L'assessore alla Cultura: spero apra a maggio, ma non sarà facile Riaprire l'Accademia Carrara e aprire il Teatro Donizetti nelle sere d'estate. È la sintesi estrema del programma cui sta lavorando Nadia Ghisalberti, assessore alla Cultura del Comune di Bergamo, in vista dell'anno dell'Expo. Obiettivi non così semplici da raggiungere, anche l'ultima settimana ha regalato sprazzi di ottimismo a chi si occupa di cultura in città. Più di mille persone al Donizetti per le prove della «Lucia di Lammermoor», nell'ultimo giovedì della movida. Se l'aspettava? «È stata una sorpresa anche per me, ero un po' timorosa e invece l'idea di aprire il teatro al pubblico, facendo conoscere il dietro le quinte di un'opera, si è rivelata un successo incredibile». Resterà un episodio isolato o il lirico cittadino potrà giocare un ruolo nuovo, nel 2015? «Il progetto è aprire il Donizetti, che ha dimostrato di saper esercitare un fascino incredibile sulla gente, l'anno prossimo tutti i giovedì della movida. Ma questo vale per tutte le attività culturali: nell'anno dell'Expo la città dovrà essere aperta 24 ore su 24, in funzione dei turisti che passeranno dagli hotel cittadini. Per sei mesi dovranno essere programmati almeno due eventi al giorno». In questo senso, il Bergamo Musica Festival, avrà un calendario diverso e ripensato? «Sì, i mesi da maggio a ottobre saranno fondamentali per la città e la figura di Donizetti dovrà essere al centro delle scelte artistiche. Dovremo gettare le basi per il lavoro futuro, per la lirica è il momento delle scelte: o si punta su un festival sul modello di quello rossiniano di Pesaro e pucciniano di Torre del Lago, concentrato su Donizetti e sugli appassionati internazionali, oppure si punta sul pubblico locale, offrendo una programmazione più "popolare", con autori vari». Intanto al Donizetti c'è una fondazione che sta iniziando a lavorare per la raccolta di fondi per il restauro. Perché Valerio Marabini, nominato sovrintendente da Tentorio, è stato trasformato da Gori in consigliere delegato? «Abbiamo voluto eliminare l'ambiguità del ruolo. La Fondazione Teatro Donizetti si occuperà solo del progetto di restauro, non di quella artistica, e infatti quando i lavori saranno terminati confluirà nella Fondazione Donizetti preesistente». Al momento però i soci-sponsor non abbondano e l'obiettivo di 18 milioni di euro per il recupero del lirico è molto lontano. Perché questi modelli non funzionano? «L'errore della precedente amministrazione è stato quello di lanciare le fondazioni senza aver prima verificato l'effettiva disponibilità di risorse sul territorio, dove ad essere sensibili a questi temi è sempre un gruppo ristretto di soggetti». Sta succedendo lo stesso anche con la fondazione che si occuperà della gestione dell'Accademia Carrara? Quanto è lontano l'obiettivo di 1 milione e 300 mila euro l'anno di contributi privati? «È in corso un complesso lavoro di contatti per trovare risorse. Certo, non è facile in questo momento». Senza sponsor privati, disse Tentorio, potremo aprire la Carrara solo nei fine settimana. «Non è questo il punto. Il problema non sono gli orari di apertura, quanto la possibilità di organizzare eventi e soprattutto di assumere figure decisive per sviluppare l'attività della pinacoteca. Mettiamola così: servono un direttore di museo e figure specializzate nella didattica, con i soli soldi del Comune non potremo averli». Nel 2007, prima della chiusura, solo 24 mila persone visitarono la Carrara. Si ripartirà da quei livelli, senza grandi mostre? «No, l'obiettivo è ripartire da 40-60 mila visitatori l'anno e siamo sicuri sia raggiungibile. Per il primo biennio la riapertura stessa dell'Accademia farà da traino, poi si tratterà di trovare i fondi di cui parlavamo per poter organizzare almeno due mostre importanti l'anno». Possiamo almeno dare per scontato che il termine di maggio 2015 mancando il quale il Comune perderebbe i finanziamenti del Creberg per la riapertura sarà rispettato? «Non lo potrò dire finché l'iter degli ultimi due appalti necessari alla riapertura non sarà concluso. Direi che per questo annuncio bisogna aspettare ancora un mese. Sono ottimista ma è chiaro che per farcela non dobbiamo sbagliare nemmeno mezza giornata». Lei quand'era all'opposizione ha spesso criticato duramente l'operato dell'ex assessore Claudia Sartirani. Cos'ha ereditato di quella gestione? «Si erano molto concentrati sulla candidatura a Capitale della Cultura, secondo noi sbagliando l'interpretazione del progetto, affidandosi solo a manager chiamati da fuori. Restano ancora risorse a disposizione ma dobbiamo valutare se valga la pena partecipare al progetto Italia 2019 lanciato dal governo per le città escluse. Non è chiaro se avremo risorse da Roma o dovremo cercarcele». La cultura non dovrebbe essere uno di quei campi in cui è possibile trovare i fondi europei di cui tanto aveva parlato il sindaco Gori in campagna elettorale? «Sì, ci proveremo, ma le due persone scelte dall'amministrazione per lavorarci stanno iniziando adesso un percorso di formazione specifica. In ogni caso, per ottenere fondi europei bisogna lavorare su progetti che coinvolgano almeno tre paesi dell'Ue. Alcuni soggetti in città sono attrezzati per farlo, penso al Lab 80, ma potrebbe essere coinvolto anche lo stesso Donizetti. Stiamo anche partecipando a bandi regionali, ma la difficoltà è che per accedere a questi finanziamenti bisogna essere in grado di garantirne una parte in proprio». Gori aveva promesso un cambio di passo. È ingeneroso pretendere di vederlo dopo tre mesi di governo della città? «Sapevo, dall'esperienza di cinque anni in consiglio comunale, che avremmo incontrato difficoltà economiche e nella macchina amministrativa, ma stiamo lavorando molto. In questa fase iniziale ci stiamo soprattutto dedicando a individuare le priorità, è un passaggio fondamentale». In sostanza, però, oggi lei si trova a gestire le stesse risorse di chi l'ha preceduta. «In questo momento sì, dobbiamo sperare che davvero il governo sblocchi il patto di stabilità. C'è un po' di delusione, da ex sindaci come Renzi e Delrio ci si aspettava qualcosa in più per i comuni».