Il primo a lanciare la polemica è Bruno Ceretto uno dei famosi e storici produttori di Langa: «È una questione di paesaggio ma non solo. Quando 15 anni fa, facevamo 6 milioni di bottiglie di Barolo lo vendevamo più facilmente che adesso che ne facciamo 13 milioni. E il fatturato non è aumentato molto. Se tornasse qualche centinaio di ettari di bosco sarebbe un beneficio perché renderebbe le nostre colline più varie, ma ne avremmo vantaggi anche dal punto di vista commerciale. Oggi il 50 per cento della produzione è anche buona ma viene venduta a prezzi bassi. Per ritornare alla normalità 6 o 7 milioni di bottiglie l'anno sarebbero la quantità giusta». «Non sono le troppe vigne, sono troppi i capannoni costruiti più o meno ovunque che hanno devastato il nostro panorama vitivinicolo rilancia l'assessore regionale all'agricoltura Giorgio Ferrero Dovremmo fare un piano per abbattere alcune strutture edilizie che in passato sono state concesse con i piani regolatori. La vedi dall'aereo la distruzione del paesaggio piemontese: ogni comune ha voluto costruire la sua piccola area industriale. E spesso oggi molti capannoni sono anche abbandonati. Quando sorvoli Germania o Francia la situazione è molto diversa ». «È possibile recuperare territorio abbattendo qualcosa o nascondendolo. Qualche esempio c'è già Se volessimo stanziare qualche milione per la bellezza della nostra regione dovremmo fare un intervento del genere». Pietro Ratti, presidente del Consorzio del Barolo, oltre che noto produttore ricorda però che il riconoscimento dell'Unesco «Non ce l'hanno dato per i cipressi o i campi di grano ma per i vigneti. E la caratteristica dei nostri vigneti è il "girapoggio", la vigna che gira lungo le colline esiste da secoli ed è solo nostra. No, io non vedo impianti da togliere, eccesso di vigneti. Se 13 milioni di bottiglie non si riescono a vendere sono tante, ma se si vendono sono giuste. Sta ai produttori autoregolarsi. Anzi mentre in Toscana a Montalcino hanno bloccato qualsiasi nuovo impianto di vigne noi ne concediamo dieci ettari l'anno per i giovani che vogliono cominciare». Quanto ai capannoni per Ratti «Il problema sono quelli vuoti, e sono tanti. Vanno camuffati, risistemati. Una rottamazione degli edifici è una bella idea». L'idea di usare soldi pubblici per abbattere i capannoni che rovinano il paesaggio piace poco a un altro grande barolista come Roberto Voerzio di La Morra: «Il denaro per buttarli giù lo chiedere prima agli amministratori che li hanno lasciati costruire negli anni e hanno consentito speculazioni immobiliari. E a quelli che ci hanno guadagnato. Battere cassa sempre e solo a Roma è troppo facile e poi di questi tempi ti riderebbero anche dietro». Quanto al paesaggio «Piuttosto che troppe vigne direi che c'è troppo vino cattivo. Perché si fa troppa uva è il vino è mediocre. Se si facesse vino solo di alta qualità la produzione scenderebbe del 30 per cento e il problema mercato non esisterebbe più. Che poi la superficie viticola sia aumentata è vero e che ci siano vigneti che era meglio lasciare a dolcetto e a barbera o a frutteto altrettanto». Vittorio Manganelli è invece l'autore di un testo fondamentale per chi ama queste zone: «l'Atlante delle vigne di Langa»: «Il problema è solo in parte paesaggistico perché le Langhe restano molto belle Ed è un mito che si possano tornare ad avere piante di pesco o di melo nelle vigne. Con la meccanizzazione è impossibile. Qualche boschetto in più ci può stare, ma l'idea di fare altre colture è finita, è archeologia quello è un mondo legato al vino, ormai». Piuttosto per Manganelli bisognerebbe spiegare come mai aumenta sempre al produzione di Barolo e Barbaresco: «Non si sa dove arriverà Converrebbe ragionare su come ampliare un po' la zona ammessa dal disciplinare piuttosto che andare a riempire di tutti i fondovalle mal esposti e poco adatti alla vite. Altrimenti si rischia il patatrac: bisogna fermarsi, ma siamo in tempo». No assoluto poi alla rottamazione dei capannoni: «Che il denaro pubblico serva coprire magagne private non mi va, mai». «Diciamolo ci sono pochi paesaggi più belli di quelli delle vigne - dice Luca Roagna, un altro grande del Barolo e del Barbaresco - belli perché la vigna è seguita in modo maniacale, dà ordine alle colline, le colora con colori diverse in ogni stagione. E poi le vigne fanno parte della cultura della nostra zona. Insomma non credo ci siano esagerazioni. Per ora».
PIEMONTE - "Troppe aree industriali Rottamiamo i capannoni tra le vigne delle Langhe"
L'assessore regionale all'agricoltura Giorgio Ferrero ha lanciato una polemica sulla situazione della produzione di vino in Langhe, affermando che il paesaggio è devastato e che la produzione di vino è aumentata troppo. Ferrero propone di fare un piano per abbattere alcune strutture edilizie e di recuperare territorio. Il presidente del Consorzio del Barolo, Pietro Ratti, difende la produzione di vino, affermando che se 13 milioni di bottiglie non si vendono sono tante, ma se si vendono sono giuste. Ratti propone di aumentare la produzione di vino solo se i produttori autoregolano.
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