Zorzi: la città deve vivere senza sconciarla. Rossi: qui non si vuole mai niente VENEZIA - «Non si può voler salvare Venezia e nel contempo creare le premesse del suo degrado. È la contraddizion che nol consente, come dice il padre Dante», sorride Alvise Zorzi. I drappi con lo slogan «Venezia è laguna» hanno fatto effetto lungo il Canal grande durante la Regata storica. Come dire: nessuno pensi di separare la città dall'acqua, a iniziare dal presidente dell'Autorità portuale Paolo Costa che al magazine Sette del Corriere della Sera ha detto che la laguna non è un sito tanto naturale se si contano i fiumi deviati dai dogi. Una cinquantina di no a Costa, alle grandi navi, allo scavo del canale della Contorta Sant'Angelo, appesi ai balconi dei palazzi della fu aristocrazia veneziana. «Ma no - continua Zorzi - di quei palazzi solo due o tre saranno abitati ancora da veneziani. Il punto è che Venezia deve vivere, ma senza sconciarla. E mi meraviglia che un uomo intelligente e geniale come Paolo Costa, che stimo molto, abbia detto una cosa simile». Chi sono dunque i cinquanta oppositori-simbolo dietro ai quali continuano a salire le firme arrivate a quota 26 mila? Per esempio Bianca d'Aosta, ha esposto il drappo da Palazzo Papadopoli. «Non vorrei dirglieli tutti - dice Jane Da Mosto, contessa ma soprattutto scienziata ambientale che ha avuto l'idea - non è importante chi, ma che fossero esposti. Come può essere stata presa in considerazione l'idea di un altro canale dopo quello dei petroli? Ormai i dogi non ci sono più, ma verrebbe da dire che Venezia era meglio amministrata quando c'erano i dogi». A percorrere il Canale, si arriva nei pressi di Palazzo Balbi, dove staziona la Machina per la Regata. Sino alla casa della madre di Gigi Bon, l'artista che ha nell'albero genealogico il Buono da Malamocco che da Alessandria portò a Venezia il corpo dell'evangelista Marco. Anche lei ha esposto il drappo. «Non è una protesta - dice - ma un'affermazione. Vogliamo far vedere che i veneziani ci sono e vorrebbero essere partecipi. La città è nata dall'acqua, sull'acqua. Ha attraversato i secoli, forte come un rinoceronte. Adesso in dieci anni la vogliamo distruggere? E poi, perché tutta questa fretta per scavare il canale? Magari servirebbe qualche studio prima di mettere le mani in questa cosa meravigliosa che è la laguna, no?». Si torna in Canale, verso la casa del presidente dell'Accademia delle belle arti Luigino Rossi, uno dei 15 mila firmatari della petizione pro Contorta. «Sa chi ha aderito? - sorride l'imprenditore - Quelli del tanto peggio tanto meglio. Non vedo una vera coscienza in questa loro protesta. A Venezia non si vogliono le crociere, non le darsene, non gli yacht. Solo barche a vela e piccole. Io credo invece che quando si crea anche un solo posto di lavoro in più, bisognerebbe benedirlo. Venezia dovrebbe essere porto franco e sede tax free di aziende innovative. Meglio cedere l'amministrazione a qualche organismo internazionale che la governi al posto dei veneziani che, ormai, hanno perso lo sprint». Siccome gli stranieri che amano Venezia, potessero farlo, non è detto che vogliano amministrarla, da Parigi risponde Jérôme Françoise Zieseniss, presidente del Comitato internazionale per la salvaguardia di Venezia, che ha firmato la petizione pro Contorta di Venice Alive. «Conosco e stimo molte persone che hanno aderito alla protesta dei drappi e non voglio litigare con loro - chiede Zieseniss - Il punto è questo: Venezia è pronta per le sfide della globalizzazione? Due miliardi e mezzo di persone dalla Cina e dall'India inizieranno a girare il mondo e vorranno vedere Venezia. Come vogliamo governare questi flussi? Il rischio è che cambiamenti così veloci comportino che le decisioni siano prese altrove, magari da tour operator orientali. Le crociere sono una piccolissima parte di questo problema, minore rispetto ai turisti che sporcano la città e la scambiano per un parco in cui non serve pagare il biglietto come invece per Gardaland o Disneyland». La diagnosi è la stessa: Venezia sta morendo soffocata di turisti, dicono i favorevoli e i contrari alle crociere. La terapia diverge: viva Venezia di un'economia lenta ben inserita nel suo ecosistema naturale, viva Venezia aggrappata all'ultima economia industriale rimasta: la Marittima a San Basilio. Un paradosso che prova a sciogliere Davide Croff, che ha lasciato la laguna nel '72 per farvi ritorno nel 2004 da presidente della Biennale: «La diagnosi dice che il malato Venezia è grave, vero. Senza alimentare fazioni e pregiudizi, direi: nessuno si è cimentato a immaginare una visione all'altezza di un patrimonio dell'umanità. La crocieristica può essere l'avvio per rifletterci ora, ma l'immobilismo che viene evocato da chi dice non tocchiamo la laguna è la peggiore delle scelte. Oltretutto, il nuovo canale è una scelta reversibile, la migliore possibile».