E' stato un lunedì di paura quello vissuto a Fiumefreddo per i continui roghi e le fiamme altissime che si sono sprigionate nell'area della riserva orientata che ha riguardato, in particolare, la zona B della pre-riserva in contrada Pianotta. L'immenso rogo, che sicuramente ha origini dolose, è ascrivibile ad un atto criminale che ha messo a dura prova l'ecosistema ed il suo habitat naturale. In paese oggi era un continuo commento sui gravi danni d'immagine procurati, anche se può affermare che sono stati danneggiati circa dieci ettari di proprietà, con piantagioni di eucalipto, pioppo e salice bianco. Nella discussione in piazza il dito era puntato contro i bracconieri, ma nessuno esclude che sono atti di "squilibrati" che, per pura vendetta, hanno procurato un danno incalcolabile. Il fuoco ha lambito alcune abitazioni, cinque famiglie sono state fatte evacuare ed hanno rischiato anche alcuni stabilimenti balneari posizionati nell'arenile di San Marco. Va tenuta in debita considerazione che l'area di Pianotta è stata segnalata, anche attraverso articoli pubblicati dalla nostra testata, alla SOPRINTENDENZA ai Beni culturali di Catania perché nella zona sono stati rinvenuti resti di epoca romana. Abbiamo contattato il dirigente della Provincia regionale di Catania responsabile di Parchi e riserve, Gaetano Torrisi, che ci ha dichiarato: «L'ente gestore ha realizzato tutte le precauzioni, non avendo responsabilità sulle proprietà private, e mai negato ai titolari delle aree agricoli di realizzare fasce tagliafuoco». A seguito di solleciti della Provincia, l'anno scorso la SOPRINTENDENZA ai Beni culturali di Catania ha avviato il procedimento per dichiarare l'area in questione di interesse archeologico. Sempre a dire del Torrisi «la realtà, purtroppo, è quella che ancora oggi non si ha un senso compiuto dei valori dei beni comuni e il ruolo svolto dalle pubbliche istituzioni». «Ne è esempio - conclude Torrisi - la recente chiusura con cancelli e sbarra della strada interpoderale che delimita la riserva in contrada Pianotta vietando, di fatto, una puntuale vigilanza pubblica». L'ente gestore della riserva ha già chiesto al Comune di Calatabiano la rimozione delle platee in cemento armato, presenti nell'agro di Pianotta, con conseguente ripristino dei luoghi. Angelo Vecchio Ruggeri 04092014