IL CASO "MODELLO TORINO" PER LA GESTIONE MISTA DOPO L'OK DEL MINISTERO UN'AUTONOMIA completa dagli uffici romani, a cui non sarà più necessario inviare, come è stato finora, gli incassi dei biglietti. Una direzione unica, affidata tramite un bando del ministero per i Beni culturali a una personalità che potrà essere interna ma anche esterna e magari straniera, mentre ora intorno a un tavolo si sedevano in nove, con tre soprintendenti alla guida dei singoli musei, coordinati dal direttore regionale Mario Turetta. Una gestione unica e non più frammentata, un più incisivo ingresso dei privati e una maggiore sinergia con le altre istituzioni pubbliche, a partire dalla Città di Torino che sarà partner per le iniziative e in particolare per le mostre. Sono queste le principali novità per il Polo Reale di Torino, insieme di cinque siti Palazzo, Armeria e Biblioteca Reali, Museo di Antichità e Galleria Sabauda riconosciuto nella riforma del Mibact approvata venerdì come un'unica struttura, annoverata tra i luoghi d'arte strategici e che più contano in Italia come Colosseo, Uffizi, Pompei, Brera. Un risultato importante, conzione seguito grazie soprattutto ai ripetuti interventi del sindaco Piero Fassino che ha convinto Franceschini del fatto che il Polo fosse ormai una realtà integrata. Soprattutto dopo che, nella bozza presentata a metà luglio, questo non compariva nella top ten nazionale (si contemplava come unico sito torinese la Galleria Sabauda, ma tra i musei di "serie B"): «Abbiamo spiegato al ministro che l'operazione nuova consisteva nel superare la somma dei siti per crearne uno solo, grande e pluridisciplinare, e lui ne è rimasto affascinato. La sua sensibilità ha permesso di superare una lettura solo burocratica » dice Fassino, che ieri in un comunicato lo ha voluto ringraziare. Tra gli artefici il direttore Turetta, in un certo senso l'inventore del Polo Reale, che ci ha creduto nonostante le non poche difficoltà ad approdare a una defini- giuridica, mentre ora sembra cosa fatta: «Il Polo sarà un unico museo dotato di autonomia speciale, potrà cioè tenere per sé gli incassi: questa gestione locale rappresenta un bel passo avanti. La riforma prevede pure un maggiore ingresso dei privati, anche se è ancora presto per conoscere i dettagli: è invece chiaro fin d'ora che passa il modello torinese, quello che si è affermato con gestioni pubblico-private sperimentate sia al Museo Egizio sia al Consorzio di Venaria». Soddisfazione anche da parte degli assessori alla Cultura di Città e Regione: se per Maurizio Braccialarghe «il risultato premia il lavoro di squadra svolto finora sotto la Mole», Antonella Parigi si aspetta un maggiore collegamento del Polo con le Residenze sabaude, «lavorando sempre più per la valorizzazione e promozione in un'ottica di sistema».