AGNOLETTI insegna all'università di Firenze e dal 2007 è coordinatore del gruppo di lavoro che al ministero definisce gli indirizzi sul paesaggio. Varietà del paesaggio e rendita economica possono andare d'accordo nella campagna del Brunello e del Chianti ? «Direi piuttosto che devono. Il paesaggio entra a far parte degli obiettivi del piano nazionale di sviluppo rurale nel 2007 e la legge che consente il recupero dei terreni abbandonati è stata realizzata dal ministero delle Politiche Agricole e poi regolamentata dalle Regioni. In fondo la Toscana non ha "inventato" nulla, è solo stata più rapida ed efficiente mettendo a punto anche un Piano paesaggistico, che recepisce gli indirizzi dello Stato. Ci sarebbe da augurarsi che il settore rurale sentisse per primo l'esigenza di un paesaggio di qualità. Nondimentichiamochel'agriturismoèlegato proprio all'attrazione esercitata su un certo tipo di visitatori da un territorio variegatissimo, caratterizzato da molte colture». Finora si parlava di degrado paesaggistico in riferimento a brutti insediamenti urbani o industriali. Mai a vigneti. «Ecco l'errore. Edilizia e agricoltura sono ambedue attività produttive che stanno sul mercato e contribuiscono alla qualità del territorio. Il paesaggio rurale riguarda più del 95 per cento della superficie regionale e non è con un'agricoltura qualsiasi che si è costruito il nostro paesaggio, c'è una storia millenaria alle spalle dell'immagine che vediamo oggi». I produttori di vino devono essere quindi "custodi" del paesaggio? Loro hanno molto da obiettare al Piano Marson. «Non dimentichiamo che una piccolissima quota della popolazione, i proprietari terrieri, oltre che tenere in buona salute il territorio - e vanno sostenuti se lo fanno - possono anche contribuire a degradarlo, E' una grande responsabilità. La Toscana ha 2 milioni e 300.000 ettari, su un milione di ettari di boschi quasi il 90 per cento è privato, le aziende coltivano 800.000 ettari di superficie agricola». L'ampliamento dei vitigni può davvero essere un rischio? «L'idea che conservare sia contrario ad innovare è obsoleta e usata spesso in modo strumentale. Ad esempio coltivare su un terrazzamento richiede entrambe le cose. Certo la loro gestione è più onerosa ma gli studi di economisti indipendenti mostrano che sul prezzo finale della bottiglia i costi aggiuntivi sono del 10 per cento in più. Un costo sostenibile pensando ai contributi che arrivano. Spesso si scorda che è in atto un patto fra società ed agricoltura. Parte delle tasse dei cittadini vengano date agli agricoltori per le insostituibili funzioni che essi svolgono per la società. Fra queste vi è anche la produzione di paesaggio».
TOSCANA - "Tenere in buona salute il territorio è la grande responsabilità dei produttori"
L'agricoltura e l'edilizia sono attività produttive che contribuiscono alla qualità del territorio. Il paesaggio rurale riguarda più del 95% della superficie regionale e non è solo un aspetto negativo, ma anche un aspetto positivo che deve essere valorizzato. I produttori di vino devono essere "custodi" del paesaggio e contribuire alla sua conservazione. L'ampliamento dei vitigni può essere un rischio, ma non è necessariamente contrario all'innovazione. Gli studi mostrano che la gestione dei terreni agricoli è più onerosa, ma i costi aggiuntivi sono sostenibili e contribuiscono al patto fra società ed agricoltura.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo