«La prima volta, ho visto la Villa Gregoriana di Tivoli da giovane; e ricordo che m'era piaciuta moltissimo. Poi, ci sono tornata una quindicina d'anni fa: la puzza di fogna, i cespugli, una rovina; ne ero rimasta orripilata», racconta Giulia Maria Crespi, presidente del Fai: il Fondo Ambiente Italiano, che, dopo un anno di completo restauro, riapre un luogo mitico dell'antichità, e dalla cui rovina (per uno smottamento), Gregorio XVI Cappellari, bellunese, «evidentemente più illuminato che tanti altri governanti, volle realizzare un parco per tutta la popolazione». Devia l'Aniene, crea una cascata alta oltre cento metri; nasce un eccezionale bene naturalistico ed artistico (in cima, una acropoli, con due templi del II secolo), un teatro naturale a strapiombo sulla valle, un baratro di 120 metri. Giulia Maria Crespi, Villa Gregoriana se l'è regalata per i 30 anni. No, non suoi: quelli del Fai, da lei creato sulla falsariga del National Trust inglese; «ma loro, ormai, sono un'istituzione: amministrano 300 ville e castelli, mille ettari, centinaia di chilometri di coste intatte». Un bel regalo, no? «Mica l'unico; c'è anche l'acquisizione di un bene favoloso, tra Lazio e Toscana, che non posso ancora annunciare perché non abbiamo definito tutti gli sponsor in grado di aiutarci nel recupero e nella valorizzazione». Due regali così, riescono a renderla felice? «Felice? Direi piuttosto imbufalita. Ma non ha visto cosa è successo al Senato? Hanno reintrodotto il silenzio-assenso; voltato completamente gabbana; subordinato allo "sviluppo", ai grandi progetti, i Beni culturali e ambientali. Ma quale sviluppo può esserci, se rinunciamo a difendere il nostro patrimonio che ci rende unici al mondo, poiché esso stesso è unico? Anzi: unico, fragilissimo ed irripetibile». Ma quanto resta del Belpaese, corre gravi rischi? «Gravissimi. Vogliono fare pozzi di petrolio nella Valle di Noto: l'autostrada maremmana, quando basta raddoppiare un tratto dell'Aurelia: abbattono alberi per costruire delle funivie nel Gran Sasso e in Piemonte. Io non sono contro lo sviluppo; ma dev'essere uno sviluppo compatibile». Torniamo a Villa Gregoriana, che lo Stato ha affidato al Fai: gratuitamente, con una concessione, immagino. «Gratuitamente, proprio no; anzi, si fa pagare. Come si fa pagare la Sardegna per la concessione, vicino a Palau, delle Batterie. Talmone, dove stiamo per iniziare i lavori; invece, non si fa pagare la Sicilia per un'area bellissima, vicina alla Valle dei Templi di Agrigento». Ma, mi scusi: a Villa Gregoriana voi avete eseguito i restauri, e lo Stato pretende che anche paghiate? «E' così; 12 anni di concessione, e speriamo di poterli poi prolungare, i restauri compiuti grazie ad Unicredit che ci ha subito, è quasi un gioco di parole, creduto; e la gioia di restituire al pubblico un luogo stupendo, che da decenni era però chiuso perché in rovina, abbandonato. E ci abbiamo impiegato solamente un anno: correndo, senza burocrazie». Ma come mai voi del Fai, da Milano, siete giunti a Roma? «Villa Gregoriana ci fu suggerita da Italo Insolera, di Italia nostra, tantissimi anni fa. Ma, all'inizio, io avevo paura. Poi, invece, scopro che. al di fuori dalla politica, abbiamo lavorato bene, benissimo, e con tutti». Eppure, non riesce ad essere contenta. «Bisogna essere coerenti. Scegliere un modello di sviluppo e perseguirlo; non saranno cento hotel per cinesi e altri chilometri d'autostrade a fare il bene del nostro Paese; ma un turismo di qualità, per un'Italia preziosa. Il turismo d'arte è il solo a non andare in crisi; genera indotto. Non si devono accettare continue marce indietro. Per favore, lo scriva: chiedo al ministro Buttiglione, come primo atto, che s'opponga a questi colpi di mano. Nella mente di chi ci governa, deve entrare come una priorità assoluta l'impegno per il nostro patrimonio culturale; chiunque sia chi ci governi. Deve scriverlo; mi promette che lo scrive?». Perché "lady Fai" è fatta proprio così, e non demorde mai.