L'IMPERATORE che trasformò la città di mattoni in una metropoli di marmo aveva una passione smodata per i colori. E per la natura. Un magnifico, inedito pappagallo verde smeraldo è così spuntato fuori dai muri della casa privata di Augusto sul Palatino. Il pennuto chiacchierone scrollatosi di dosso decenni di polvere di vecchi scavi da giovedì 18 accoglierà i visitatori che, 20 alla volta, per 15 minuti, vedranno la dimora del primo principe di Roma. Come nessuno l'aveva mai vista (per le prenotazioni 06 39967700). «Casa di Augusto, casa di Augusto, ma in 40 anni di potere sai quante ne ha fatte di domus, Ottaviano, sul Palatino?» scherza la soprintendente Mariarosaria Barbera. L'archeologa ha coordinato un pool di colleghi, di architetti, di agronomi e tecnici, che, in due anni, hanno rinverdito i fasti delle case di Augusto e di Livia sul colle dei potenti. Permettendo di restaurare e aprire sale chiuse da anni. E di dare un tetto ad ambienti affrescati sottoposti, da un secolo circa, alle intemperie. Tre sono i punti del piano di tutela e valorizzazione dell'arte di augusto nel bimillenario della sua morte: le sue case; la dimora della moglie; il museo sul Palatino, rimesso a nuovo e potenziato di apparecchiature multimediali per aumentare l'appeal della sua collezione di marmi greci. LA CASA DELL'IMPERATRICE Dell'appartamento di Livia diviso da quelli del marito dal tempio di Apollo, costruito dal consorte ma ormai presente solo in pianta è possibile ora vedere per la prima volta la sala del Triclinio. Progettato e diretto da Cinzia Conti, che si è avvalsa del lavoro del Consorzio l'Officina, il golo del timpano dell'architettura dipinta. Ora sta di nuovo al muro per restituire allo spettatore insieme con le altre sale di rappresentanza della casa di Livia che, riaperte nel 2008, erano da quattro anni chiuse per problemi, di umidità, ai quali si è messo fine quella sensazione di giardino al coperto che, grazie agli affreschi, restauro della camera da pranzo è stato un lavoro di puzzle. I tecnici avevano per terra circa 500 pezzi di affreschi smontati. È rinata così la "Sala dei paesaggi sacri", così appellata per la presenza di una colonna cara a Diana che è speculare a quella, dedicata ad Apollo, nelle stanze di Augusto. Caduto e frammentario era anche il trian- aveva anche l'appena riaperta dimora ad Gallinas Albas (Prima Porta) della terza, e più amata, moglie di Ottaviano. LE CASE DEL PRINCIPE Alle stanze di Livia e a quelle di Augusto hanno lavorato, a vario titolo, molti esperti della Soprintendenza speciale ai Beni archeologici di Roma: da Lorenzo Catalli a Rosanna Frigeri, Da Giuseppe Morganti a Maria Grazia Filetici, da Cinzia Conti all'architetto Barbara Nazaro. Che è l'autrice del progetto di copertura dell'ala della casa di Augusto chiusa da sempre perché all'aperto. «Come tetto abbiamo tracciato una linea ideale che è quella degli scavi degli anni '60. E sopra vi abbiamo steso un materiale che ha il potere di confondersi con la terra: vista da lontano, questo "tetto" non lo noti». Sui fianchi degli appartamenti pubblici di Augusto ecco invece lastre di acciaio Corten, dal colore di ruggine. Ma con forature multiple da scheda elettronica. «L'abbiamo intesa come vibrazione per allentare la rigidità del metallo spiega Nazaro mentre saranno i cristalli, lungo le scale, a risarcire, in un gioco di suggestioni, ferite e feritoie lungo il muro che divideva lo spazio privato dell'imperatore da quello pubblico». IL "NUOVO" MUSEO Strettamente legato ai percorsi sul Palatino inseguendo le intricate fasi augustea, tiberiana, flavia è il museo sul colle. All'ampliamento e alla riqualificazione hanno lavorato Carlo Gasparri, Maria Antonietta Tomei, Giovanna Bandini, Anna De Santis, Ida Sciortino, Andrea Mandara. La novità maggiore è al piano terra: qui stanno allestendo postazioni video e computer per introdurre il visitatore alla visita del colle e del museo. «L'apparato didattico è tutto nuovo» annuncia Tomei. «Ma abbiamo anche messo maggiore ordine alle sale delle collezioni ». Una per ogni imperatore, con quella di Augusto dominata dal nuovo allestimento delle straordinarie lastre Campana in terracotta. Gasparri si coccola invece «un ritrovamento dell'ultima ora: è un marmo, credo asiatico, che replica una Afrodite già in nostro possesso. Era in un deposito e l'abbiamo appena restaurato». È magnifico. È miele per gli occhi dei visitatori. E pane per le penne degli studiosi.