L'ARCHITETTO DELLA SOPRINTENDENZA: "UN COMPLESSO IN CUI HANNO MESSO MANO PRIMA IL CASTELLAMONTE, POI JUVARRA" IL FUMO sale da uno degli edifici della 'Zona di Comando', il cuore della capitale barocca. La Cavallerizza, entrata nel patrimonio dell'umanità dell'Unesco nel 1997, ne è sempre stata il margine orientale. Il complesso militare era il cuore del potere del piccolo Regno di Sardegna. Da quando la proprietà della struttura è passata alla Città Maria Carla Visconti, architetto della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici, non ha più competenza sugli edifici, ma ieri mattina ha effettuato un sopralluogo «per verificare che non fossero state toccate le parti di nostra responsabilità come i giardini». Tra questi palazzi alti e austeri ha curato un cantiere e ne ha scritto più volte: «I lavori iniziarono tra il 1675 e il 1680, iniziarono sulle basi dei progetti di Amedeo di Castellamonte e proseguirono il secolo successivo con Filippo Juvarra». Qui c'erano le scuderie reali, un maneggio (abbandonato nell'Ottocento), gli alloggi dei dipendenti della corte: «Di fatto la Cavallerizza alfieriana è stata usata solo saltuariamente racconta Visconti l'imponente struttura barocca fu trasformata in autorimessa e officina meccanica fin dall'inizio del Novecento». Nonostante i danneggiamenti durante la Seconda Guerra Mondiale e le demolizioni degli anni Cinquanta queste mura hanno continuato ad ospitare gli appartamenti dei dipendenti dello Stato, ma dal 1997 la Cavallerizza ha ripreso una veste pubblica ospitando manifestazioni e spettacoli. Solo con la cessione alla città tutti sono stati sfrattati e dall'anno scorso il Teatro Stabile ha abbandonato le strutture che ospitavano gli spazi teatrali. Il vuoto è stato colmato lo scorso maggio dall'Assemblea che riunisce artisti e cittadini che si oppongono all'operazione comunale che vuole vendere l'intero complesso ai privati. L'ultimo 'inquilino' legale è proprio il circolo Beni Demaniali che è sempre stato ospitato nella porzione bruciata ieri. La parte danneggiata forse è la meno 'nobile' dell'intero complesso, ma già negli anni Duemila un incendiò colpì le arcate in cui si entra nel teatro: «Ufficialmente siamo nati nel 1948, ma già prima qui venivano i dipendenti del Re racconta il presidente Gianni Galliano Qui portiamo avanti la tradizione piemontese, facendo corsi e ospitando l'attività del gruppo storico de La bela Rosin».