Il conte Leonetti: «Cerco fondi per l'hospice» «L'opera è di proprietà del Pio Monte. Una istituzione privata che, in autonomia deciderà se spostare il Caravaggio a Milano». Gianpaolo Leonetti dei conti di Santo Janni è il sovrintendente del Pio Monte e dice a chiare lettere che «i molti che hanno parlato delle ''Sette opere di misericordia'', lo hanno fatto senza titolo. Il nostro sì è legato all'accoglimento di una richiesta di fondi per realizzare un hospice per malati terminali». Intanto si prepara un sit in per dire no al trasferimento dell'oper. NAPOLI «L'opera appartiene al Pio Monte della Misericordia, una istituzione privata che deciderà, in autonomia, se accettare di spostarla all'Expo». Gianpaolo Leonetti dei conti di Santo Janni affronta la questione relativa al trasferimento temporaneo a Milano delle Sette opere della Misericordia del Caravaggio con piglio deciso. Il sovrintendente dell'istituzione ricorda che «la Curia milanese e il Vaticano hanno chiesto l'opera per lo stand della chiesa cattolica all'Expo, dove il nostro Caravaggio dovrebbe essere l'unico pezzo d'arte. L'Expo è dedicato alla fame nel mondo e la prima delle opera di misericordia è proprio dar da mangiare agli affamati» Avete già deciso per il sì? «Alla richiesta che ci è stata fatta abbiamo risposto che vogliamo realizzare un hospice per malati terminali. Se ci mettono in condizione di realizzarlo, prendiamo in considerazione la richiesta. La decisione spetta ai sette componenti del governo del Pio Monte. Quindi la Sovrintendenza di Napoli esprimerà un parere consultivo. L'autorizzazione ad un eventuale trasporto spetta al Ministero. Noi chiediamo molti soldi, ed è molto probabile che non se ne farà nulla: il nostro patrimonio è funzionale alla missione del Pio Monte, che è un ente di assistenza e beneficenza, che è quella di fare opere di misericordia». Quanti visitatori accogliete? «In quattro anni siamo passati da quattromila a 40 mila. Quest'anno chiuderemo a quota 50 mila, un numero straordinario considerando che Capodimonte accoglie 120 mila visitatori. Ma all'Expo sono attesi 20 milioni di persone: ci sarebbe la possibilità di accendere i riflettori su Napoli attraverso la presenza della nostra opera, promuovere la città. Detesto le posizioni talebane, gli atteggiamenti tranchant e mi piace ancor meno chi parla senza sapere». A cosa si riferisce? «A quelli che dicono che il quadro non si è mai mosso dalla Cappella. Il quadro si è spostato quattro volte nel secolo scorso: negli Anni 30 il sovrintendente Ortolani lo portò a Parigi; negli Anni 50 Raffaello Causa a Milano; nel 1980 Spinosa lo volle a Capodimonte e sempre Spinosa lo riportò a Capodimonte per ''L'ultimo Caravaggio''. Dice una corbelleria chi sostiene che non sia mai stato spostato e anche chi ritiene che si debba rimuovere l'altare per prelevare il quadro». Insomma parlano in troppi. «E senza alcun titolo. Siamo un soggetto giuridico privato, cui hanno tolto e negato una serie di fondi perché destinati al pubblico. Dunque mi comporto da privato, proprietario di un quadro che potrebbe darmi la possibilità di tenere fede al mio statuto di assistenza. La decisione spetta solo a noi e possiamo essere bloccati solo dal ministero per ragioni di tutela. E da nessun altro».