Al cardinal Leopoldo de' Medici che delle «autoritratte» nel '600 compose il primo nucleo, va tutta la simpatia di Giovanna Giusti. La grande apertura mentale del celebre ministro del porporato le ha certamente spianato la strada a quella che sarà la missione di 36 anni di carriera, per buona parte dedita a collezionare donne celeberrime di cui ora la galleria degli Uffizi allinea i volti. E ora che è andata in pensione (da lunedì scorso), anche la misteriosa Elisa Counis , l'ultimo autoritratto che è riuscito a tenere per sé nel suo ufficio, andrà a raggiungere gli altri volti in Galleria. Non c'è che da fare gli scatoloni. Ci finiranno dentro le foto con Michel Douglas e Caterina Zeta Jones, con Martha Ghana e qualche testa coronata, la sua Canon e anche quella palla di vetro sempre sul suo tavolo durante anni e anni di ricerche china sui libri. Sì perché Giovanna Giusti, che va in pensione da direttore del dipartimento dell'Ottocento e arte contemporanea, degli arazzi e del catalogo, ha speso la maggior parte della carriera come archivista. Una donna nell'ombra, una vera studiosa, ma anche una viaggiatrice. Al seguito dei dipinti che la Soprintendenza negli anni ha mandato in giro nei musei del mondo. «Mi mancheranno i miei viaggi ammette la storica dell'arte ma come una bambina furba a cui hanno tolto il giocattolo, so già che altri sono già lì da spacchettare». Anche lei come qualche suo collega pensionato si metterà a lavorare sodo ai cataloghi d'arte? «E perché no? Oltre a continuare a insegnare alla California University, mi dedicherò alle altre mie passioni: la fotografia e l'iconologia dei dolci. Cioè la ricerca dei dolci attraverso le collezioni fiorentine di dipinti. Una passione che mi è valsa il primo premio nel 2001 (Dolci a corte ) al Salone di Torino, nella sezione libri da gustare». Sorride pensando allo spopolamento in atto e che ormai in via della Ninna ognuno è direttore di se stesso: nessun vice, nessun avvicendamento e deleghe su deleghe in mano ai pochi rimasti in sella. «Fra qualche anno andranno in pensione anche la soprintendente Cristina Acidini e il direttore Antonio Natali. Non ho idea come il ministero intenda risolvere il problema». Già il ministro. Ne condivide la riforma? «È un fatto di proporzioni e di coscienza del valore di beni dice non depauperati da sfruttamenti commerciali e da amministratori con vedute limitanti. Le sceneggiate con i selfie di visitatori incolti non vanno in questa direzione, l'effetto prodotto è quello di una visita superficiale, un tour turistico da cui il visitatore non trattiene nulla. Questa non è cultura». Pensando al Comune di Firenze, col sindaco Nardella che tiene la delega alla Cultura, Giusti pensa che occorra «stare attenti alle sovrapposizioni: alcuni provvedimenti adottati da Palazzo Vecchio in passato, avrebbero dovuto essere concertati con chi ha le competenze. Cioè noi». Poi si guarda indietro, pensa a cosa lascia dietro le spalle andando in pensione e osserva con rammarico che «il problema più grosso è l'assenza di personale, ormai non ci restano che gli stagisti».