VERONA Il soprintendente ai Beni Archeologici del Veneto Vincenzo Tiné commenta la possibilità di coprire l'Arena: «Il Comune è libero di bandire un concorso, anche se si tratta di un puro esercizio teorico». VERONA Fuoco di critiche da parte del Pd veronese mentre Tosi conferma che l'idea di lanciare un bando per la copertura dell'Arena sta procedendo e prendendo concretezza. Ipotesi che Vincenzo D'Arienzo del Pd giudica valutabile come non più di una boutade invocando, nel caso di trattasse invece di una cosa seria, l'intervento del Consiglio Superiore dei Beni Culturali in merito al livello di tutela del monumento, «perché lasciarlo nelle mani di Tosi non è più possibile». L'idea della copertura è stata ribadita da Tosi anche alla luce dei cali di biglietteria dichiarati dalla Fondazione Arena in seguito a una stagione meteorologicamente disastrosa. Ma la posizione scettica e critica del soprintendente ai Beni Archeologici del Veneto Vincenzo Tiné sulla possibilità di una copertura anche temporanea dell'anfiteatro, viene ribadita con fermezza: «L'Arena non ha mai avuto una copertura, dunque questa ipotesi spiega Tiné resta archeologicamente, paesisticamente, esteticamente e storicamente non proponibile e sarebbe solo un inaccettabile falso storico. Ciononostante, come ho detto anche al sindaco Tosi, poiché la libera creatività è garantita, il Comune è libero di bandire un concorso, anche se io trovo che si tratti di un puro esercizio teorico, come tale legittimo. È vero che, come anche il sindaco Tosi ha detto, non sarebbe il primo caso, esistendo un precedente francese, ma in Italia e a Verona sarebbe il primo caso, e ogni situazione presenta le sue problematiche. Continuo a esprimere tutte le riserve del caso ed escludo che emergano soluzioni accettabili nel nostro contesto, nel quale non riesco nemmeno a figurarmi l'impatto visivo di una struttura di copertura». In merito a quale possa essere la posizione del ministero sull'argomento, Tiné risponde: «Credo che il ministero si potrà esprimere solo di fronte a un progetto concreto, anche se temo che il suo parere difficilmente potrebbe essere positivo». Ma ciò che soprattutto non va giù al soprintendente sono le motivazioni di una simile iniziativa, esprimendosi in linea con le motivazioni addotte anche da D'Arienzo: «Il discorso non è banale, ed è vero che si è manifestata attualmente la tendenza di coprire i monumenti al fine della loro conservazione. In astratto l'interrogativo ci può stare, anche riferito all'Arena. Ma qui è il discorso è posto in maniera funzionale agli spettacoli, e non alla conservazione del monumento, anche perché nel nostro caso, essendo la cavea moderna, le motivazioni di tutela di una copertura non sussistono nemmeno. Resta il fatto che non può essere l'esigenza di bottega a motivare l'assalto all'integrità culturale e estetica dell'Arena». Molto più possibilista, seppur scettico, il presidente dell'Ordine degli Architetti di Verona Arnaldo Toffali: «Il Comune di Verona ha chiesto a noi, come anche all'Ordine degli Ingegneri, la collaborazione alla stesura del bando che è in elaborazione. Da parte nostra volentieri collaboriamo perché è nella nostra filosofia favorire i concorsi in generale, anche se in questo caso nutriamo parecchie riserve. Il tema è molto interessante e stimolante, e da un concorso potrebbero emergere soluzioni inaspettate e originali. Ma tutto ciò ha un senso se la soprintendenza ritiene l'operazione in qualche modo fattibile, altrimenti è fatica sprecata». E nello specifico della fattibilità di una copertura, Toffali precisa: «Non abbiamo preconcetti di preclusione in assoluto, anche se ha poco senso trasformare uno spazio originariamente concepito per spettacoli all'aperto in un teatro chiuso, ma non escludiamo l'emergere di qualche soluzione geniale. Io mi auguro comunque che, se deve essere, sia un contesto a livello internazionale». Intanto sulla qualità della programmazione areniana è intervenuta anche la segretaria del Pd cittadino Orietta Salemi: «Dopo un Centenario zoppicante, Verona purtroppo si incammina senza convinzione anche verso il principale appuntamento del 2015: l'Expo di Milano. E' triste constatare che nell'agenda della Fondazione Arena non sia ancora previsto, almeno a nostra conoscenza, alcun investimento progettuale anche considerando che i teatri degli altri capoluoghi del Nord Italia hanno già cominciato ad arricchire i loro cartelloni e a promuovere la propria immagine con iniziative e proposte musicali e operistiche diversificate, per qualità e per target. E si profila il sospetto di un'altra grande occasione perduta».