Il «ritorno al passato» dell'Accademia Carrara passa dalle cornici. I telai finiscono di essere considerati elementi secondari e in vista della riapertura sono finiti al centro di un certosino lavoro di recupero. È partita la caccia, fra test di compatibilità con le opere e magazzini passati al setaccio, agli originali o comunque ai più antichi disponibili. Il nuovo allestimento prevede soprattutto un restauro dei supporti dorati con motivo di palme dell'allestimento di inizio '800. Quadri, quadri. Quadri su più file, a tappezzare una parete dopo l'altra, inclusi gli spazi sopra le porte. Poi, ancora: divani, cassettiere e tavolini. Cornici dal sapore dannunziano, inserti di velluto rosso. Era una Carrara opulenta, quella allestita da Corrado Ricci. Correva l'anno 1912 e per la prima volta, in ossequio a un criterio cronologico e non più di appartenenza, nelle sale della pinacoteca si mescolavano i capolavori delle collezioni Carrara, Lochis e Morelli. Quarant'anni più tardi, il contrappasso. Gli arredi spariscono, i muri si spogliano, le decorazioni vengono limitate all'osso, le opere esposte in teche e cornicette che sono un omaggio al razionalismo: è il 1955 e questa impostazione la ricordano tutti, non perché fosse la migliore ma perché è l'ultima conosciuta. La Carrara delle vetrinette resiste infatti fino al 2008, quando l'amministrazione comunale chiude il palazzo per sottoporlo a restauri. Un'operazione titanica: doveva durare due anni, si prolunga da sei. Oggi si vede la luce alla fine del tunnel e nel 2015 (si spera per l'Expo) la pinacoteca restituita alla città riserverà sorprese. Tornano visibili le collezioni, con opere restaurate, riapre i battenti un palazzo a cui mai era stata messa mano così radicalmente, ma non solo. La Nuova Carrara ha una storia da raccontare anche attraverso dettagli interni solo apparentemente secondari. Come le cornici. Perché la pinacoteca dice addio a teche e profilini, grazie a un lavoro certosino che riannoda i fili con il passato. «Le opere saranno esposte, dove possibile, con le loro cornici originarie o, comunque, con le più antiche a disposizione», spiega Giovanni Valagussa, conservatore della Carrara. Ritrovare le cornici più antiche. Sbaglia chi pensa a un viaggio in magazzino e pronti, via: legato il quadro al suo supporto. Per risalire all'abbinamento è stata necessaria una sorta di caccia al tesoro, un passaggio al setaccio di registri polverosi dove ogni pezzo era catalogato anche in cinque modi differenti, basati sull'archivio di un curatore, sui numeri delle singole collezioni e così via. Per rimettere ordine sono stati necessari due anni buoni e qualcosa di equiparabile a un test del dna di ogni pezzo, nel senso che una cornice nasce per uno e un solo quadro. L'impresa era identificarne le caratteristiche, capire dove (e se) fosse conservata, di allestimento in allestimento. Questi ultimi sono infatti diversi e, nella storia, hanno dato della pinacoteca immagini diverse, un po' come una stessa persona con abiti differenti. Se a fine '700 si immagina che il conte Carrara avesse optato per strutture nere e sottili, per risaltare i capolavori sulle pareti della prima galleria, nel 1835 vengono commissionate cornici dorate, con palmette in rilievo, che ancora oggi sono lo «stile Carrara» per gli artigiani della città. Con l'acquisizione della collezione Morelli, a fine '800, s'impone la moda degli intagli neorinascimentali, mentre nel 1912 Ricci organizza la pinacoteca come fosse una casa-museo (da qui il mobilio, le pareti affollate) e scegliendo telai con inserti in velluto. Tutti i capolavori vengono adeguati al contesto, di volta in volta. Nel 1955, la reazione: «Lo stile pulito, d'ispirazione razionalista, diventa preponderante, sulle pareti stanno meno opere, più in risalto», spiega Valagussa, che ha lavorato di persona alla ricerca «scientifica» delle cornici originarie. Questo è il periodo delle teche. Oggi si sceglie di riportare alla luce un pezzo di storia, puntando all'interno di un allestimento tutto nuovo sui supporti più antichi, originari o ricostruiti in base alle testimonianze. Il ritratto di Lionello d'Este di Pisanello, a Mosca, è stato ammirato con una cornice di gusto neoclassico. Dove possibile, in un centinaio di casi, sono state restaurate quelle in stile «Carrara». Ritrovarle sarà una sorpresa, in questo nuovo m useo che guarda (anche) al passato.
Bergamo. Carrara, Accademia da incorniciare
La pinacoteca dell'Accademia Carrara di Firenze è stata oggetto di un lungo e complesso restauro. Il nuovo allestimento prevede la ripristino delle cornici originali, che erano state considerate secondarie e spesso sostituite con teche e profilini. Il restauro è stato possibile grazie a una caccia al tesoro, durante la quale sono stati identificati e restaurati i supporti dorati con motivo di palme. Le cornici più antiche sono state riannodate con le opere, dove possibile, con le loro cornici originarie o con le più antiche a disposizione. Il nuovo allestimento prevede di esporre le opere in file, con quadri su più file, e di aggiungere altri elementi, come divani e cassettiere.
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