Franceschini annuncia per il 2015 la riapertura dell'Anfiteatro che ospiterà una stagione non solo lirica Bohème il 18 settembre e la Carmen il 20 al Teatro Grande non sono che l'inizio di una serie di eventi artistici eccezionali che si susseguiranno tra la fine dell'anno in corso e il prossimo: infatti, il 14 agosto del 2015, ci sarà la riapertura dell'Anfiteatro di Pompei, dove andrà in scena l'Aida di Verdi. Interessate a venire a Pompei star mondiali del calibro di Andrea Bocelli, Placido Domingo, Jonas Kaufman, Paul McCartney ed Elton John. «Il recupero della grande arena avverrà grazie a finanziamenti privati annunzia soddisfatto il Soprintendente Massimo Osanna - Avremo uno studio sull'agibilità della struttura da 20 mila posti, dove 2 mila anni fa combattevano i gladiatori e che nel '74 fu scelto per il concerto dei Pink Floyd senza spettatori, commissionato all'architetto Paolo Portoghesi». Quello della sinergia pubblico privata rappresenta un modello di intervento nella tutela e valorizzazione dei beni culturali senza alcun dubbio vincente, soprattutto oggi che la scarsezza di capitali statali impedisce altrimenti di investire in modo adeguato: i risultati positivi si sono visti a Ercolano così come al Colosseo a Roma. Ma senza dover attendere la prossima estate, napoletani e turisti avranno già nei prossimi giorni l'irripetibile opportunità di assistere a due spettacoli eccezionali: giovedì 18, a metà della prossima settimana quindi, le musiche della Bohème pucciniana, suonate dall'orchestra del teatro Bellini di Catania diretta dal maestro Alberto Veronesi, si diffonderanno nell'area degli Scavi: l'opera sarà interpretata dal tenore Vittorio Grigolo che impersonerà Rodolfo,dal soprano Maria Canfora nel ruolo di Musetta e dalla colombiana Amalia Avilan nei panni di Mimì. Appena due giorni dopo sabato 20, il Balletto del Sud con coreografie di Fredy Franzutti, metterà in scena la Carmen di Bizet. «Spettacoli ammonisce il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini che tutto il mondo vorrebbe poter ammirare in uno scenario incomparabile come quello dell'antica Pompei». E l'esponente governativo coglie al balzo l'occasione per lanciare un formidabile assist alla Campania, «la regione italiana con le maggiori potenzialità turistiche connesse all'archeologia, perché è qui che, oltre Pompei, ci sono Paestum, Ercolano e numerose altre realtà meno conosciute ma altrettanto belle». «Si pensi solo conclude Franceschini alla ferrovia secondaria che prevede fermate a Pompei come a Paestum, la quale potrebbe diventare una linea turistica al servizio di queste località». L'assessore regionale al Turismo Pasquale Sommese, presente alla conferenza stampa al Mibac, gongola soddisfatto. Primi, interessanti sprazzi di luci dopo il lunghissimo periodo di buio che ha caratterizzato il sito archeologico più noto al mondo, testimoniati anche dalla presenze record degli ultimi giorni: il 6 settembre scorso ben 20.815 persone hanno visitato Pompei, sfruttando anche l'opportunità di poter entrare gratuitamente nella prima domenica di ogni mese nei musei e nei beni culturali di proprietà dello Stato. Che i primi risultati si comincino finalmente a vedere lo si deduce anche dai numeri che il ministero dei Beni Culturali snocciola in merito all'attuazione del Grande Progetto Pompei, finanziato con 105 milioni tra fondi europei e pubblici, statali e regionali: 11 cantieri aperti, di cui 2 conclusi, in corso le attività di collaudo, un dodicesimo cantiere sui sistemi informativi già avviato, così come richiesto anche dall'Unesco. 5 gare in corso, una assegnata provvisoriamente pochi giorni fa. Non è ancora un primo bilancio, ma almeno, dopo il susseguirsi di crolli, disastri di varia natura, inchieste della magistratura e chi più ne ha più ne metta, si comincia a voltar pagina. Certo, c'è ancora tanto, anzi moltissimo da fare. A cominciare dalla infrastrutturazione dell'area esterna agli scavi, dove manca tutto. A partire dagli alberghi, per cui i turisti che vanno a visitare Pompei non possono che essere annoverati tra quelli del «mordi e fuggi». L'assessore comunale della cittadina ricorda con amarezza come l'Albergo del Rosario, ben 300 stanze, di proprietà della Chiesa, sia chiuso da anni senza alcun motivo. Così come altre strutture ricettive pur presenti in zona giacciono nel più completo abbandono. Ombre e luci si alternano inesorabilmente quando si parla di Pompei.