Sant'Apollonia non ha più neanche un «cerotto» e adesso che le hanno tolto le «stampelle» è bellissima. Più che una santa con in mano i segni del martirio sembra una cortigiana. Accanto a lei ritrovano nuova luce e colori gli altri santi del polittico di Serina che la Fondazione Creberg sta facendo restaurare per la mostra dell'Expo. Sant'Apollonia ha sguardo che ammalia, malizioso e intrigante, simile a quello di una donna cinquecentesca, più che di una santa con in mano i segni del martirio. Sembra che Palma il Vecchio (1480-1528) abbia voluto riportare in lei un tratto di laicità, ritraendola con capelli sciolti, e non raccolti come prevedeva il disegno preparatorio della tavola, ed espressione seducente, visibile anche nei suoi ritratti di donna, come quello di «Flora» (1522-24), dalle spalle scoperte accarezzate da lunghi riccioli color grano. Sacro e profano si sposano nelle otto tavole del polittico «Presentazione della Vergine». Rimasto dimenticato sopra al mobile della sagrestia della parrocchia di Serina, paese natale del pittore Jacopo Negretti, a cui la Fondazione Credito Bergamasco e l'Università degli Studi di Bergamo dedicheranno una retrospettiva per l'Expo, «dopo 200 anni Palma torna con i suoi colori cangianti, tipici della tavolozza veneziana di fine '400, ma oscurati nell'800 da tempere invecchiate e distese sopra le cromie originali del dipinto. Questo intervento, determinato da un cambio di gusto dell'epoca nella percezione delle opere, ha stravolto le intenzioni iniziali di Palma, dagli accostamenti cromatici azzardati, come si nota nella tavola di San Giacomo, quasi volesse incantare lo spettatore choccandolo nell'impatto visivo», spiega la restauratrice Eugenia De Beni, alle prese, insieme a un'équipe di lavoro, con il recupero del polittico, finanziato dalla Fondazione. E aggiunge: «Questa sovrapposizione di stesura pittorica è visibile nei cieli, il cui blu oltremare usato da Palma fu incupito da ridipinture ottocentesche con del blu di Prussia, pigmento inesistente ai tempi del pittore di Serina, essendo in uso in Italia dopo il 1720. E lo stesso abbassamento di tono si vede anche nelle vesti di San Giovanni Evangelista, i cui rosa squillanti e originali, uguali a quelli di Lotto, furono scuriti». Mentre spiega, la restauratrice mostra le differenze cromatiche visibili nella tavola di San Giovanni Evangelista, ancora in fase di ripulitura. E in questo stato d'avanzamento lavori sarà mostrata dal 2 al 24 ottobre nella sala consiliare della banca, accanto alle tavole di Maria davanti al sacerdote, ancora in fase di ritocco, a quelle di Sant'Apollonia, San Giuseppe, Beato Alberto carmelitano e San Francesco, mentre quelle di San Filippo e San Giacomo saranno esposte in primavera per la mostra. Databili forse tra il 1516 e 1520, «ma la data non è certa, non sapendo molto del pittore, e questo restauro è un'occasione per approfondirne l'evoluzione stilistica e la cronologia delle opere», racconta De Beni, le otto tavole versavano in uno stato di salute precaria, o meglio da «caso clinico», continua la restauratrice. Lei, più di un anno fa, raccolse l'appello accorato della Soprintendente per i beni storici e artistici della Lombardia, Marina Gargiulo, accortasi delle condizioni penose in cui versava il polittico. Trovata la disponibilità della Fondazione al restauro, iniziarono i sopralluoghi a Serina, le tavole furono coperte da velina di protezione per fermare la superficie pittorica che rischiava di cadere. Nel settembre 2013 il polittico fu portato nel suo laboratorio, per dare avvio al progetto di intervento. Le tavole presentavano sollevamenti del colore «causati da un'innaturale spianatura con traverse rigide e ponticelli, usate per renderle piatte. Ma il legno è vivo, continua a muoversi incalza De Beni . Costretta in questa posizione non naturale, non potendo incurvarsi la tavola si è ritirata e il colore increspato, sollevato e sovrapposto». Insieme ai tecnici per i supporti lignei Leone Algisi e Ciro Castelli dell'Opificio delle Pietre Dure, si è trovata una soluzione: liberare le tavole. «Rimosse traverse e listelli, per sei mesi sono state lasciate libere di curvarsi seguendo il proprio movimento naturale, sino al punto corretto di curvatura. Poi è iniziato il consolidamento della superficie pittorica per far ritornare in sede i sollevamenti di colore», spiega. Terminati gli interventi sul legno e di fermatura del colore, dalla fase di ripulitura sono emerse le ridipinture delle tavole, levate con coraggio da De Beni, aiutata da Fabiana Maurizio e Paola Gotti. «In letteratura queste tavole sono sempre state segnalate come distrutte e ridipinte continua la restauratrice . Nessuno vi mise mano per togliere le stesure pittoriche ottocentesche, temendo che non si trovasse più nulla di Palma. Non è così. Il recupero cromatico è stato emozionante e i colori del Palma ritrovati».
Bergamo. Nel laboratorio che cura il Palma. Così rinasce il polittico di Serina
Riassunto in 200 parole:
Il polittico di Jacopo Negretti, "Presentazione della Vergine", è stato restaurato dalla Fondazione Credito Bergamasco e dall'Università degli Studi di Bergamo per la mostra dell'Expo. Il dipinto, databile tra il 1516 e il 1520, era stato dimenticato per 200 anni e presentava condizioni precarie. La restauratrice Eugenia De Beni ha lavorato con un'équipe di tecnici per recuperare il colore e la forma originale del dipinto. Le tavole presentavano sollevamenti del colore causati da un'innaturale spianatura con traverse rigide e ponticelli, ma il legno è vivo e si è ritirato. Le traverse e listelli sono stati rimossi e le tavole sono state lasciate libere di curvarsi per sei mesi.
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