Roma. Passata in Consiglio dei ministri la riforma della giustizia, il confronto si sposta in Parlamento, con l'esame dei testi da parte delle commissioni competenti. E non sarà una passeggiata. "L'orizzonte - afferma però il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, - è un orizzonte rapido. Io credo che entro la fine dell'anno dobbiamo arrivare a trasformare questi provvedimenti in legge". Se le due componenti della maggioranza, Pd e Ncd, hanno per ora trovato un'intesa, bisognerà vedere come si posizionerà Forza Italia e cosa faranno i Cinque Stelle e le altre forze di opposizione. Inoltre, molte parti della riforma vanno ancora definite. A partire dalle intercettazioni, dove si è disegnata una cornice che va riempita di contenuti, per stabilire quale strada seguire per tutelare la privacy dei non indagati: l'udienza stralcio per "filtrare" le intercettazioni rilevanti o la trascrizione per riassunto dei colloqui negli atti allegati alle ordinanze cautelari. Questo delicato capitolo, inoltre, sarà oggetto di confronto serrato con i penalisti ("anziché sanzionare chi pubblica le intercettazioni si estende il segreto anche ai difensori, che dovrebbero andare ad ascoltarsi negli uffici di procure centinaia di ore di registrazioni nei tempi ristretti dettati dalla carcerazione preventiva", fa notare il loro presidente, Valeria Spigarelli); e naturalmente con l'Anm, già delusa dalle misure sulla prescrizione e preoccupata da quelle sulla responsabilità civile dei magistrati. Su quest'ultimo tema, l'Anm avrebbe voluto un'analisi approfondita della giurisprudenza sul filtro di ammissibilità dei ricorsi, ma il filtro è stato eliminato. E avrebbe voluto meccanismi dissuasivi delle azioni palesemente infondate. "Quello varato dal Governo - sottolinea da parte sua il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri - non è un provvedimento punitivo nei confronti dei magistrati. È un testo equilibrato perché è stato salvato il principio dell'azione indiretta che tutela l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e conferma l'imparzialità e l'autonomia del giudice". Ma prima ancora che torni alla ribalta il dibattito su questi contenuti, a far discutere è anche un altro passaggio della riforma, caldeggiato dallo stesso premier Matteo Renzi: il dimezzamento della sospensione feriale dei procedimenti. L'idea che si imprime è quella delle vacanze dimezzate per i magistrati. Ma non è esattamente così. "Quando si discute di giustizia, c'è il rischio di un approccio superficiale. La sospensione feriale - spiega il numero uno dell'Anm, Rodolfo Sabelli - non consiste nelle ferie e non comporta la chiusura di Procure e Tribunali, che non chiudono mai. Inefficienze e ritardi della giustizia non dipendono da questo, ma dall'adeguatezza della normativa processuale e da un problema di risorse. Certo, è più facile ridurre i termini feriali che aumentare le risorse". Durante il periodo di sospensione non si tengono le udienze ordinarie, "ma tutto ciò che è urgente, che significa detenuti e criminalità organizzata. Né si sospende il deposito degli atti, dovuti entro quei termini, da parte dei magistrati". La sospensione, inoltre, è pensata anche in funzione degli studi legali più piccoli o individuali. E proprio il presidente dell'Organismo unitario dell'avvocatura, Nicola Marino, è scettico sul taglio: "Non è questa la via per ridurre davvero i tempi della giustizia". E si vuole davvero dimezzare l'arretrato civile bisogna eliminare quello che è un vero e proprio collo di bottiglia e introdurre per i magistrati dei termini da rispettare tra la chiusura della fase istruttoria e l'udienza di precisazione delle conclusioni", cioè tra l'inizio e la fine dell'iter processuale. Termini che "ora non ci sono, per cui accade che il magistrato oberato di lavoro, rinvii di uno, due, anche tre anni la fissazione". eva bosco 31082014