Il complesso sorgerebbe vicino a Palazzo Te, gioiello del '500 dichiarato patrimonio dell'umanità Un «arbitro internazionale», e dei più prestigiosi, deciderà se nel centro di Mantova può essere costruito un supermercato. Può sembrare l'ennesima resa della politica incapace di compiere scelte anche su questioni di ordinaria amministrazione, ma quel che si è venuto a creare nel capoluogo virgiliano è probabilmente un caso limite. Poiché l'intero centro storico di Mantova è stato dichiarato patrimonio dell'umanità e dunque posto sotto la tutela dell'Unesco, gli esperti di quest'ultima organizzazione mondiale sono stati interpellati per sapere se Esselunga potrà realizzare un centro commerciale nelle vicinanze di Palazzo Te, uno dei gioielli architettonici della città, meta di migliaia di visitatori. «Abbiamo preso la decisione di comune accordo con le Soprintendenze interessate alla tutela dei luoghi - conferma Nicola Sodano, sindaco di Mantova nonché architetto esperto nel restauro di edifici storici - e nei prossimi giorni invieremo l'incartamento agli uffici dell'Unesco di Roma». Per capire come si sia giunti alla singolare chiamata in causa, occorre fare un salto indietro di almeno un anno, quando la società guidata da Bernardo Caprotti avanza la richiesta di costruire il suo primo supermercato a Mantova. Richiesta legittima perché in quell'area il piano del territorio prevede da anni un insediamento commerciale, deciso dalle amministrazioni comunali (di centrosinistra) precedenti a quella attuale (di centrodestra). La notizia provoca però le immediate reazioni di associazioni ambientaliste e comitati spontanei di cittadini, preoccupati che la nuova costruzione e il traffico che porterà con sé, impatti eccessivamente con l'estetica rinascimentale di Palazzo Te, distante poche centinaia di metri. Esselunga, dal canto suo, mette sul piatto una serie di interventi (sulla viabilità, sulla sistemazione del verde pubblico) in grado di rendere meno stridente il contrasto tra vecchio e nuovo ma questo non basta a placare le proteste. Sembra l'ennesima strada senza uscita, sembra l'ennesimo impossibile compromesso tra nuove iniziative economiche e tutela del patrimonio ambientale e invece ecco la soluzione: fare in modo di coinvolgere l'Unesco, cioè il più alto in grado - in termini di prestigio - in materia di protezione dei beni culturali. «La nostra decisione - spiega il sindaco Sodano - è dettata da una doppia esigenza: da un lato non vogliamo che Mantova perda il titolo di patrimonio dell'umanità, dall'altro non vogliamo fermare un'iniziativa che è legittima ma deve essere portata a termine nel rispetto dei luoghi». «E in più - aggiunge il primo cittadino non facendo mistero di considerazioni anche molto concrete - Esselunga ha promesso una serie di interventi nell'area, già oggi degradata, che la nostra amministrazione non ha i soldi per fare». Ma adesso che la questione del supermercato con vista gioiello architettonico è «sotto gli occhi del mondo», come fare marcia indietro rispetto all'impegno assunto? Detto in altri termini: se l'Unesco dovesse bocciare il centro commerciale, Mantova si adeguerà a un parere autorevole ma non vincolante? «Il via libera - assicura il numero uno dell'amministrazione - è subordinato al sì da parte delle Soprintendenze; queste ultime, nel corso delle riunioni tenutesi in comune, hanno manifestato il proposito di adeguarsi al parere che verrà espresso dall'Unesco. Dunque, se vale la proprietà transitiva, il supermercato si farà solo se l'Unesco sarà d'accordo». E anche in questo caso, come avrebbe detto la buonanima di Vujadin Boskov, «rigore è quando arbitro fischia».
E per il supermercato Mantova si affida all'Unesco. Il complesso sorgerebbe vicino a Palazzo Te
Il sindaco di Mantova, Nicola Sodano, ha deciso di coinvolgere l'Unesco per risolvere la questione del supermercato Esselunga vicino a Palazzo Te, un gioiello architettonico dichiarato patrimonio dell'umanità. La società ha richiesto di costruire il suo primo supermercato in quell'area, ma le associazioni ambientaliste e i comitati di cittadini hanno espresso preoccupazioni per l'impatto sulla estetica rinascimentale della struttura. L'Unesco è stata consultata e il sindaco ha affermato che la decisione è stata presa per bilanciare la tutela del patrimonio culturale e l'iniziativa economica.
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