Segre: l'apertura del Marzenego? Vedo solo disagio urbano VENEZIA Si potrà viaggiare all'interno di vecchie foto, rese vive e reali con l'uso del 3D, usare giganti touch screen come tablet, collegare lo smartphone a piattaforme interattive e visitare le sale del museo usando gli occhiali a realtà aumentata che daranno informazioni basandosi sullo sguardo del visitatore. M9, il museo del '900 avrà tre anime, che si mescoleranno, senza sovrapporsi. Quella del museo vero e proprio, dedicata alla storia del '900 (italiana e di Mestre), letta secondo una logica comparativa. Quella del mondo «innovation retail», ovvero i negozi e gli spazi di merchandising (e non solo) che troveranno spazio al suo interno senza «tradire» la logica museale. E la «smart city», che tra tethering di file, connessioni wifi free e veicoli elettrici a disposizione di tutti renderanno il «city district» dell'M9 come ormai è stato ribattezzato, più facile da vivere. «Ripercorreremo le trasformazioni del 900 perché se ne sta perdendo la memoria ha detto Guido Guerzoni, project manager dell'M9 . Mestre è stato un luogo cruciale per le trasformazioni di quel periodo. E vogliamo raccontarlo». All'interno dell'M9, nella parte museale, sono previste otto sezioni che racconteranno gli otto passaggi focali: i cambiamenti demografici, quelli delle istituzioni politiche, dell'economia e del lavoro, del paesaggio, degli stili di vita, delle scienze, della cultura e del mondo dell'istruzione e, infine, dell'identità italiana. Ogni passaggio svilupperà altri approfondimenti, con una precisazione. «Non sarà un museo tradizionale dice Guerzoni né come esposizione né come supporti». A raccontare la storia del '900, ci saranno soprattutto grandi schermi video o cilindri per la focalizzazione del suono. Pochi «oggetti» reali e un percorso fortemente sensoriale. «Anche la tecnologia e questa sua evoluzione è parte dei cambiamenti dell'ultimo secolo e quindi sarà fondamentale dice Valerio Zingarelli, ingegnere che ha curato la parte tecnologica sarà un museo multimediale, fatto di realtà elaborate e interattive». Una visita ai quattro piani porterà dal presente (il pianoterra con auditorium e mediateca) attraverso il passato (le sale del secondo e terzo piano) al futuro (l'ultimo piano con le esposizioni temporanee). Poi, appena fuori, i negozi. Ci saranno spazi commerciali dedicati alla moda e al design, alle nuove forme di artigianato dei makers, ovviamente al food, ma anche un talet garden, uno spazio gestito dai giovani. Tutto «condito» da vetrine con ologrammi e camerini in cui si potrà cambiare d'abito con un click. «Anche su questo fronte sarà un luogo pensato per essere riconoscibile dice Paolo Lucchetta, architetto supervisore dell'area retail non sarà un centro commerciale». «E' un opera vitale, che richiamerà il pensiero su Mestre spiega Giuliano Segre, presidente della Fondazione Venezia e darà la risposta che la città aspetta per rinascere, che ancora non c'è stata. La riapertura del Marzenego? E' solo un richiamo ad impianti antichi che non rappresentano in alcun modo la realtà attuale. Non vedo la ragione per una scelta del genere, vedo solo il disagio urbano».