Non solo la piscina dell'assessore Sgarlata nel mirino degli ispettori dell'assessorato regionale ai Beni culturali Non solo la piscina nel mirino degli ispettori dell'assessorato regionale ai Beni culturali, ma anche la gestione dei Thapsos e il Forte di Capopassero. Restano accesi i riflettori sui veleni che hanno investito la soprintendenza che da settimane animano le cronache cittadine - virtuali e non - di dietrologie e interpretrazioni. Un fil rouge sembra tuttavia esserci. E riapre la questione mai sopita a Siracusa relativa al suo futuro urbanistico. Così, da una parte, gli integralisti dei beni culturali difendono a spada tratta le archeologhe Mariarita Sgarlata e Beatrice Basile. Dall'altra, i fautori dell'espansione cementizia spingono per una gestione meno "ingessata", preoccupati da un Piano paesaggistico regionale che di fatto blocca nuove costruzioni e da una maxi-variante al Piano regolatore generale che metterebbe a rischio lottizzazioni già previste. In attesa di chiarimenti ufficiali da Palermo, i firmatari dell'esposto in Procura contro la rimozione della soprintendente Beatrice Basile, tornano in campo. «Se la questione politica regionale si è sgonfiata - dice l'architetto Giuseppe Patti, leader dei Verdi - allora anche quella amministrativa deve seguire lo stesso iter. E Beatrice Basile deve tornare al suo posto. Questo chiediamo a Crocetta». Patti ripercorre il tortuoso (e ancora poco chiaro) percorso che ha portato al cambio ai vertici della soprintendenza. A partire dal ricorso di Orazio Micali che, secondo i bene informati, sarebbe il vero casus belli della questione. D'altronde, nel mirino dell'attività ispettiva della Regione che lo scorso 6 agosto si è concretizzata con una visita negli uffici di piazza Duomo, non vi sarebbe stata solo la piscina di Mariarita Sgarlata ma anche la gestione del Forte di Capo Passero e di Thapsos. Queste ultime due vicende, però, sarebbero state chiarite subito. «Diciamo che la macchina del fango che è stata messa in moto ad arte - prosegue Patti - mirava a colpire Basile e Sgarlata. Noi pretendiamo chiarezza sulle ragioni per cui l'archeologa è stata destituita dal suo incarico». Dagli uffici di piazza Duomo, intanto, tutto tace. Il neosoprintendente Calogero Rizzuto domani incontrerà i suoi dirigenti per parlare di programmazione 2015 e, dunque, continuare a lavorare tentando di rasserenare il clima teso. Un'esigenza che evidenzia un ex soprintendente, Mariella Muti. Quella dell'architetto è la sola voce che commenta quanto sta accadendo nelle stanze di piazza Duomo da ex protagonista. «Conosco bene i personaggi coinvolti nella vicenda che stimo e con i quali ho lavorato - dice Mariella Muti - e mi auguro che tutto possa risolversi al più presto e che la soprintendenza continui ad essere l'istituzione che è. Un ente dove gli avvicendamenti sono normali e il cui lavoro dev'essere difeso perché portato avanti da veri professionisti come Basile, Rizzuto e Micali». Un lavoro che l'ingerenza politica può rendere complicato? «La soprintendenza è come una bella donna - dice l'architetto Muti - e la politica un corteggiatore invadente. Sta all'intelligenza della donna non cedere». r. s. 14092014
SICILIA - Piano paesaggistico, il casus belli
L'assessore Sgarlata è stata accusata di aver destituito la soprintendente Beatrice Basile per motivi politici. La questione è stata sollevata anche dalla gestione dei Thapsos e del Forte di Capopassero. I firmatari dell'esposto in Procura contro la rimozione di Basile ritornano in campo e chiedono la sua reintroduzione. L'architetto Giuseppe Patti, leader dei Verdi, sostiene che la questione politica regionale si è sgonfiata e che anche quella amministrativa deve seguire lo stesso iter. Patti accusa gli integralisti dei beni culturali di aver messo in moto una macchina del fango per colpire Basile e Sgarlata.
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