Per ulteriore documentazione consultate la sezione in primo piano: NUOVO GRAVISSIMO ALLARME - modifiche al ddl sulla competitività: la normativa in materia di tutela ambientale ed artistica è carta straccia Camera dei Deputati - 9 maggio 2005 LUANA ZANELLA (Misto - VU). Signor Presidente, la prima considerazione che vorrei svolgere, in relazione al provvedimento ambiziosamente definito «di sostegno alla competitività del nostro sistema economico», riguarda il ritardo con cui il Governo interviene, a fronte di una situazione di crisi, di ristagno economico, di perdita di competitività, di crollo di fiducia. L'opposizione non ha perso occasione di ribadire la necessità di un dibattito, di un confronto serio e approfondito in Parlamento, sullo stato della nostra economia, sui conti pubblici e sulle ricette, quelle passate e quelle presenti del Governo, con le quali il Governo stesso avrebbe dovuto e dovrebbe avviare il paese verso l'uscita dall'impasse ed operare un suo rilancio in termini economici, sociali e culturali. Questo provvedimento, in realtà, si presenta come niente di più e niente di meglio di una somma di norme eterogenee e contraddittorie, che con molta difficoltà produrranno quei benefici e quegli effetti sperati sull'economia, sollecitati da troppo tempo dalle organizzazioni sindacali e dal mondo imprenditoriale e promessi dal Governo. Sono norme parziali dietro le quali non vi è alcuna chiara strategia di sviluppo, inadatte a rispondere con efficacia alla progressiva perdita di competitività e di quote di mercato e al crescente impoverimento di sempre più vasti strati della popolazione a causa della continua, gravissima perdita di potere di acquisto dei redditi fissi, dei salari e delle pensioni. È un intervento abborracciato, inadeguato, che rischia perfino di bruciare e di compromettere le potenzialità di ripresa intrinseche presenti nel nostro sistema. La crisi che il nostro paese sta attraversando è sicuramente una delle più drammatiche degli ultimi decenni e con caratteristiche molto nuove e particolari. Si tratta di una situazione di crisi profonda cui sicuramente questo Governo non sa dare una risposta efficace. Il paese è fermo, il calo di fiducia nel sistema da parte delle imprese e delle famiglie è inarrestabile e ci troviamo di fronte all'assenza e alla mancanza di una guida. Dopo quattro anni del vostro Governo dovreste sicuramente assumervi le responsabilità, fare un bilancio, ripensare alle tante critiche e alle proposte alternative dell'opposizione e valutare le misure e le scelte che avete preso tagliando e creando discontinuità con tutto il sistema di sostegno economico e di incentivi del Governo precedente, che voi avete annullato sostituendolo con altri interventi la cui efficacia è sotto gli occhi di tutti. Siamo ormai in una situazione di vera e propria emergenza e, dal punto di vista finanziario, essa è gravissima e bisogna scegliere, discriminare e selezionare gli interventi, utilizzando al meglio le poche risorse disponibili - perché di questo si tratta - e dirigerle verso quei settori che possono essere davvero trainanti per la crescita complessiva del paese. Inoltre, incombe la minaccia della Commissione europea circa l'avvio di una procedura per il deficit eccessivo nei nostri confronti. Le ultime stime del Fondo monetario internazionale - per citare alcune cifre - valutano che la crescita del nostro prodotto interno lordo sarà dell'1,2 per cento, per salire, forse, al 2 per cento nel 2006. Le stesse previsioni del trimestrale di cassa sono tutte al ribasso e la crescita nell'anno in corso sarà pari all'1,2 per cento, mentre il deficit per il 2005 si attesterà tra il 2,9 e il 3,5 per cento del prodotto interno lordo. Il primo check-up piuttosto interessante e completo sullo stato della competitività in Italia è stato presentato in questi giorni dal centro studi della Confindustria. In tale relazione è messo fortemente in evidenza il fatto