Il Cristo ligneo attribuito a Michelangelo, sequestrato dal 1 marzo 2012 presso la cassetta di sicurezza C073 aperta presso la Euro commercial bank di San Marino e prudenzialmente assicurato per 50 milioni, anche se la sua inoppugnabile originalità ne sancirebbe un valore inestimabile, potrebbe tornare nelle mani di chi reclama di essere il legittimo proprietario, Angelo Boccardelli. Le accuse di riciclaggio ed esportazione clandestina dell'opera, ipotizzate a San Marino, proprio nei confronti di Boccardelli e del titolare della cassetta, Giorgio Hugo Balestrieri, potrebbero infatti cadere grazie alle prove portate sul Titano da parte della difesa dei due indagati. La strada per la riconsegna, comunque, non appare breve, visto che i colpi di scena, a distanza di oltre due anni dal sequestro e a cinque dalla prima indagine, si susseguono. I due indagati. Il primo, Boccardelli, già primo segretario del conte Giacomo Maria Ugolini, ambasciatore della Repubblica di San Marino in Giordania e in Egitto e rappresentante della Gran Loggia dell'Oriente, morto nel gennaio 2006, è attualmente detenuto a Terni per concorso esterno in associazione mafiosa (ma il processo a suo carico, come è in grado di rivelare il sole24ore.com ripartirà dall'appello, dopo l'annullamento e il rinvio ad altra sezione a Reggio Calabria da parte della Cassazione e per questo si veda l'altro articolo). Il secondo, Balestrieri, ex capitano della Marina Militare, ex ufficiale Nato, tessera 2191 nella P2 di Licio Gelli, sospettato da alcuni magistrati di essere stato un agente dei servizi segreti americani in Italia e precisamente in Calabria, dal 1981 risiede a New York. Per la giustizia italiana è latitante dal 2009 ma nessuno sembra cercarlo anche se di lui c'è un mandato di cattura europeo e una richiesta di estradizione spedita agli Usa, come conferma al sole24ore.com la Procura della Repubblica di Reggio Calabria che nel 2009 ne stralciò la posizione (dunque per lui il procedimento è pendente, così come l'ordine di custodia cautelare). Curioso (a dir poco) è che il suo nome venne inserito nella banca dati dei latitanti solo dopo che la Dna si accorse della sua assenza nell'elenco, a seguito di un'intervista che Balestrieri rilasciò al Tg1 il 10 febbraio 2011. La Procura di Torino passa la mano All'indagine di San Marino fa da contraltare in Italia un'analoga e contraria accusa di esportazione illecita di opera d'arte, ancora nei confronti di Boccardelli e sempre in concorso con Balestrieri, sulla base della quale l'allora sostituto procuratore di Torino Giuseppe Ferrando, attualmente capo della Procura di Ivrea (ora sostituito dalla pm Gabriella Viglione, che a sua volta sta per lasciare Torino per diventare procuratore aggiunto a Cuneo) ordinò il sequestro del Cristo ligneo, rimandato al mittente da San Marino che fece prevalere la propria competenza. Anche qui c'è un colpo di scena: la Procura di Torino si sta spogliando dell'indagine e passerà tra pochi giorni il fascicolo alla Procura di Rimini, perché competente per territorio quanto all'eventuale esportazione clandestina dell'opera. A Rimini si dovrà ricominciare tutto daccapo (con il rischio prescrizione incombente). Qui San Marino A San Marino l'ipotesi accusatoria suffragata da alcune testimonianze raccolte dai magistrati è che il Crocifisso, dopo il 2009, sia uscito e rientrato dal Titano senza le necessarie autorizzazioni. Secondo Boccardelli, però, che sul punto ha affrontato due interrogatori, di cui uno con l'ex Commissario sammarinese della legge Rita Vannucci (alla quale è subentrata da circa un anno il collega Alberto Buriani) il Crocifisso, dopo essere arrivato a San Marino non è mai uscito. La rogatoria sammarinese chiedeva anche un raffronto fotografico tra l'opera che si trova a San Marino e quella periziata, nel 1979, dal sovraintendente dell'Opificio delle Pietre dure di Firenze, Umberto Baldini (deceduto il 16 agosto 2006), che la riteneva riferibile a Michelangelo. Per non saper né leggere né scrivere, la Commissione per la tutela dei monumenti e le opere d'arte di San Marino, su richiesta del Commissario della legge, ha dichiarato il Cristo ligneo di interesse nazionale, ragione per la quale è praticamente certo che l'opera non sarà mai restituita