Il decreto Franceschini di riforma del ministero per i Beni culturali e il Turismo (ultima denominazione di questo ministero) rileva la «sottovalutazione dei musei nelle articolazioni delle sovrintendenze e dunque privi di qualifica dirigenziale» e vi pone rimedio scegliendo venti musei che saranno «dotati di piena autonomia gestionale». I musei e i siti archeologici prescelti vanno da Pompei e l'area archeologica di Roma agli Uffizi e a Brera. Impressiona la disparità delle scelte. L'area archeologica di Roma è divisa tra Comune e Sovrintendenza. Avrà il nuovo polo l'autonomia e la capacità per stabilire nuovi patti di collaborazione e convivenza? In quanto a Brera, la sua storia non la vede davvero «sottovalutata» perché immessa nella Sovrintendenza. Al contrario. Se a suo tempo Franco Russoli non fosse stato sovrintendente, mai e poi mai sarebbe stata concepita l'operazione del palazzo Citterio, nelle cronache detta della «Grande Brera». I problemi che angustiano Brera sono noti e se ne parla da molti anni. Con grande fatica e tanta volontà, Brera cerca di adeguarsi al modello di un museo moderno, un museo dotato di biblioteche, fototeche, archivi, collezioni di disegni e stampe, laboratori di analisi e restauro, ampi spazi per le mostre e le attività didattiche. Oggi tutte le iniziative di Brera, per quanto intelligenti e nuove, non possono che restare allo stato embrionale. Si pensi che delle 38 sale della Pinacoteca, una è occupata dal laboratorio di restauro, due dai depositi. Opere importanti sono depositate altrove, come, per fare un esempio, uno straordinario paesaggio di Magnasco che si trova all'ambasciata italiana a Londra. Il progetto del vicino palazzo Citterio dovrebbe coprire in parte le esigenze che ho enumerato, ma per ora, e non so per quanto, il numero dei visitatori è esiguo, se si tiene conto della grande importanza della collezione. Né sarà facile gestire il piccolo palazzo insieme a quello grande e storico. Almeno in parte, è la stessa architettura dell'antico e grandioso collegio, che è divenuto secoli or sono il palazzo di Brera, a non invitare alla visita. Molte volte si è studiato come venire incontro al visitatore smarrito e si è visto che è essenziale che la Pinacoteca incominci l'accoglienza dal piano terra. E qui s'innesta la polemica ultradecennale con l'Accademia. Avrà più autorità, nella trattativa, la Pinacoteca sganciata dalla Sovrintendenza? Un museo si rinnova anche nelle sue collezioni. Fu perché vi fu un'azione di notifica e proposta di acquisto della Sovrintendenza che, pochi anni or sono, la Pinacoteca poté acquisire l'importante mazzo dei tarocchi quattrocenteschi Sola Busca. Ora vedremo se l'autonomia gestionale supererà la spending review , che è principio base del nuovo ministero. In altri Paesi, il controllo dell'esportazione è affidato a un grande museo. È questo che si pensa anche da noi? L'apertura verso il privato che ispira il decreto è nuova e benvenuta. Da tempo gli attori nella conservazione, nel restauro e nel turismo, sono molteplici e vanno dalle associazioni ai musei. Solo a Milano, Brera si confronta con musei eccellenti e rinnovati, da quello del Duomo a quello del Novecento, mentre si aspetta l' apertura del nuovo museo delle Culture. Forse una Brera autonoma avrà più agilità nei rapporti con l'esterno? È almeno auspicabile. Un importante appuntamento si para immediatamente alla Brera post Franceschini: l'Expo. Brera avrebbe voluto presentarsi con una grande mostra, ma sarà costretta a esporla chilometri lontano, nella villa Reale di Monza. E questo la dice lunga sui problemi in cui si dibatte.