IL TEMPO stringe. La Soprintendenza preme perché gli ambienti siano liberati prima possibile. Sono in ballo 8 milioni di euro per restauro, adeguamento funzionale, recupero e valorizzazione del complesso. I lavori sono stati appaltati. Dovranno concludersi entro il 30 giugno 2015, pena la perdita dei finanziamenti. Sulla situazione hanno acceso i riflettori anche la Procura della Repubblica e i carabinieri del Nas. C'è un fascicolo di indagine nel quale si ipotizza l'occupazione abusiva, oltre che eventuali altri reati ai danni di chi vive in condizioni di grave precarietà. I migranti, dal canto loro, non hanno alcuna intenzione di andare via. Si tratta di rifugiati politici, che sono usciti dal Cara, ma sono costretti a restare in Italia perché non è ancora stato loro riconosciuto lo status di rifugiati politici. Per questo chiedono un tetto: non hanno alcuna intenzione di dormire per strada o nei giardini. L'amministrazione comunale ha cercato in tutti i modi di trovare soluzioni alternative sul territorio cittadino. Nessuna struttura di proprietà pubblica è però risultata idonea allo scopo. Di qui, la decisione del sindaco Antonio Decaro di rivolgersi al governo centrale. A questo punto, le strade percorribili sono due. Una struttura di proprietà statale o una soluzione d'emergenza. A Palazzo di Città non si esclude l'allestimento di una tendopoli. Rimane da vedere quale sarà l'area che potrebbe accoglierla. Il Comune vuole evitare problemi di ordine pubblico. Soprattutto intende salvaguardare i diritti dei migranti, ma anche fare di tutto per impedire che sfumi il recupero del complesso di Santa Chiara. Restituire quel contenitore alla pubblica fruizione è una priorità. ( r. lor.)