LA FONDAZIONE Petruzzelli un «luogo ingovernabile»? Il sindaco Antonio Decaro, presidente dell'ente lirico sinfonico, resta di stucco dinanzi alle parole del soprintendente Massimo Biscardi e ne prende le distanze. «Fortunatamente oggi non rilevo alcun problema. Quanto è successo nel passato è una questione che, adesso, non mi riguarda. Preferisco guardare al futuro del Petruzzelli, invece, e al suo rilancio. L'abbiamo finanziato proprio per questo, da un lato per non determinare un problema di bilancio e dall'altro per rilanciarlo». In che modo? «In questi giorni sono impegnato, insieme con l'assessore Silvio Maselli, a incontrare privati perché sostengano le attività della Fondazione, grazie anche alla facilitazioni introdotte dal decreto Franceschini che prevede sgravi fiscali del 65 per cento per chi interviene attraverso un contributo. Un mese fa abbiamo approvato il nuovo statuto, già trasmesso a Roma, e lì ho voluto che vi fosse inserito la possibilità che il presidente potesse essere una persona diversa dal sindaco, proprio al fine che se ne occupi qualcuno con più tempo a disposizione». Si è messo già alla ricerca del presidente? «Sentiremo sia la Regione che il Ministero per individuare una figura di alto profilo che possa proiettare il Petruzzelli, così come merita, anche fuori i confini nazionali». Ha già qualche idea in proposito? «Ho incontrato i dirigenti del Ministero e il sindaco di Firenze, Dario Nardella, mio caro amico, e abbiamo intenzione di aprire collaborazioni fra il Petruzzelli e il Maggio musicale fiorentino. Ci sono già degli allestimenti di Zeffirelli che il Maggio musicale fiorentino ci metterà a disposizione. Non solo. Sempre in questo senso, ho dialogato con il sovrintendente del Teatro dell'Opera di Roma, Carlo Fuortes, e presto incontrerò il sindaco Marino. Quando dico che ci sarà un presidente diverso per il Petruzzelli non vuol certo dire che me ne laverò le mani». Fra le sue osservazioni Biscardi ha accusato che «il voler imitare i grandi teatri d'opera ha fatto sì che quattro bilanci annuali su cinque, nell'ultimo quinquennio, si chiudessero in deficit». Che ne dice? «Dico che la Fondazione Petruzzelli è la meno finanziata d'Italia, mentre Bari ha invece diritto a una programmazione teatrale al pari delle altre città. Perché la nostra è la città più importante del Sud e abbiamo un brand, un marchio, che è quello del Petruzzelli, che ha proiettato nel passato l'immagine di Bari sulla ribalta internazionale. È mia intenzione che Bari riacquisti, attraverso il Petruzzelli, la dimensione che le spetta. Ma è ovvio che se lo Stato non finanzia e i soci non mantengono gli impegni presi, com'è accaduto nel passato, diventa impossibile mantenere la programmazione e avere il bilancio in pareggio». Cambierà qualcosa con la fine della Provincia? «Ho chiesto nello Statuto di conservare tra i soci della Fondazione al Provincia, pro- prio perché voglio che con la costituzione della città metropolitana il Petruzzelli sia patrimonio dei 41 Comuni che la compongono ». Ma come aggirare il problema del sottofi-nanziamento? «Attraverso il piano che abbiamo approvato in consiglio di amministrazione e presentato al ministero per i Beni culturali riceveremo un finanziamento di cinque milioni di euro. E poi confido realmente nel sostegno dei privati. Li stiamo incontrando ripeto e posso anticipare che c'è curiosità rispetto all'opportunità introdotta dal ministro Franceschini degli sgravi al 65 per cento». Sindaco, si è messo alla caccia di sponsor? «No, stiamo chiedendo un intervento concreto, un contributo annuale, per il rilancio del Petruzzelli». Nessuna indiscrezione sulla tipologia dei potenziali investitori? «Siamo partiti dal mondo finanziario: abbiamo cominciato con le banche e, ripeto, siamo fiduciosi in virtù della disponibilità e dell'interesse raccolti». Fatto sta che sempre Biscardi ha invocato l'opportunità di un codice etico per la Fondazione. «E per quale motivo? Non sto rilevando alcun problema, né mi giungono segnali negativi dal Petruzzelli». Sindaco, pensa che si tratti di uno strumento inutile? «Basta il rispetto del codice e delle leggi, non serve certo un codice etico. Ma, beninteso, se il soprintendente dovesse ravvisarne la necessità e proporlo in sede di consiglio di amministrazione non sarà certo il Comune di Bari ad opporvisi. È pur vero che lo stesso sovrintendente l'ho incontrato più volte e, finora, non mi ha rappresentato alcuna emergenza tale da giustificare il ricorso a un codice etico». Mentre del regolamento per la concessione in affitto del politeama che ne pensa? «Uno strumento utile, senza dubbio, perché è necessario che ci siano regole e condizioni uguali per tutti. Ma presto la città riavrà a disposizione anche diversi altri contenitori. Penso al nostro teatro comunale Piccinni, in primo luogo, che è in corso di restauro, come pure al palcoscenico del Kursaal Santalucia, il cui recupero sarà presto avviato. E penso al teatro Margherita, naturalmente, che vogliamo restituire alla città e completarne al più presto il recupero del foyer. In tal senso abbiamo avviato un dialogo con la Sovrintendenza e chiesto al Ministero per i beni culturali un finanziamento di cinque milioni di euro, rispetto al quale siamo in attesa di risposta. Ma anche su questo mi direi fiducioso, visto che non è solo il sindaco di Bari a pensare che la nostra sia la città più importante del Mezzogiorno».