Colpisce il tono di voce, prima ancora dei concetti: deluso e dispiaciuto, basso basso. È evidente che non sono concetti pronunciati a cuor leggero, e che il presidente della Fondazione museo della Shoah, Leone Paserman, parli con un certo dolore: «È chiaro che stanno strumentalizzando i sopravvissuti, con cinismo». «Ho accettato l'incarico di presidente della Fondazione perché credevo nel progetto che mi era stato sottoposto. Ma se invece adesso si tratta di illudere i sopravvissuti, di vendere loro un sogno, allora, come ho già scritto al presidente Riccardo Pacifici, io non ci sto...». Leone Paserman esordisce dicendo che non vuole «rilasciare interviste». Poi però accetta di raccontare al Corriere il suo stato d'animo e il suo punto di vista alla vigilia del Consiglio della comunità ebraica, che con ogni probabilità voterà stasera secondo fonti interne alla comunità per il Museo della Shoah all'Eur. Presidente, cosa pensa della nuova ipotesi del museo all'Eur? «Sinceramente non so neanche se abbiano fatto l'accordo. Nessuno mi ha invitato neanche a vedere i locali. Ma sanno almeno quant'è complessa la normativa sulla sicurezza per i musei?». Come la normativa sulla sicurezza? «Scusi ma stanno dicendo che il nuovo museo sarà pronto per il settantesimo anniversario della liberazione di Auschwitz, a gennaio. Peccato che per allestire una nuova sede devono essere messi a norma i locali, poi c'è l'allestimento, e in ogni caso il tempo necessario è superiore, un museo non si allestisce in quattro mesi». Quindi la sua sensazione è che... «A me dispiacciono due cose. Che nessuno mi abbia informato, come ho già detto. E anche che stanno strumentalizzando i sopravvissuti, cinicamente, perché promettere di aprire un museo in quattro mesi... Comunque, io da presidente della Fondazione recepirò le indicazioni del Consiglio...». Quali che siano? «Sia chiaro: perché anche l'Eur può andare bene. Ma deve trattarsi di un impegno serio e fattibile». Magari una sede provvisoria? «In Italia non c'è niente di più definitivo delle cose provvisorie... Se si tratta di allestire una mostra è un conto. Ma per una sede del museo, anche se provvisoria, i tempi non credo proprio siano tanto stretti». Quindi lei è pronto a lasciare l'incarico alla Fondazione? «Cosa vuole, ho 75 anni e nessuna ambizione personale. Io spero che il progetto sia serio e fattibile, ma se non lo so sarà non avrò alcuna difficoltà a farmi da parte».