all'Italia che, come detto, sta indagando per l'ipotesi di esportazione illecita. Non va inoltre dimenticato che sul Titano (così come verosimilmente in Italia dove lo Stato non ha mai rivendicato prelazioni) il reato di esportazione illecita sarebbe comunque prescritto e dunque, addio sogni di rientro in Italia se non a seguito di una fratricida guerra nelle aule nazionali e internazionali dei Tribunali. Continue anomalie Va ricordato, comunque, che secondo le ricostruzioni degli investigatori e degli inquirenti sul Titano, non fu mai chiesta alcuna autorizzazione all'importazione a San Marino e, fatto strano, a distanza di circa due anni, l'ex Commissario della legge Rita Vannucci, che sostenne nel 2011 per rogatoria l'interrogatorio con Boccardelli in Italia, non ha mai ricevuto la trascrizione del verbale. Non è del resto l'unica anomalia sull'asse Roma-San Marino-Beirut. Il commissario Rita Vannucci, che lascia in eredità circa 10 faldoni di indagine al suo successore Buriani, si mise in contatto a Beirut con il Patriarcato Melchita di Costantinopoli per appurare fino in fondo perché mai fosse stato consegnato il Crocefisso ma non ha mai avuto una risposta ufficiale. Così come l'Opificio delle Pietre dure di Firenze, che nel 1979 aveva periziato l'opera, non ha mai risposto (seppur richiesto) al Commissario della legge sammarinese sul fatto che il Cristo periziato nel 1979 e quello nella cassetta di sicurezza fossero lo stesso prezioso oggetto. San Marino, però, non chiese solo all'Opificio fiorentino di fare chiarezza sul punto. Visto che sul Titano (che non ha reparti specifici a disposizione) una perizia sarebbe costata non meno di 300mila euro, nel marzo 2012 fu chiesto al Comando Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale di inventariare, catalogare e periziare il contenuto della cassetta che, oltre al Cristo, conteneva anche bozzetti, schizzi e disegni a prima vista attribuibili ancora a Michelangelo, Raffaello, Klimt, Matisse. A oltre due anni di distanza, anche in questo caso, nessuna risposta è giunta sul Titano. Il bandolo della matassa Per provare a tirare il bandolo della complicatissima matassa si è obbligati a partire dalla certezza, sostenuta dalla difesa dei due indagati (rappresentata dall'avvocato Francesco Ciabattoni del foro di Ascoli Piceno), che l'opera, un Cristo in legno di 40,2 centimetri, era in costante possesso di Boccardelli dal 5 settembre 1979, allorché il Patriarca Melchita di Costantinopoli Maximos V la consegnò al conte Ugolini, per farla sfuggire ai bombardamenti ai quali era sottoposto in quel periodo il monastero di Ain-Traz (Libano) nel quale era custodito. Il Conte Ugolini, con carta intestata dell'Ambasciata d'Italia a Beirut, il 31 luglio 1979 assicurò il Patriarcato che l'opera, «forse di artista italiano del Rinascimento», secondo la legislazione italiana poteva, senza alcuna difficoltà, «essere temporaneamente importata per ragioni di studio e restauro». Il Cristo venne poi tenuto principalmente in una cassaforte a Villa Vecchia di Monte Porzio Catone, vicino Frascati (Roma). Per usucapione, dunque, sostiene la difesa nella memoria spedita a San Marino e Torino, il bene è stato del conte Ugolini e poi di Boccardelli, suo erede, come provato dal testamento olografo originale rinvenuto a sorpresa nella stessa cassetta di sicurezza. L'opera, dunque, è rimasta in Italia fino al 2009 ma poiPoi la "fuga" verso San Marino la cui ricostruzione viene fatta, in un interrogatorio reso il 19 aprile 2013 al pm Ferrando nel carcere di Viterbo, dallo stesso Boccardelli. Il Cristo nel bagagliaio Dopo aver ricordato che poco dopo la stipulazione del preliminare del contratto d'affitto per nove anni dei due rami di azienda "ristorazione" e "albergo" di Villa Vecchia «emerse che l'interessato all'acquisto era tale Rocco Molè di Gioia Tauro, persona legata a cosche malavitose locali» e dopo «pesantissime minacce e la sottoscrizione di un contratto di affitto a zero euro», alla luce delle ripetute e gravi minacce ricevute da ignoti, «in relazione proprio ad un possibile furto della statua, decidemmo di portare il Cristo a San Marino. Ricordo in particolare che mi telefonò la segretaria dell'Università Lateranense, molto allarmata e molto preoccupata per le minacce