che il paese si trova in una piena fase di rallentamento e che, in alcuni casi, è addirittura tornato indietro di trent'anni. Inoltre, vi è l'allarme lanciato in queste ore dalla Corte dei conti, che ha denunciato la gravità dei conti pubblici e come negli ultimi cinque anni si sia verificato un preoccupante deterioramento strutturale della finanza pubblica. Quante volte lo abbiamo messo in evidenza nei confronti in Parlamento, nel corso del dibattito sulle finanziarie, sui DPEF e in altri momenti! In questo scenario è del tutto evidente l'insufficienza delle misure predisposte con questo decreto. Vorrei dire due parole sul Mezzogiorno e sulle aree depresse: nella disperazione di voler recuperare il consenso dopo il recente disastro elettorale, vi siete inventati di fatto un ministro per il Mezzogiorno con un'operazione di mera facciata. Il 19 aprile scorso l'onorevole Miccichè dichiarava: «Reputo perfettamente inutile un Ministero per il Mezzogiorno»; e ancora: «Credo che per il Mezzogiorno stare dentro il Ministero dell'economia sia un vantaggio, un senso e una logica. Fare le stesse cose che facciamo oggi fuori dal Ministero dell'economia sarebbe un colpo che il Mezzogiorno non gradirebbe per niente». Dopo pochi giorni nasce, con un'operazione di vero e proprio maquillage, il sedicente Ministero per lo sviluppo e la coesione territoriale, con a capo, guarda caso, Miccichè! Complimenti! È proprio un esempio di perfetta coerenza! Ma la realtà è dura! Al di là della propaganda, veniamo da quattro anni di politiche economiche e da quattro leggi finanziarie che hanno penalizzato il sud e le aree più deboli del nostro paese. In questi anni avete tagliato il fondo per i programmi di promozione imprenditoriale nelle aree depresse, gli interventi di agevolazione di attività produttive nel sud, il fondo per le aree sottoutilizzate. Chi si ricorda più della manovra correttiva del 2004, il decreto-legge n. 168, con il quale avete ridotto le risorse per la concessione del credito di imposta per le assunzioni effettuate nel sud del paese, così come le risorse per i contratti di programma ed i contratti d'area attraverso gli incentivi alle imprese? Vorrei capire con quale credibilità ora, tutto ad un tratto, vi proponete come i paladini del sud e della sua rinascita economica. Il risorto Tremonti ha dichiarato che per aiutare il meridione del paese bisognerebbe vendere le spiagge finanziando, così, strutture per il turismo di massa come aeroporti a quattro piste. Poi il neo ministro Micciché, che pensa bene di prendere le distanze dal suo collega, dichiara testualmente: ci vogliono le barche a vela, un turismo di qualità e ricco, servono campi da golf. Lo sa il ministro Micciché che per la semplice irrigazione di un medio campo da golf sono necessari 2 mila metri cubi di acqua al giorno? Ovvero, ogni 24 ore un campo da golf si beve la stessa quantità d'acqua consumata da un paese di 8 mila persone! Il ministro dove vuole mettere tali campi da golf? In un'area del paese che soffre di una perenne emergenza idrica! Non si ricorda che in alcuni comuni della sua Sicilia l'acqua arriva per tre ore al giorno una volta alla settimana? I previsti interventi per lo sviluppo infrastrutturale e per la riqualificazione delle aree urbane, che nella stesura mantengono una preoccupante ambiguità circa i reali destinatari delle risorse (solo i comuni delle aree utilizzate? Oppure chi?), sono finanziati con il fondo per le aree sottoutilizzate. Lo stesso programma per la diffusione delle tecnologie digitali da destinare alle aree depresse viene finanziato ancora una volta con le disponibilità del fondo per le aree sottoutilizzate. Altro che nuove risorse! Siamo di fronte a nient'altro che a un'indecorosa partita di giro. L'ambiguità deve essere assolutamente chiarita! In relazione alla previdenza complementare, come è stato sottolineato da più di un collega, sarebbero stati necessari ben altri interventi, sicuramente