ROMA In oltre 40 mesi di conflitto si contano 191 mila morti e tre milioni di rifugiati. Metà della popolazione, sei milioni e mezzo di persone, ha lasciato le proprie case, l'emergenza umanitaria non si spegne, non c'è cibo, non ci sono medicine, nelle ultime 36 ore sono stati uccisi 43 bambini. La guerra in Siria è «una tragedia alla quale non si può continuare a guardare da lontano dice Francesco Rutelli l'Europa deve fare di più, ignorare gli avvenimenti attorno all'antico Eufrate è impossibile, il disastro si espande». Un disastro che comprende anche la distruzione delle Memorie dell'Antichità. Siti archeologici, castelli, palazzi, minareti, sono sottoposti a bombardamento e danneggiati, alcune volte irrimediabilmente. Tutto questo è testimoniato nella mostra che Rutelli ha promosso a Palazzo Venezia, «Siria, splendore e dramma» e che ieri, giorno della sua chiusura, è stata visitata dal nuovo inviato speciale dell'Onu in Siria, Staffan De Mistura. Oggi De Mistura comincia ufficialmente il suo incarico, chiamato in quei luoghi dilaniati da Ban Ki-moon come successore di Kofi Annan e Lakhdar Brahimi. «Ci tenevo a vedere questa mostra ha detto De Mistura ho chiamato io Rutelli per intervenire nella giornata di chiusura che precede il giorno del mio incarico ufficiale. Ho voluto in questo modo testimoniare non soltanto che qualcosa bisogna fare, che operare in Siria perché scenda il livello di violenza e si possa aiutare la popolazione, i due obiettivi primari, non è una "missione impossibile" come ha detto qualcuno; ma anche confermare l'importanza che tutte le parti in causa rispettino la straordinaria ricchezza archeologica e storica presente in Siria. Sarà questo un argomento che userò quando farò i miei incontri laggiù». De Mistura si è detto «molto preoccupato per la situazione di Aleppo, città simbolo della convivenza tra le genti e tra le diverse religioni», e si è augurato di riuscire a convincere tutti a creare, attorno ai siti monumentali e archeologici, delle «gocce di tranquillità per proteggere i beni culturali e soprattutto le persone». A spiegare le basi scientifiche della mostra all'ambasciatore italo-svedese, il curatore e decano degli archeologi in Siria, Paolo Matthiae.