Severino Nappi assessore regionale al Lavoro della Campania Prima i Bronzi di Riace, adesso le Sette Opere di Misericordia del Caravaggio. Giusto spostare questi capolavori a Milano in occasione dell'Expo del prossimo anno oppure no? Come spesso accade, la questione non sta tanto sul "che cosa", ma sul "perché" di certe scelte. Del resto, sull'arte e sul come trattarla, sulla opportunità o meno di trasportare le opere da un luogo all'altro, sulla eterna lotta tra modernizzazione e conservazione si sono inutilmente scritte migliaia di pagine. Il problema resta e non lo ha superato nemmeno il recente decreto che porta la firma del ministro Franceschini. Infatti, continuano a fioccare critiche e persistono i mal di pancia degli addetti ai lavori. Io, che di certo non lo sono, se non per il pezzo che tocca direttamente le Istituzioni di cui pure faccio parte, su questa storia non posso però non chiedermi: è solo senso di appartenenza quello che spinge i calabresi a tenersi stretti i Bronzi di Riace o, forse, il loro è un malcontento per come i Bronzi stessi vengono trattati per il resto dell'anno? Secondo me, se i calabresi fossero contenti dell'attenzione che si ripone alla conservazione e valorizzazione del loro patrimonio culturale e del sostegno al loro sistema turistico, certo non avrebbero nessun problema a "cedere" i Bronzi per qualche mese a Milano. In fondo, le visite di pur centinaia di migliaia di turisti che male potrebbero fare ai due adoni bronzei? Lo stesso vale per il Caravaggio napoletano: quanti sanno dove sono collocate le Sette Opere di Misericordia? Chi sa come e da dove si accede per visitarle e quali sono gli orari di apertura? Io personalmente mi sono trovato di fronte quest'opera per caso una mattina e l'ho riconosciuta solo perché l'avevo studiata. Ma quanti, in un quartiere popolare di Napoli sono stimolati a distinguere un Caravaggio da una foto di Oliviero Toscani seminascosta dal parroco che celebra la messa della domenica? Insomma, tante proteste forse nascono dal fatto che, specie per quello che riguarda le nostre terre del Sud, persiste un certo spirito predatorio. Non è forse il tempo, più che di condurre politiche di circostanza e d'occasione, di puntare alla valorizzazione del territorio e del suo patrimonio con progetti stabili? Metter su "fiere itineranti" con casuali selezioni della nostra offerta d'arte può servire a far cassa per qualche iniziativa, ma rischia di scavare un solco ancora più profondo tra le aree del Paese. Eppure, molto spesso basterebbe poco. A partire dalla scelta di abbattere i tempi di una burocrazia lenta e snervante, come quella delle Sovrintendenze e prendere finalmente atto che il mecenatismo 2.0, ad esempio, ha reso Ercolano molto più decorosa e fruibile della (purtroppo) inutilmente straordinaria Pompei.
Prestiti Expo. Per l'arte solo progetti stabili
Il ministro Franceschini ha firmato un decreto che porta la trasferenza dei Bronzi di Riace a Milano per l'Expo del prossimo anno. La decisione è stata criticata dai calabresi, che si sentono offesi per il trattamento delle opere d'arte. L'autore sostiene che se i calabresi fossero contenti dell'attenzione che si ripone alla conservazione del loro patrimonio culturale, non avrebbero problemi a "cedere" le opere per qualche mese a Milano. Inoltre, l'autore critica il fatto che le opere d'arte siano spesso trasferite per eventi di circostanza, piuttosto che essere valorizzate con progetti stabili.
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