più incisivi. Molte questioni rimangono colpevolmente aperte, in particolare in relazione alla tassazione. Con questo decreto-legge assistiamo ad un grave colpo anche nei confronti della normativa su appalti e forniture. Grazie alle misure introdotte ora i commissari straordinari potranno agire in deroga ad ogni normativa per realizzare le grandi opere. Saltano, infatti, da parte dei medesimi commissari, gli obblighi di rispetto delle norme di salvaguardia, tutela dell'ambiente e del patrimonio previste attualmente. È grave anche la misura che modifica la risoluzione delle controversie in materia di contenzioso sugli appalti. Viene, di fatto, cancellata la camera arbitrale istituita presso l'autorità dei lavori pubblici visto che ne diventa facoltativo il ricorso. Tralasciamo l'indecoroso balletto sulla bancarotta fraudolenta in cui prima viene introdotta una riduzione di pena dai dieci ai sei anni - un autentico regalo ai bancarottieri - quindi, dopo poche ore, il Governo, molto imbarazzato, sconfessa i partiti della sua maggioranza e se stesso decidendo di riportare con un emendamento la pena a dieci anni. Tralasciamo, dunque, questo come altri episodi a cui abbiamo assistito. Sta di fatto che lo stato dei conti pubblici e l'incapacità della nostra economia di agganciarsi alla ripresa economica, che pur investe altri paesi, avrebbero richiesto innanzitutto un'analisi molto accurata e tempestiva, come ho già detto, dei nodi, delle strozzature e delle difficoltà, che attanagliano la vita economica dell'Italia. Poi ci sarebbe stata la necessità di un vero e proprio disegno strategico, di un'altra politica economica, di cui necessita appunto l'Italia. Un salto di qualità, una virata coraggiosa. Vanno destinate risorse per sostenere i redditi più bassi, i redditi fissi, i salari, le pensioni, e va ridotto il cuneo fiscale e contributivo, del quale tanto si parla, ma rispetto al quale non si adottano misure davvero definitive ed efficaci. Vi è poi il tema della ricerca. Abbiamo detto della necessità dell'innovazione e della ricerca, così come della formazione; tuttavia, risorse veramente adeguate non ci sono. Inoltre, è sullo sviluppo ecosostenibile e compatibile che dovrebbe esserci uno slancio particolare, perché mettere al centro la sostenibilità di processo e di prodotto dovrebbe essere la sfida, per un paese come il nostro, e la vera via alla modernizzazione e all'innovazione. Occorrerebbe investire nell'ambito del risparmio energetico, dell'efficienza energetica, dell'uso delle fonti alternative. È gravissimo che il Governo abbia sostenuto - come afferma in un'agenzia di stampa di oggi il viceministro delle attività produttive, Urso - le imprese italiane che hanno investito in centrali nucleari oltre confine (come l'ENEL in Slovacchia e prossimamente anche in Francia, o l'Ansaldo in Romania) e che pensi al rilancio del nucleare in Italia. È davvero desolante, così come ribadito anche dalle associazioni ambientaliste, segnatamente dal WWF, che questo provvedimento non contenga una sola norma sulla qualità ambientale e sullo sviluppo competitivo delle aziende, in relazione al contenimento delle emissioni clima-alteranti, in relazione alle produzioni pulite, così come al conseguimento degli obiettivi del Protocollo di Kyoto, e che invece preveda la super DIA (dichiarazione di inizio attività in edilizia), i commissari (super anche quelli!) per le autostrade, l'indebolimento delle tutele ambientali, l'utilizzazione impropria del patrimonio degli enti previdenziali per realizzare le infrastrutture in project financing ed altre misure, che appunto non fanno che compromettere la qualità dello sviluppo, oltre che lo sviluppo stesso. Per queste ed altre ragioni, che emergeranno nelle dichiarazioni di voto sulla presumibile questione di fiducia, che ormai sembra essere l'esito finale di questo provvedimento, il gruppo dei Verdi si dichiara profondamente contrario al medesimo.