Chi ha lavorato senza luce, chi ha privilegiato i visitatori del museo, chi le statue e i dipinti «Proseguendo nella politica di aprire la Pinacoteca di Brera alle forme artistiche contemporanee di cui la fotografia è parte, la Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici di Milano, accogliendo un'idea di Luca Carrà, ha proposto a sette fotografi, di orientamento e generazioni diverse, di ritrarne gli spazi museali». Questo, con il linguaggio ufficiale dei comunicati stampa, il progetto che ha affidato a sette fotografi, con esperienze e linguaggi diversi, l'incarico di creare un dialogo tra passato e presente, di raccontare in libertà narrativa uno dei gioielli di Milano. La Pinacoteca è stata creata nel 1776, per volontà di Maria Teresa d'Austria, con lo scopo di raccogliere e conservare opere d'arte che servissero da strumento didattico per gli studenti della contigua Accademia. Progetto ambizioso, continuato poi da Napoleone che ne ha fatto il museo rimodellato dal Piermarini che conosciamo oggi. Così, in una logica di continuità con la storica relazione che dall'inizio del secolo scorso ha più volte avvicinato arte del passato e fotografia, la Pinacoteca per mesi si è offerta, notte e giorno, all'indagine dei fotografi. Ognuno ha creato un proprio itinerario poetico, ha dato vita a un esercizio dello sguardo all'interno delle sale, davanti a dipinti e sculture. Luca Carrà ha dedicato la sua attenzione alle grandi statue del cortile d'onore, quasi una riflessione sulla percezione visiva che nasce dal contrasto tra l'opera scultorea e il bianco degli sfondi. Mario Cresci ha cercato, tra i dipinti, i ritratti di personaggi che guardassero direttamente lo spettatore: «Li ho estrapolati dal contesto», dice, «li ho immersi in una luce azzurrata e ho creato undici ritratti di persone emblematiche della loro epoca». Paola Di Bello ha dedicato la sua attenzione ai lavoratori del museo e ai visitatori, creando una sorta di gentile e acuto catalogo di comportamenti. Mario Dondero ha esercitato la sua curiosità sui visitatori del museo e sull'opera dei restauratori alle prese con un dipinto di Tiziano o la statua di bronzo di «Napoleone come Marte pacificatore». Per Carlo Orsi si è trattato di un ritorno a casa: «Sono nato a 30 metri dalla Pinacoteca», racconta, «e ho cominciato a frequentarla che avevo i calzoni corti». Il suo tema è il tempo, sette giorni, nei quali ha percorso chilometri nei corridoi osservando i visitatori, in attesa che qualche evento si producesse. Giovanni Ricci ha restituito dignità classica agli spazi museali. Annalisa Sonzogni ha fotografato di notte, a luci spente, senza visitatori, ed è riuscita ad instaurare un dialogo intenso con gli spazi e a restituire loro una vita diversa. La mostra (curata da Sandrina Bandera, Cecilia Ghibaudi e Giorgio Zanchetti) è stata allestita dall'architetto Alessandra Quarto che ha creato un itinerario che percorre l'intera Pinacoteca. Inaugurazione domani in via Brera 28 dalle 18 alle 20 (ingr. gratuito). Dal 10 il biglietto costerà 9 e , ridotto 6. Il catalogo è edito da Skira.