PISTOIA «Chiediamo una modifica del piano paesaggistico regionale attraverso un percorso di revisione sul quale abbiamo lavorato da due mesi». Alessandro Coppini, direttore della confederazione italiana agricoltori di Pistoia, non ha dubbi: il piano regionale, adottato lo scorso 2 luglio, prevede limiti fortemente restrittivi al florovivaismo ed all'agricoltura in generale, «Allarmismi ingiustificati che relegano l'agricoltura ad un'attività industriale». «Questo è un piano di luci ed ombre che demonizza l'attività in modo eccessivo, parlando di inquinamento della falda acquifera e di impermeabilizzazione aggiunge Emiliano Rella, tecnico agronomo Ma per parlare di inquinamento in questo modo ci dovrebbero essere dati certi e concreti, che non emergono dalle indagini della Provincia». «Non possiamo condividere il giudizio negativo sul florovivaismo ed in particolare sul vivaismo, che traspare dal piano paesaggistico commenta Sandro Orlandini, presidente Cia di Pistoia Il vivaismo non può rappresentare una minaccia ambientale tale da proporre esplicitamente il contrasto della sua espansione. Le imprese vivaistiche sono sempre più attente al rispetto ambientale, orientate a ridurre la superficie impermeabilizzata, al recupero delle acque ed all'uso sempre più attento dei prodotti di contrasto delle fitopatologie, in accordo con le direttive del servizio fitosanitario regionale». Per questi motivi, la Cia propone una revisione del piano paesaggistico regionale adottato, una modifica che prevede la piena attuazione del codice del paesaggio; la distinzione tra "raccomandazioni" (alcune delle quali da rivedere) e norme cogenti; il riconoscimento di tutta l'agricoltura quale risorsa paesaggistica; il riequilibrio e l'armonizzazione delle schede di ambito e dei disciplinari d'uso. «Nel caso del florovivaismo ed in particolare del vivaismo continua la Cia il pericolo che porta a definire questa attività come minaccia paesaggistica ed ambientale è quello dell'impermeabilizzazione dei suoli, peraltro assai maggiore ed irreversibile in caso di altri impieghi. Su superfici permeabili o semipermeabili sono attive circa 1.350, aziende per una superficie di 1.250 ettari, mentre sono soltanto 189 le aziende su superfici impermeabili, per 143 ettari. Il fenomeno impermeabilizzazione riguarda nella peggiore delle ipotesi un 25 del vivaismo pistoiese. Inoltre oggi già una parte di produttori di vasetteria utilizza sistemi permeabili o semipermeabili». «Basta pensare all'agricoltura ed al vivaismo come attività da limitare continua Coppini È chiaro che c'è un consumo del suolo, ma si procede anche verso uno sviluppo sostenibile. Si auspica un ritorno all'agricoltura tradizionale? È un'immagine un po' troppo bucolica». Aspre critiche arrivano anche da Coldiretti Pistoia che parla di «netta contrarietà al piano paesaggistico, tutto da riscrivere». «L'economia, l'occupazione e le tradizioni del territorio sono messe a rischio dall'impostazione, dall'impianto della stessa legge regionale, non migliorabili con le osservazioni, che comunque Coldiretti Toscana presenterà entro il 29 settembre. Dai vigneti del Montalbano alle colture di cereali del Padule, alle piante ornamentali dei nostri vivai, la gamma delle produzioni della provincia sono danneggiate dall'approccio del Piano di indirizzo territoriale, che immobilizza il nostro territorio in una visione bucolica della campagna, ponendo seri limiti alla libertà di impresa».
TOSCANA - Vivaismo demonizzato nel Piano paesaggistico
La provincia di Pistoia ha chiesto una revisione del piano paesaggistico regionale, che prevede limiti restrittivi all'agricoltura e al florovivaismo. L'associazione agricoltori di Pistoia ha criticato il piano, affermando che è ingiustificato e demonizza l'attività agricola. La Cia di Pistoia ha proposto una revisione del piano, che prevede la piena attuazione del codice del paesaggio e la distinzione tra "raccomandazioni" e norme cogenti. La provincia ha anche criticato il piano, affermando che limita la libertà di impresa e danneggia la gamma delle produzioni locali.
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