Un documento firmato dai Consorzi: caro Rossi, questo piano è da rifare La dichiarazione di guerra è stata firmata. I presidenti dei consorzi toscani del vino hanno sottoscritto ieri un documento che oggi sarà inviato al governatore Enrico Rossi per chiedergli di fermare quel Piano paesaggistico che, a loro avviso, rappresenta un ostacolo allo sviluppo della viticoltura. Dopo settimane di polemiche, la lettera firmata ieri mattina alla sede del consorzio Vino Chianti di viale Belfiore, a Firenze, rappresenta il primo atto formale dei produttori di vino contro il Pit. Vino Chianti, Chianti Classico-Gallo Nero, Brunello di Montalcino, Vernaccia di San Gimignano, Nobile di Montepulciano, Morellino di Scansano, Vino Orcia, in tutto una ventina di consorzi ha sottoscritto il testo che sarà diffuso oggi. Ma i contenuti sono noti: i viticoltori contestano il modello di agricoltura prospettato dal Pit, in quanto vecchio e non competitivo, perché contrasta con lo sviluppo economico e con la crescita dell'occupazione; il Piano, per i consorzi, è anacronistico visto che ignora il ruolo di regolazione del territorio compiuto dall'agricoltura per la tutela dal dissesto e per la conservazione della bellezza paesaggistica. Insomma, non basterebbe portare qualche modifica al Piano, servirebbe ripensarlo del tutto. Anche Confagricoltura, che rappresenta il 70 dei viticoltori toscani, si schiera contro il Piano voluto dall'assessore regionale al Paesaggio, Anna Marson. «C'è bisogno di un pit stop ha detto ieri il presidente regionale, Francesco Miari Fulcis ci troviamo di fronte a valutazioni anacronistiche, ad una visione bucolica dell'agricoltura, insostenibile sul piano economico, sociale, ambientale ma anche paesaggistico». Miari Fulcis, durante la conferenza stampa organizzata all'Accademia dei Georgofili, ha contestato il fatto che le oltre tremila pagine del Piano siano state elaborate per tre anni senza alcun confronto con gli agricoltori: «neanche sotto il fascismo». I toni hanno preso una piega pesante: per l'agricoltura toscana, secondo Miari Fulcis, è come essere «sotto attacco terroristico». Il presidente ha anche incalzato la Regione sul superamento della legge Galasso: il governatore Rossi aveva più volte ricordato che il Pit concedeva 200 mila ettari di boscaglia alle nuove coltivazioni; ma per Confagricoltura si tratta di un atto dovuto, imposto dal decreto 52012 del governo Monti. Ai Georgofili non c'erano anche esponenti del mondo dei vivai, della frutticoltura e degli allevamenti di pesca, tutti contrari al Pit. A esporsi, anche il presidente dei Georgofili, il climatologo Giampiero Maracchi: «L'agricoltura viene trattata da Cenerentola, ma produce 160 miliardi di ricchezza ha detto per dare i nuovi indirizzi sul paesaggio non servivano 3.000 pagine, ne bastavano tre». Dalla parte di Anna Marson, invece, sembra schierarsi l'ordine dei geologi della Toscana: «La programmazione territoriale è qualcosa di più di una mera elencazione di regole, che la sostenibilità delle scelte non può basarsi sulla tecnica del "proviamoci e vediamo se va"» ha commentato la presidente Maria Teresa Fagioli. Quindi, sì alle nuove vigne, ma in maniera sostenibile: «Servono scelte per evitare speculazioni che provocano disastri e dissesti ha aggiunto entro i sacri perimetri delle aree tutelate (dalle denominazioni di origine, ndr ), ogni fazzoletto di terra non messo a coltura appare sprecato, inutile, intollerabile. Sono di conseguenza necessarie politiche preventive per evitare che la spinta speculativa». E, ha concluso Fagioli, la stabilità dei materiali naturali, nella loro posizione originaria, è di solito maggiore di quella dei materiali spostati artificialmente, come nel caso dei grandi sbancamenti delle colline, fatti per piantare nuove vigne.