La presidente di Napoli 99: «La richiesta non ha senso, quella tela è legata al nostro territorio e a una determinata location. La prossima volta forse ci chiederanno il Vesuvio» «Le sette opere della Misericordia» di Caravaggio che dovrebbe essere ospitato all'Expo di Milano - Clicca e ingrandisci «Le sette opere della Misericordia» di Caravaggio che dovrebbe essere ospitato all'Expo di Milano - Clicca e ingrandisci Aveva giusto tirato un sospiro di sollievo per i Bronzi di Riace, Mirella Barracco. E invece ora ha di nuovo un diavolo per capello. Perché per Milano dovrebbe partire addirittura il capolavoro napoletano di Caravaggio, «Le sette opere della Misericordia». «Tra poco ci chiederanno il Vesuvio per metterlo in mostra in fiera», sbotta la presidente di Napoli 99. Tramontata l'ipotesi di trasferire le due preziose statue antiche dalla Calabria alla Lombardia in vista dell'Expo, e dopo i tentativi fatti di portare sotto il Duomo la Venere di Botticelli, ecco che esplode un nuovo caso, tutto napoletano. Presidente Barracco, come la vede? «È profondamente sbagliato, per Caravaggio si tratterebbe di una decisione ancora più grave che nel caso dei Bronzi». Mirella Barracco Mirella Barracco La tela in questione, realizzata tra 1606 e inizio dell'anno seguente per la congregazione del Pio Monte della Misericordia di Napoli, verrebbe esposta a Milano nel padiglione della Caritas per l'Expo. La trattativa è ancora in atto tra Vaticano, congregazione e ministero dei Beni Culturali. A sollevare il caso, tra gli altri, è stata la deputata Pd Giovanna Palma, che paventa «un tentativo di scippo al popolo napoletano», e «un'incuria amministrativa» imputata a Luigi de Magistris. In realtà il sindaco stavolta c'entra poco, dal momento che il capolavoro di Caravaggio appartiene al Pio Monte. Il sovrintendente Gianpaolo Leonetti, che è anche uno dei governatori della congregazione, smussa i toni della polemica: ««Personalmente non sono contrario a esporre altrove le nostre opere ma bisogna vedere come, con quali garanzie. Il quadro è già andato quattro volte nel 1900 in prestito, una volta anche a Parigi. L'esporlo nel padiglione Caritas gestito anche dal Vaticano e dalla Curia di Milano avrebbe come contropartita, accanto alle garanzie e tutele debite, la creazione di un istituto per la degenza dei malati terminali, in linea con gli scopi di beneficenza della congregazione proprietaria dell'opera, fondata nel 1602. Il motivo del prestito risiede nel fatto che il padiglione è dedicato alla 'fame nel mondo', e il saziare gli affamati è appunto una delle opere della Misericordia evocate dal Caravaggio». Eppure un documento del '600 stabilisce che il capolavoro deve essere esposto in maniera permanente sull'altare maggiore della chiesa a pianta ottagonale di via Tribunali. Ora a decidere se potrà andare a Milano saranno in prima istanza in maniera collegiale i governatori dell'istituzione benefica, poi il Ministero, oltre al Vaticano. Mirella Barracco, perché lei è così contrari? «Si tratta di un'opera creata proprio per quel luogo, per secoli mantenuta in buone condizioni, poi finalmente recuperata alla fruizione pubblica, con successo. È un grande attrattore per Napoli, un punto nodale della visita al centro storico, non c'è ragione che vada a Milano». È sfavorevole in generale al prestito di opere d'arte? «Certo che no, ma in questo caso sarebbe come togliere la Gioconda al Louvre o come portare il Cristo Velato fuori dalla Cappella Sansevero. Quella di Caravaggio è un'opera troppo consustanziale al territorio in cui si trova per essere trasferita anche temporaneamente». In quali occasioni ritiene fattibili i prestiti d'arte? «Quando le opere viaggiano per mostre o vengono ospitate dai musei stranieri perché questi spostamenti fanno parte di progetti solidi allora sì che ampliano la conoscenza. Ma non va bene se vengono prestate a una fiera, non devono andare a fare viaggi turistici, sono espressioni della nostra più alta cultura». 30 agosto 2014