UNA manager americana che vive a Londra, Alison Deighton, moglie del sottosegretario al Tesoro britannico, insieme con un broker del petrolio voleva tirare fuori qualcosa come 70 milioni di euro nel Salento, dove sei anni fa acquistò per 5,3 milioni trenta ettari a Sarparea, in quel di Sant'Isidoro, frazione di Nardò. L'idea era di costruire un resort a 5 stelle nel tacco del Belpaese spalancato al turismo mondiale. La storia la racconta l'Huffington post lunedì di questa settimana: «Troppa burocrazia, ce ne andiamo» spiegava la donna d'affari. Sul Corriere della sera diierifasaperein un'intervista rilasciata da un club privato all'ombra di Hyde Park a proposito dell'albergo diffuso tra le piante della famiglia delle oleacee, che «siamo fermi per colpa della Regione. Non credo sia un problema di corruzione. La cosa impressionante è il livello di disinteresse. Investire in Italia mette paura». E' a questo punto che Vendola perde la pazienza: confessa di non volere accettare «finte lezioni» da chi capita da queste parti dall'estero e immagina di essere perfino beatificato solo perché sventola quattrini in quantità industriale davanti agli occhi degli indigeni plaudenti, «non possiamo lamentarci un giorno per le ferite inferte al paesaggio e l'altro giorno del contrario», ha la sensazione di occuparsi di «una vicenda opaca ». Ecco perché, dice, «è bene che sia la procura della Repubblica di Lecce» a metterci il becco: «Per quanto ci riguarda, noi consegneremo ai magistrati un dossier» con tutte le esternazioni anglo-americane sull'oasi negata, per cominciare. «Non dobbiamo dimenticare che Nardò è la città di Renata Fonte ». Il capo dell'esecutivo fa nome e cognome dell'ex assessore neretino di 33 anni uccisa da due sicari nel 1984: in un film dedicato allaFonte, La posta in gioco, siipotizza che la ragazza eletta nelle file del Partito repubblicano fosse stata giustiziata perché voleva impedire speculazioni edilizie a Porto Selvaggio. Valeria Pellegrino, il legale leccese della Deighton, ascolta a distanza e trasecola: «Riferirsi alla Fonte, come fa il presidente, è un tentativo volgare e grottesco di intorbidire le acque. E costituisce la conferma di una sostanziale schizofrenia del governo Vendola in materia ambientale. Ha alternato momenti di rigore ingiustificato ad altri di comprensibile lassismo». Trent'anni più tardi, sarebbero soprattutto «le carte» a rivelare la verità dei fatti. «Carte che parlano da sole» quasi batte i pugni sul tavolo la Barbanente, «amareggiata » per l'attacco a freddo sferrato dal Regno Unito, dalla dolce e tenace lady D. «Io l'ho incontrata ben due volte e penso di essere stata molto garbata e chiara. Quel terreno risulta sì edificabile per il piano regolatore di Nardò. Ma dal 2001 chi vuole fabbricare deve rispettare il piano paesaggistico e ottenere, per questo, i "sì" della Regione e del ministero dei Beni culturali. Mibac che peraltro nel 2010 aveva espresso un parere negativo sul progetto» della discordia. Il "no" di lungomare Nazario Sauro è il colpo di grazia. «Avevamo trasmesso ai diretti interessati il cosiddetto avviso di diniego, ma non abbiamo mai ricevuto le contro-deduzioni. Né hanno mai chiesto di partecipare a una riunione tecnica con i funzionari dell'assessorato per entrare nel merito dell'architettura, come auspicato dalla signora Alison...». La matassa s'ingarbuglia. L'avvocato Pellegrino, ancora lei, ha l'aria stupita: «Non è vero. Io stessa ho scritto le contro-deduzioni, regolarmente protocollate dagli uffici regionali competenti il 3 dicembre 2012 che poi, il 27, ribadirono di "non condividere le motivazioni prospettate dal soggetto proponente nelle proprie osservazioni". Decidemmo così di ricorrere al Tar, che ci diede ragione. I giudici amministrativi annullano il parere negativo e rimettono la palla alla Regione». Aspettando la sentenza del Consiglio di Stato, a cui la stessa Regione fa appello. Scuote la testa, la Barbanente: «Non capisco come intendano valorizzare un uliveto secolare con decine di villette le cui fondazioni andrebbero a distruggere le radici degli alberi. L'altezza di queste villette, inoltre, sarebbe di sette metri e mezzo: come potrebbero essere più basse degli ulivi, che hanno una chioma di gran lunga inferiore? Il rapporto tra gli uliveti e il mare è uno dei caratteri identitari della Puglia: se lo mandiamo a farsi benedire, comprometteremmo lo sviluppo di questa terra». Vendola impugna il randello: «Io mi ribello a chi presenta come ecoturismo lo sradicamento degli ulivi, a chi compie un attentato nei confronti di un'area di pregio, a chi accusa inutilmente la burocrazia che blocca tutto. Una lottizzazione di 150mila metri cubi a ridosso della costa è sempre stata guardata come una preda dai cementificatori. Tutti sono tenuti a onorare le regole».