CERTALDO Il culto di Beata Giulia fa ancora parlare. Conclusa la settimana dei festeggiamenti a Certaldo, nei giorni scorsi nella chiesa di San Tommaso è stata presentata una tavola, in corso, di restauro, che è formata da due ante, custode del velo con le ossa e di uno scrigno d'argento con la testa di Beata Giulia nata nel 1320 e scomparsa nel 1370. Le due ante, finora custodite nel convento degli Agostiani a Certaldo alto, facevano parte di un armadio dove erano conservato il corpo della Beata prima di essere ricomposto e collocato nella teca nella chiesa di San Jacopo e Filippo nel borgo alto. Quella teca che ogni anno viene portata in processione nella parte bassa per alcuni giorni e riportata nel borgo alto. Lei che decise di ritirarsi in una cella che venne murata: solo da uno spiraglio arrivava il cibo che i contadini e i certaldesi gli offrivano. Lei contraccambiava con fiori di ogni stagione, uno di quei miracoli che allora nessuno riusciva a capire. Il dipinto è ricordato all'archivio di stato fiorentino, risale molto probabilmente al 1581, e la sua posizione doveva collocarsi sopra un altare. Le ossa di Beata Giulia va ricordato furono trafugate e poi ritrovare nel corso degli anni più volte. La 'tomba' di Beata Giulia fu questo armadio con le due ante fino al 1687, quando poi venne realizzata la teca che è il luogo di culto sacro per venerare la santa. Così dice lo studio del professore certaldese Alessandro Bagnoli che lavora per la Sovrintendenza ed insegna all'Università di Siena. Con la realizzazione della teca, le ante con il dipinto, persero di valore, e ci furono anche dei tentativi di furto. In questo dipinto si rievoca il giorno della scomparsa della Beata, quando le campane improvvisamente cominciarono a suonare. I certaldesi corrono verso la cella della Beata, decidono di abbattere il muro, ma lei viene trovata dai frati agostiniani inginocchiata davanti all'altare con il crocifisso. La testa circondata dai raggi, dettaglio che si associa alle persone che sono considerate in grazia. La pittura, la mano è molto difficile da valutare, ma viene attribuita a un pittore senese non molto conosciuto che ha dipinto alcune pale d'altare a Montalcino, Sovicille e Radicondoli. Si tratta di Tiberio Billò. Una volta concluso il restauro, opera di Luca Antonelli, l'idea è quella di realizzare una specifica sezione nel museo di arte sacra di una raccolta iconografica della Beata. Il restauro viene svolto in base alle donazioni che la parrocchia riceve. Il primo passo è stato conservativo, con la disinfestazione dai tarli, ora si dovrà consolidare il colore, poi una integrazione pittorica per attenuare le mancanze e le abrasioni.