«Il margine di discrezionalità è pressoché zero e chiunque facesse qualcosa in contrasto con le norme lo farebbe in palese violazione di legge» Esiste un secondo livello di lettura, nelle vicende che in questi giorni stanno attraversando la Sovrintendenza, e come spesso avviene, rischia di essere trascurato dalle polemiche e dalle rivendicazioni. Per rendersene conto, basta superare il cancello del palazzo di piazza Duomo, entrare e ritrovarsi nel cuore operativo dell'istituzione. Qui si muovono i meccanismi base del palazzo, tra quelle che per sintesi possono definirsi scartoffie e che nella realtà sono i gangli operativi del lavoro quotidiano di 270 dipendenti. Mentre le voci e le carte corrono da Siracusa a Palermo e viceversa, i 270 esaminano pratiche, picchettano sulle tastiere, lavorano. Alcuni da oltre un decennio, altri novelli, ma negli scorsi giorni in molti si sono detti d'accordo con una sorta di lettera aperta redatta da Ferdinando Messina, dipendente S. a. s della soprintendenza, un passato da amministratore e assessore comunale, che all'idea che i dipendenti, siano soltanto un ingranaggio non senziente non ci sta. «Ci dipingono quasi come delle bandiere al vento, pronte a esprimere pareri orientati a seconda di chi sta al vertice dell'ufficio. In questa maniera, si rischia di offuscare l'immagine della nostra professionalità, dipingendoci come eterodiretti oggi a favore di chi vorrebbe una sorta di immobilismo edilizio, domani di chi vuole costruire in maniera selvaggia». Le voci raccolte nei corridoi ai piani alti, l'altro ieri, mentre sotto montava da una parte la protesta ambientalista e dall'altra l'orgoglio per l'inizio dei lavori della tonnara di santa Panagia, parlano di operatori dell'unità operativa architettonica, paesaggio, bibliografica, storico artistica, che rivendicano la dignità dei loro ruoli nel rispetto e nell'onorabilità delle istituzioni che rappresentano. Riguardo alle polemiche, sottolineano come sia loro sia i vertici si muovono secondo il codice dei Beni Culturali, leggi nazionali e regionali in Sicilia, che regolano cosa sia possibile fare, e cosa no, attraverso il Piano paesaggistico e i vincoli. «Il margine di discrezionalità è pressoché zero - prosegue Messina - e chiunque facesse qualcosa in contrasto con queste norme lo farebbe in violazione di legge. Non è possibile alzarsi al mattino e agire in autonomia. Mettere in dubbio la professionalità di questi passaggi rischia di mettere in discussione il sistema Italia». I soprintendenti, a Siracusa, in pratica, costituiscono il terminale della filiera dei 270 dipendenti, che in questi giorni con forza stanno cercando di fare emergere l'indipendenza della loro figura, mettendosi di spalle al vento della disputa tra le fazioni in ballo, tenendosene fuori e -come uno di loro ha detto sollevando la testa dalla scrivania- «tirando avanti nel rispetto della legge e senza alcuna influenza». «E' cambiato il pilota», è il succo delle voci raccolte, ma «il motore, quello che quotidianamente si attiva, la cinghia di trasmissione che si dipana da stanza in stanza, il flusso di trazione delle attività resta attivo, cercando come sempre di mantenere l'aderenza totale alle norme e alle regole, senza subire rallentamenti o scossoni inutili». Lì, nelle stanze, l'eco degli applausi ambientalisti che hanno accolto ironici l'assessore regionale ai Beni culturali, Pina Furnari, è giunto ovattato - dicono - mentre si valutava, tra tavolo e tavolo, l'importanza di quei lavori iniziati alla Tonnara, la rivalutazione di una zona altrimenti votata al degrado, e che il neo sovrintendente Calogero Rizzuto si è trovato sul tavolo come primo biglietto da visita. 10092014