di cui ho detto. Insieme a Balestrieri decidemmo d'urgenza di effettuare il trasporto a San Marino. Ci recammo in macchina. Il Cristo era custodito in una scatola nel bagagliaio. Non ho richiesto nessuna autorizzazione a questa esportazione perché non ritenevo fosse necessario. Non ci ho proprio pensato in quanto la cosa principale che mi premeva in quel momento era salvare il Michelangelo. Al posto di frontiera non mi è stato chiesto nulla in quanto ero molto conosciuto ed in particolare non mi è stato chiesto se avevo qualcosa da dichiarareCi siamo subito recati presso la banca dove Balestrieri ha aperto la cassetta e abbiamo depositato il Cristo». Da lì non si sarebbe mai mosso, come lo stesso Boccardelli dirà all'ex commissario sammarinese Vannucci (che però aveva ricevuto e messo a verbale anche dichiarazioni in senso contrario), anche perché, prosegue invece lo stesso Boccardelli nel suo interrogatorio con il pm Ferrando, «nel dicembre 2009 sono stato arrestato su misura cautelare della Procura di Palmi e non ho avuto più contatti con Balestrieri per cui nulla ho più saputo con riferimento alla custodia del Cristo presso la cassetta di sicurezza di San Marino». Dunque nessuna esibizione della statuetta nell'abitazione privata sammarinese del Conte Ugolini, nessuna mostra in preparazione nel Belgio o prelievi e riconsegne dell'oggetto da parte di agenti della security, come pure qualcuno ha dichiarato alle autorità giudiziarie. E nessuna ipotesi di riciclaggio, secondo la difesa, visto che l'opera è stata prima del Patriarca Melchita, poi del Conte Ugolini e infine dell'erede Boccardelli, senza che nel frattempo alcuno abbia mia rivendicato la proprietà e senza (finora), la prova di provenienza illecita dell'opera, che è sempre stata esposta al pubblico, trattata in studi e conferenze, descritta in articoli pubblicati sui media. L'autenticazione di Pfeiffer I colpi di scena di questa intricatissima vicenda non finiscono mai. Molto si è discusso in questi anni dell'autenticità dell'opera, soprattutto quando si scoprì che l'ex ministro Alfredo Biondi, nel 2008, aveva acquistato, per 3,2 milioni, una statuetta lignea raffigurante un Cristo, dapprima attribuita a Michelangelo e poi rivelatasi «un clamoroso falso, che pur tuttavia venne esposta in Parlamento e in altre autorevolissime sedi», dichiara l'avvocato Ciabattoni. Il 19 giugno 2012, negli uffici della Gendarmeria di San Marino, viene sentito come persona informata dei fatti il professor Heinrich Wilhelm Pfeiffer, professore emerito presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma, nella quale insegna Storia dell'arte cristiana e beni culturali della Chiesa. E' uno dei maggiori esperti al mondo delle opere di Michelangelo e a verbale, quel giorno fa mettere che «nel marzo 1999 ho potuto constatare personalmente la perfetta anatomia della scultura e, per la prima volta, ho visto un crocefisso ligneo lavorato come un unico pezzo poiché in precedenza avevo visto solo sculture di Cristo in legno con le braccia lavorate a parte e inserite sul corpo successivamente. Inoltre, toccandolo con le mani, ho potuto constatare un certo ritmo tra convessi e concavi della superficie, caratteristica di tutte le opere di Michelangelo». E dunque la frase finale tanto attesa: «Dopo aver esaminato con cura il Cristo non avevo più dubbi sull'appartenenza dell'opera al Michelangelo». Bene dell'umanità Se il bene tornerà nelle mani di Boccardelli, il Cristo attribuibile a Michelangelo Buonarroti, secondo quanto disposto il 6 dicembre 2011 da Balestrieri nella procura speciale affidata all'avvocato Ciabattoni presso la sede consolare generale italiana di New York, «come meraviglia del mondo e bene dell'umanità non dovrà mai e non potrà mai essere venduta ma solo essere messa a disposizione di esperti e studiosinonché di cittadini anche per continuare gli studi su Michelangelo attraverso esposizioni anche stabili previste in locali idonei della Repubblica di San Marino, nello Stato Città del Vaticano e nel Comune di Ascoli Piceno». Non resta che attendere gli sviluppi e altri colpi di scena, che non mancheranno, anche perché una domanda su tutte sorge: se la proprietà è davvero di Boccardelli, perché mai a dettare le regole per l'esposizione è Balestrieri?