento di un grande sogno. È la prova che ogni essere umano può fare la differenza: servono una grande fede e la disponibilità al sacrificio». Malini si è avvicinato alla poesia all'inizio degli Anni Settanta spronato dal suo mentore, il filosofo Fulvio Papi, e a partire dagli Anni Ottanta ha tenuto letture pubbliche delle sue opere, sempre ispirate ai diritti civili delle minoranze (ebrei, rom e anche omosessuali) in tutta Italia. L'ultima opera letteraria di Malini, che l'anno scorso ha anche scritto i testi di tre libri per bambini ispirati alle favole di Esopo con il patrocinio dell'Unicef, si chiama «Dichiarazione»: una raccolta di poesie ispirate all'attivismo per i diritti umani, con prefazione della scrittrice ed ex parlamentare europea olandese Els de Groen, perché «la poesia deve uscire dai salotti, strapparsi il lauro della vanità dal capo e divenire un motore vivo del cambiamento sociale». Ha ottenuto diversi riconoscimenti il libro di poesie «Il silenzio dei violini», scritto a quattro mani col poeta statunitense Paul Polansky, che presenta la cronaca della persecuzione ma anche l'anima del popolo sinti. «Tutto ciò che scrivo fa parte del mio vissuto dice . Sono un ribelle, ma sempre all'insegna della non violenza».
Donazione da Treviglio al museo della Shoah
Roberto Malini, un collezionista trevigliese, ha donato al Museo della Shoah di Roma una collezione di oltre 170 opere d'arte realizzate da artisti ebreici scomparsi o sopravvissuti all'Olocausto. La collezione, chiamata "Artisti dell'Olocausto", comprende disegni, dipinti, incisioni, statue e libri, e sarà il cuore della mostra permanente del museo. Malini ha iniziato a raccogliere le opere in più di 10 anni di ricerca in tutto il mondo, dopo aver ascoltato i racconti di una sopravvissuta ad Auschwitz all'età di dodicenne. La sua attività di recupero di arte è stata raccontata in un libro intitolato "Operazione salvataggio".
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