Tre enormi vasi, quasi ad altezza d'uomo, bloccano l'accesso di via del Babuino da piazza di Spagna. Non è una provocatoria performance artistica, è un intervento di arredo urbano del Comune. I tre vasoni starebbero bene, viste le dimensioni, nella piazzetta del Maxxi dove campeggia un modello fuori scala di una famosa poltrona al femminile di Gaetano Pesce. Il fuori misura è usato spesso dall'arte, perché sottolinea la straordinarietà delle cose semplici e perché rilancia, esorcizzandola, la mediocrità di certe forme espressive. I grandi vasacci di plastica finto cotto con palme sistemate all'interno in contenitori neri derivati dal petrolio trasformano l'area che arriva a piazza del Popolo nella «Fortezza Tridente», luogo inespugnabile da difendere con ogni mezzo dall'assalto delle macchine. I vasoni potrebbero fermare un blindato, essendo zavorrati col cemento. Più in là, blocchi di calcestruzzo tipo autostrada sono sistemati allo sbocco delle stradine interne sul Babuino. Viene in mente il Vallo di Adriano tra Inghilterra e Scozia, con le sue torri di difesa che ne scandiscono il percorso. La Fortezza Bastiani del Deserto dei Tartari è troppo metafisica per chiamare in causa l'area più commerciale della città, anche se rappresenta in fondo una inviolabile frontiera estrema come il Tridente pedonalizzato: se si riesce a difendere dalle auto Roma è salva, se solo una ruota lo violasse la città cadrebbe. Vasoni e cemento ripropongono ancora una volta il tema dell'arredo urbano. Un tempo si chiamava «ornato cittadino», un'espressione meno dura e più conforme al suo scopo: completare la bellezza di strade, piazze e palazzi con piccoli interventi di gusto, funzionali al miglioramento dell'abitabilità di un quartiere. Quando gente del mestiere, come architetti del calibro di Carlo Aymonino e Paolo Portoghesi hanno proposto al Comune i loro progetti di sistemazione del Tridente e di piazza San Silvestro sono stati trattati come fastidiosi autodidatti. Fontana e verde previsti per la piazza sono spariti per le critiche degli uffici preposti. E allora, avanti gli uffici comunali con provate competenze. Anni fa il centro storico è stato disseminato di grandi sfere finto bronzo che, per fortuna, col tempo sono rotolate via. Poi è stata la volta dei paracarri stradali. Poi le fioriere di cemento, con catene al nickel. A Corso Francia hanno piazzato pali della luce stile Ottocento accanto a quelli, coerenti col quartiere, degli anni Sessanta. Una sequenza di interventi di pessimo gusto che indica la sensibilità estetica e il livello culturale di chi decide come «abbellire» la città. Questi veri e propri dilettanti allo sbaraglio non solo nelle loro opere rivelano la qualità del loro mestiere ma ed è questo l'importante - provocano danni morali e materiali all'immagine di Roma. Il principio della trasparenza vorrebbe che si conoscessero nomi e cognomi di chi ha messo colonnotti, sfere, vasoni, catene, plastiche ecc. I responsabili delle cose belle li conosciamo tutti, sono famosi: perché chi fa danni alla città deve nascondersi nell'anonimato di una targa sulla porta di un ufficio?
Roma. La grande bruttezza
Tre enormi vasi di plastica finto cotto con palme all'interno sono stati posizionati nella via del Babuino a Roma per bloccare l'accesso. I vasi sono stati installati dal Comune come intervento di arredo urbano. La scelta dei vasi è stata criticata, considerati troppo grandi per la piazza e simili a quelli che sono stati installati in altre aree della città con scarso successo. I vasi sono stati posizionati in modo da bloccare l'accesso a piazza del Popolo e a piazza di Spagna, creando un "vallo" di difesa. La scelta dei vasi è stata vista come un esempio di pessimo gusto e di mancanza di sensibilità estetica.
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