«Quell'albergo sta nel posto sbagliato: l'hanno tirato su davanti allo sbocco della foce di un torrente» scuote la testa Guglielmo Minervini. La foto della pensione bianca che affonda nel fango racconta più di tante parole quanto è disperata l'impresa di demonizzare gli scempi edilizi e con quanta disinvoltura va in scena l'illegalità o si ottengono «permessi da geometri e funzionari pubblici compiacenti» aveva detto l'altro giorno l'assessore della giunta Vendola puntando il dito contro «l'allegra incoscienza di chi chiude un occhio». Lo sconcerto e la rabbia. Un militare spiega che «mentre stavamo cercando di salvare dall'acqua alta il padrone di un campeggio, dall'altro lato della strada il padrone del campeggio accanto si è messo a urlare: "Lascialo morire! Ha violato talmente tante volte le regole orchestrando un abuso dietro l'altro, che se lo meriterebbe"». Accade a Peschici, dove si leccano le ferite dopo l'inondazione della piana che distrugge camping e lidi balneari. Mettendo in ginocchio l'industria delle vacanze. È vero, la bomba d'acqua di sabato mattina suona tanto minacciosa quanto imprevedibile. Se poi però la precipitazione in quantità industriale incontra lungo il tragitto dalla foresta Umbra al mare attraverso un paio di canali di scolo, case, hotel, attendamenti per turisti, parcheggi destinati alle roulotte, tutta roba costruita a uno sputo di metri dagli argini e a due passi dalla riva dell'Adriatico, il dramma è annunciato. Si tratta solo di una questione di tempo. Lo pensano tutti, questo. Non lo dice nessuno. Se non sottovoce. «Non è l'ora di mettersi a fare polemiche» avverte il sindaco, Francesco Tavaglione, che un po' tenta di spegnere il fuoco dei mormorii e un po' alza la voce: «Basta spendere soldi per gli imprevisti. In questi anni non è stato fatto nulla perché possa essere rallentato il flusso dell'acqua, venuta giù alla velocità di un proiettile. Né una serie di terrazzamenti, né un sistema per raccogliere i rovesci temporaleschi a monte». Manutenzione delle fiumare a parte: «Di quella dovrebbe occuparsi il consorzio di bonifica. Ma si rivela una missione impossibile perfino rimuovere la ghiaia dai greti, perché la soprintendenza non è d'accordo». Il fantasma dell'abusivismo, non può essere esorcizzato facilmente. Fa sapere da Roma il ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti, che stamattina sarà da queste parti: «Dobbiamo imparare tutti, dai cittadini ai Comuni, dalle Regioni allo Stato, a rispettare di più il nostro territorio». Un territorio «in alcune circostanze pesantemente violato» è l'opinione del capo della Protezione civile Franco Gabrielli, che alla prefettura di Foggia incontra i quattordici sindaci dei comuni colpiti dall'alluvione. Sarà dichiarato lo stato di emergenza. «Un territorio abusato» rilancia il governatore Nichi Vendola, che raggiunge la rinomata località balneare sfregiata dal maltempo: «Sì, ci sono costruzioni che impediscono il decorso naturale delle acque. Il mio esecutivo ha la coscienza a posto perché sono stati spesi tutti i quattrini che avevamo a disposizione per la lotta al dissesto idrogeologico. Adesso raschieremo il fondo del barile per salvare il Gargano, che è il cuore della Puglia. Ma questa deve essere l'occasione soprattutto per evitare la toppa sul buco. Siamo l'unica regione d'Italia che ha una legge per finanziare le amministrazioni comunali decise ad abbattere gli sgorbi di cemento». C'è ancora un disperso, Vincenzo Blex, 70 anni, che sembra sparito nel nulla. Quantificare i danni è, per ora, difficilissimo. Nessuno si sbilancia più di tanto. Vendola ipotizza una «cifra gigantesca». Intanto Elvira e Cristiano festeggiano: si sposano tra le macerie in una chiesa del centro storico con tanto di deroga concessa dalla diocesi perché la domenica non ci si può unire in matrimonio. La vita continua, nonostante tutto.