Luca Zevi: «Ma perché all'Eur? A Villa Torlonia pronti in due anni» Piazza Guglielmo Marconi, all'Eur. È la che il Campidoglio ha intenzione di allestire il «nuovo» Museo della Shoah. Là o altrove in zona Eur, comunque, l'idea fa dire a uno dei sopravvissuti, Piero Terracina, che «questo è un sogno che si realizza. Io pensavo a una struttura provvisoria perché temo che i tempi di Villa Torlonia saranno, o sarebbero stati, comunque lunghi, ma in ogni caso questo è un bel giorno per me e per chi, dopo aver vissuto l'orrore e averlo raccontato alle nuove generazioni per tanti anni, può sperare di vedere un luogo, il museo appunto, che prosegua nel lavoro di testimonianza». Non solo, dunque, è confermata l'indiscrezione del «piano» del Comune per accelerare sulla strada ormai quasi decennale del Museo ma adesso si scopre anche che la struttura è dell'Ente Eur, che i metri quadrati a disposizione saranno più o meno equivalenti a quelli previsti nello spazio di Villa Torlonia e che il palazzo prescelto, appunto, si trova in piazza Guglielmo Marconi. Di certo la notizia pubblicata ieri dal Corriere ha scatenato un dibattito sotterraneo non indifferente, prova ne sia che più di qualcuno ipotizza la richiesta di risarcimento dei gruppi che hanno partecipato alla gara per Villa Torlonia. Dopo le lettere, con passaggi anche polemici, del presidente della Fondazione, Leone Paserman, ieri c'è stato un lungo colloquio telefonico con l'assessore ai Lavori Pubblici, Paolo Masini. La vicenda del «nuovo» Museo della Shoah è, ovviamente, molto complessa: Paserman e Masini ne parleranno la prossima settimana. Al Corriere , il presidente della Fondazione tiene a dire che non sapeva «niente della delocalizzazione». Aggiunge poche frasi, oggi, anche «che l'intenzione di voler aprire il museo con i sopravvissuti ancora in vita è senza dubbio nobile». Poi, naturalmente, sulla tempistica il Campidoglio, così come più volte chiesto da uno dei sopravvissuti, Piero Terracina, vorrebbe inaugurare nel settantesimo anniversario della liberazione di Auschwitz, a gennaio la discussione è aperta. Il progettista di Villa Torlonia, Luca Zevi, sostiene che «il nostro progetto in due anni può essere pronto, a gennaio si può organizzare una grande cerimonia per la posa della prima pietra». Lo stesso Piero Terracina parla, oggi, della scelta del Campidoglio: «Ho 86 anni e temevo di non riuscire a vedere il Museo della Shoah di Roma. La proposta di allestirlo in un'altra sede è partita da me, io pensavo a una struttura provvisoria in attesa di Villa Torlonia. Ma comunque mi fa felice il nuovo progetto perché reputo fondamentale, per dare seguito al lavoro di testimonianza fatto negli anni da me e dagli altri sopravvissuti, avere un luogo dedicato, appunto, a tenere viva la memoria». Terracina, che fu nominato anche nel comitato scientifico del museo di Villa Torlonia, sostiene oggi di «comprendere la contrarietà di Luca Zevi ma allo stesso tempo penso che questa idea di allestire un museo in tempi brevi sia un segnale importante dato dal Campidoglio».