II Giappone e Genova. Il Paese della tradizione e della modernità, dove la secolare cerimonia del tè convive con l'alta tecnologia più esasperata, e la città portuale e dell'acciaio dove chiese e palazzi traboccano di Van Dyck e Rubens. Antico e moderno, storia e futuro sembrano - «sono», anche - il collante principale tra il Giappone e Genova, che da qualche settimana sta celebrando il Sol Levante con quattro grandi mostre, coordinate da Gian Carlo Calza e raggruppate sotto il titolo «Giappone. L'arte del mutamento» (fino al 21 agosto a Palazzo Ducale e al museo «Edoardo Chiossone»). È il primo di tre anni che Genova dedicherà al Giappone: un ponte tra due continenti, due culture solo apparentemente distanti nello spazio e nel tempo. Ma c'è di più. Perché il legame tra Genova e il Giappone è ben più antico e saldo. Data addirittura dal 1875, quando un giovane e brillante incisore di Arenzano, Edoardo Chiossone, fu nominato direttore della divisione incisoria dell'Officina carte e valori di Tokio e divenne di fatto il «padre» dell'immagine del Giappone moderno dell'epoca Meiji voluto dall'imperatore Mutsuhito. Alla sua morte, nel 1898, Chiossone donò a Genova la sua vastissima collezione di armi, armature, bronzi, stampe e dipinti. La prima delle quattro mostre («Immagini del mondo fluttuante») è costituita proprio da una selezione delle migliaia di capolavori Ukiyoe del museo Chiossone curata dalla direttrice Donatella Failla: xilografie colorate con varie tecniche che vanno dal XVII al XEX secolo e costituiscono uno straordinario affresco di vita, società e costume. Il viaggio nel Giappone antico e moderno prosegue con «Avvolti nel mito. Tessuti e costumi tra Settecento e Novecento dalla collezione Montgomery»: abiti, bandiere, tessuti d'arredamento e persi-no bardature da cavallo che ci restituiscono un Giappone «quotidiano» ma non per questo meno prezioso e artistico. Disegni, tecniche di ricamo e di decorazione, tessuti e soggetti sono lo specchio di un'epoca e di una società che seppe coniugare la praticità con la tradizione: dalle giacche dei pompieri e dei pescatori alle coperte dei contadini, agli abiti delle donne del popolo e della borghesia. I sotterranei di Palazzo Ducale ospitano la terza mostra. «Manifesti d'artista 1955-2005» è un viaggio strepitoso nel Giappone d'oggi visto attraverso un'espressione artistica che dell' Ukiyoe ha conservato lo spirito e centuplicato le possibilità. Il concetto di «manifesto» che in Occidente si ricollega alla pubblicità commerciale o culturale, in Giappone è il mezzo ma anche il fine del lavoro di un artista: dal commercio - anche qui - all'avvenimento sportivo o di spettacolo, ma anche multipli d'autore. Dopo la storia, la cultura, l'arte e il «quotidiano», la quarta e ultima mostra del 2005 ci porta nell'incubo. Due date - 6 e 9 agosto 1945 - due nomi, Hiroshima e Nagasaki. Fotografie, molte delle quali inedite o comunque rimaste nascoste per anni, che passano dalla pietà al dramma, dall'orrore alla speranza. Tra queste, quelle scattate da Yosuke Yamahata, il primo fotografo a entrare a Nagasaki il giorno dopo il bombardamento . Molti dei personaggi ritratti - l'infermiera, la giovane mamma che allatta, il soldato, la contadina che striscia tra le macerie e tanti altri - hanno un nome e una storia, che è quella del Giappone di ieri e di oggi: sospeso tra la guerra, la sconfitta e la volontà di rinascita e di riscatto.