IL REGISTA PREMIO OSCAR "È UN LUOGO DELLA CULTURA" «È SUCCESSO in piazza San Lorenzo in Lucina, è successo per il Metropolitan: ora non accada di nuovo per il Cinema America. Quella sala deve continuare a vivere». Paolo Sorrentino, regista premio Oscar per la "Grande Bellezza", all'America occupato c'è stato diverse volte. «Ma questo è irrilevante si schermisce in quel luogo, al di là di tutto, i ragazzi che in questi due anni hanno portato avanti l'occupazione hanno svolto un'attività eroica». Ora, invece, arriva uno sgombero a sorpresa. «Sì, e ha tutta l'aria di essere un'azione anacronistica, che per di più fa insospettire. Quasi che si voglia dare a quella sala una gestione diversa ». Il ministro Dario Franceschini ha già annunciato un vincolo che, dice, è già in vigore. «Sì, ma manca ancora la formalizzazione ». Teme che lo sgombero di ieri possa ribaltare la decisione dei Beni culturali? «La paura è che l'America faccia la fine del Metropolitan, o del cinema in San Lorenzo in Lucina: anche lì doveva essere mantenuta la destinazione a sala cinematografica. E invece hanno fatto finta di rispettare un vincolo ma in realtà lo si è aggirato. E ora al posto del cinema ci sono noti marchi di moda. E questo lo trovo gravissimo. È come se andassi ai Musei Capitolini per vendere magliette, scarpe e borse. Un cinema è un luogo della cultura e dev'essere trattato come un museo. Per questo l'esempio dell'America non va perso». Perché? «Perché nel momento in cui, i cinema chiudono e se ne auspica una riapertura nei centri delle città, i ragazzi dell'America questa operazione l'hanno fatta per davvero. E io la giudico un'azione eroica». Con lo sgombero si perderà tutto questo? «Spero proprio di no. Fatti salvi gli interessi della proprietà, quella sala deve restare così com'è, senza perdere la sostanza e possibilmente mantenendo la stessa programmazione portata avanti dai ragazzi ». Quella di cinema d'essai? «Già in questi anni lo è stato e ha funzionato: sono riusciti a far sopravvivere quel luogo, con quel tipo di spettacoli, così come tutti noi del settore auspichiamo da tempo. Per altro, si sono sempre detti disponibili a farsi da parte, nel momento in cui fossero arrivate rassicurazioni sul mantenimento della destinazione d'uso. In questo modo non veniva nemmeno replicato lo schema del teatro Valle dove sembrava che non si riuscisse ad andare avanti proprio per le discussioni sul tema della gestione della sala». Come mai si è avvicinato all'esperienza del cinema America? «Conosco i ragazzi e in questi anni ho apprezzato come si sono mossi. Lì sono stato qualche volta e ho percepito anche il successo della loro iniziativa. Sono riusciti a coinvolgere il quartiere, ad avvicinare molti giovani al cinema. Ora bisogna continuare. Quella struttura va conservata, senza dimenticare il valore architettonico di quel luogo». ( m. fv.)