GROSSETO «L'agricoltura non può essere considerata a margine di un paesaggio bensì parte integrante e valore aggiunto dello stesso, né tantomeno legata a paletti e vincoli che ne limitano l'efficacia. Il settore ha bisogno di programmazione ed incentivazione attraverso politiche concertate tra gli enti. Al contrario, ad esserne danneggiato sarà proprio l'agricoltore, relegato a semplice "giardiniere", oltre all'economia del territorio». Questo è il pensiero di Enrico Rabazzi, presidente della Cia (Confederazione italiana agricoltura) di Grosseto e vicepresidente della Cia regionale che, nella sede di via Monterosa, ha presentato ieri un dossier realizzato con le altre delegazioni regionali in cui vengono riportate numerose osservazioni al Piano paesaggistico adottato a luglio dal consiglio regionale della Toscana. «Siamo d'accordo nel disporre di un piano paesaggistico continua Rabazzi che riteniamo uno strumento utile a patto che proponga e contenga delle idee e non distrugga o limiti l'agricoltura, senza considerare come questo atteggiamento rischi di portare alla chiusura delle aziende che vi lavorano con grave danno all'economia locale». Nei punti che interessano il territorio Maremma grossetana, Colline metallifere, Amiata e bassa Maremma il dossier rileva la mancanza di una vera programmazione di interventi degli organi regionali che invece si sono limitati a scrivere "no" in corrispondenza delle varie voci del piano. «Ci troviamo prosegue in una fase di concertazione con la Regione che fino ad oggi ha solo criticato senza dare suggerimenti mentre servirebbe una seria politica di programmazione. In Maremma l'agricoltura tradizionale non è più sufficiente neppure alla sussistenza, al contrario è quella moderna e specializzata a dover essere sostenuta». Il presidente Cia lancia un appello al Governatore Rossi affinchè si cambi orientamento in particolare sui vitigni, essenziali per l'economia maremmana ma ritenuti, nel piano elaborato dalla regione, dannosi per il paesaggio locale. In provincia di Grosseto ultima fonte, il censimento 2010 è proprio marcata la presenza di aziende dedite alla viticoltura (3.794 su una superficie di 7.471,03 ettari compelssivi), alle coltivazioni ortive (682 su 3.483,03 ettari) ed a quelle frutticole (1.503 su 2.329 ettari). «Sono d'accordo conclude Rabazzi a ristrutturare e creare nuovi vitigni, le cui scelte dovrebbero spettare all'imprenditore, piuttosto che abbatterli. Invece per la Regione Toscana rappresentano un problema di inquinamento ambientale, visto l'impiego di antiparassitari ma in provincia esiste un numero crescente di aziende biologiche che non ne fa uso. Anche la questione sul consumo dell'acqua in agricoltura potrebbe essere risolta attraverso l'installazione di invasi nei campi come recuperando e non abbandonando i terreni agricoli dismessi».
TOSCANA - Siamo contadini, non giardinieri
Il presidente della Cia di Grosseto, Enrico Rabazzi, ha presentato un dossier con le altre delegazioni regionali, in cui vengono riportate numerose osservazioni al Piano paesaggistico adottato dalla Toscana. Rabazzi sostiene che l'agricoltura non può essere considerata a margine del paesaggio, ma deve essere parte integrante e valore aggiunto dello stesso. Egli critica la Regione Toscana per non aver proposto una vera programmazione di interventi e per aver limitato l'agricoltura, che potrebbe essere sostenuta con politiche concertate. Il presidente Cia lancia un appello al Governatore Rossi per cambiare orientamento sui vitigni, essenziali per l'economia maremmana, ma ritenuti dannosi per il paesaggio locale.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo