Dopo 55 anni il "Tricorne" del genio del Novecento lascia il Four Seasons all'interno del Seagram Building. Verrà ricollocato in un museo newyorkese. Dal 1959 simbolo delle colazioni di lavoro tra vip, dai titolari della Casa Bianca al Dalai Lama e Madonna Il Tricorno di Picasso trasloca. L'opera del geniale artista iberico viene trasferito oggi dalla sua attuale ubicazione, il Four Seasons Restaurant del Seagram Buliding, per essere collocato in un museo, il New York Historical Society Museum and Library. L'operazione giunge all'epilogo di una disputa legale che ha visto la stessa soprintendenza al patrimonio artistico e culturale della mela dividersi sul da farsi. Dipinto nel 1919, "Le Tricorne" (o cappello a tre punte) è un'opera di grandi dimensioni - con 5,7 metri per 6 è verosimilmente il più grande Picasso che si trova nel Nordamerica - Dipinge il pubblico di una corrida che socializza a fine evento. L'opera era parte della scenografia che il grande artista realizzò per il balletto omonimo, El sombrero de tres picos, un'opera del compositore iberico Manuel de Falla, la cui versione definitiva andò in scena - con le scene dipinte dal maestro - per la prima volta nello stesso anno, a Madrid. L'opera è uno degli spot del Seagram, uno dei più iconici grattacieli della Mela, opera del grande Ludwig Mies van der Rohe, sin dalla sua stessa apertura, a fine anni Cinquanta. La sua presenza ha contribuito a fare del ristorante la quintessenza del luogo d'elezione per i pranzi tra i potenti e i vip planetari, dai presidenti Usa (il solo Nixon, tra quelli in carica dal 1959 a oggi non vi ha mai pranzato o cenato) a personalità del calibro del Dalai Lama o di Madonna. Quotato "appena" 1,6 milioni di dollari nel 2008, ben lontano dalle opere più considerate di Picasso, il Tricorno secondo molti esperti di architettura contribuisce in modo decisivo a creare l'atmosfera elegante, ariosa, luminosa e raffinata che hanno trasformato il Four Season, opera di Philip Johnson, l'architetto coautore del Seagram, nel "gold standard del design del ristorante contemporaneo", trasformandolo nello status symbol che è oggi. LE IMMAGINI I lavori sono cominciati ieri (nella tarda serata italiana). Coinvolti una quindicina di specialisti nella creazione di impalcature e piattaforme e "traslocatori" di opere d'arte. I primi hanno eretto un ponteggio alto circa 5,5 metri, per arrotolare il dipinto all'interno di uno speciale tubo da disegno, lungo 6 metri e di 60 cm di diametro, opportumente rinforzato e protetto da materiale espanso, come ha spiegato la presidente della Landmark Conservancy locale, Peg Breen. Alla fine l'opera, che pesa tra i 130 e i 225 chili, è stata depositata in una speciale "culla di acciaio" per essere trasportata con un autotreno al Williamstown Art Conservation Center, Massachusetts. Là subirà un delicato intervento di pulitura, con riparazioni di piccoli tagli e screpolature. Ci vorranno diverse settimane prima che il Tricorno venga riportato a New York e collocato nella sua nuova sede. Acquistato per 50mila dollari da Phyllis Lambert, figla del fondatore del Seagram, Samuel Bronfman, il dipinto aveva subito solo un piccolo intervento di restauro nella metà degli anni Settanta. Ma - curiosamente - alle origini del trasloco, è stato proprio l'intento di sottoporre l'opera a nuovi restauri, manifestato lo scorso autunno dalla RFR Holding, attuale proprietaria del Seagram, a creare la frizione. La Conservancy si è schierata contro la rimozione dalla parete, sostenendo che sarebbe stata distruttiva. Il tutto ha creato un piccolo scisma interno, dal momento che Aby Rosen, cofondatore di RFR, è anche un grande collezionista d'arte, nonché membro della Conservancy. A giugno l'accordo: RFR si sobbarca i costi e dona l'opera, la soprintendenza mette il knowhow per realizzare trasporto e restauro. Curiosità, in queste ultime ore, si respira aria da ultimo giorno di scuola. Il ristorante è prenotato più che mai, e l'opera è letteralmente presa d'assalto da un pubblico trasversale, con gli studenti d'arte che si mescolano ai vip, tutti a scattare gli immancabili selfie davanti al Picasso. C'è stata persino Vogue a realizzare un fotoservizio a tema con protagonista la rapper Iggy Azalea. "Ho sempre pensato che un ristorante sia qualcosa che non deve rimanere sempre uguale a se stesso - commenta con apparente filosofia il coproprietario Julian Niccolini - E infatti si cambia il menu tutti i giorni. Quando il dipinto non ci sarà più, arriverà altro. E sono sicuro che sarà spettacolare".