«La Regione Toscana vuole riportarci agli anni del Dopoguerra, quando nelle campagne si faceva la fame. Ma davvero sognano il ritorno dei mezzadri con tre filari di viti, un olivo e due mucche?»: Fabrizio Bindocci, presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino, guida la rivolta contro il Piano paesaggistico della Toscana. Con lui gli altri presidenti dei vignaioli toscani (Bolgheri, Chianti, Chianti classico, Cortona, Morellino di Scansano, Nobile di Montepulciano...), i vivaisti e i cavatori. Mercoledì a Firenze si incontreranno per decidere le contromosse. Linea dura: «C'è poco da modificare, quel piano va cancellato, non modificato. In linea di principio siamo per il dialogo spiega Bindocci . Ma ho scritto da dieci giorni al governatore Enrico Rossi, e neppure mi ha risposto». Rossi parla di un Piano di «raccomandazioni». I produttori sono convinti che i limiti alla sostituzione di vecchi filari e al riammodernamento delle cantine provochino un danno alla terra conosciuta in tutto il mondo per i suoi vini. «Il Piano dicono i vignaioli è fondato su principi sbagliati». E indicano l'articolo 18 del malloppo di 3.000 pagine, approvato a luglio e che dovrà ottenere il via libera definitivo ad ottobre: il territorio è un bene comune, al di là di chi possiede le terre e i beni immobili. L'idea è che la monocultura, in alcune zone, abbia cambiato radicalmente il paesaggio, alterando l'equilibrio del passato. Bindocci porta ad esempio la sua zona, dichiarata nel 2004, assieme alla Val d'Orcia, patrimonio dell'umanità dall'Unesco, come è accaduto poche settimane fa a Langhe, Monferrato e Roero, in Piemonte. A Montalcino ci sono 24 mila ettari di superficie, 12 mila a bosco, 3.600 a vigneto, il rimanente per ulivi, altre colture e pascoli. «Ma come si fa a dire che i vigneti sono troppi? si arrabbia Bindocci . Dicono che inquinano? Abbiamo analisi che dimostrano che non è vero: non c'è inquinamento né da concimi né da antiparassitari. Il rischio smottamenti? Ma i contadini sono le sentinelle del territorio, lo controllano e lo tutelano. Pensate che una polemica simile potrebbe nascere in Francia, riferita a Champagne, Bordeaux e Borgogna?». Bindocci è convinto che la ricchezza e la fama del sistema Brunello abbiano preservato la bellezza delle colline. «Come nel Chianti e nel resto della Toscana sostiene le nostre sono campagne curate e pulite. Invece il Piano sostiene che bisogna tornare ai pascoli degli anni Cinquanta e vieta persino di reimpiantare i cipressi. Ma non si chiamavano cipressi toscani?».
Toscana. L'ira dei vignaioli, accusati di inquinare
La Regione Toscana sta lavorando su un Piano paesaggistico che prevede limiti alla sostituzione di vecchi filari di viti e al riammodernamento delle cantine. I produttori di vino, guidati dal presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino, Fabrizio Bindocci, si oppongono a questo piano, affermando che è fondato su principi sbagliati e che altererebbe il paesaggio toscano. I vignaioli sostengono che la monocultura non ha cambiato il paesaggio e che i contadini sono le sentinelle del territorio che lo controllano e lo tutelano. Si incontreranno a Firenze per decidere le contromosse e hanno una linea dura: il piano va cancellato, non modificato.
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