«Sono vent'anni che dicono che la Cappella non corre rischi, che è tutelata e protetta. Ma il fulmine non ha creduto chi sostiene queste tesi, e i danni si sono visti» sbotta l'architetto Fernando De Simone, che da circa due decenni segue con attenzione l'evolversi degli interventi. La polemica, neanche tanto velata, è con Ugo Soragni, direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici del Veneto, oltre che presidente della commissione per la salvaguardia della Cappella. Solo a gennaio, dopo una serie di controlli sull'edificio, Soragni aveva assicurato che c'era alcuna ragione «né in essere né prevedibile» tale da richiedere provvedimenti che andassero oltre l'ordinaria manutenzione. Nell'esporre le proprie motivazioni, Soragni aveva chiamato in causa la commissione che si era occupata del caso, e che annovera una serie di illustri nomi di tecnici, dirigenti ed accademici. Un gruppo di tutto rispetto, del cui giudizio c'erano buone ragioni per fidarsi. Eppure il caso recente sembra spostare l'ago della bilancia: «se c'è un sistema che avrebbe dovuto assorbire la scarica elettrica, è evidente che non ha funzionato» sostiene l'architetto De Simone. E solleva un'altra questione: quella della calotta interna del tetto, che un tempo era in legno ed oggi è in acciaio. «Nel 1963» spiega De Simone «le vecchie capriate in legno sono state sostituite da quelle in acciaio e cordoli in calcestruzzo armato, perché la manutenzione del legno era troppo costosa. Non è un mistero che mentre il legno assorbe le scosse, i metalli le attirano. Il potenziale di attrattività di una struttura in metallo è dieci volte superiore a quella di una in legno. Viene da chiedersi se l'impianto, in questi anni, è stato adeguato o no». Secondo alcuni tecnici, sarebbe buona norma controllare periodicamente l'impianto di captazione dei fulmini. Perché anche la mancata manutenzione, con il passare del tempo, può portare ad un malfunzionamento come quello che si è verificato. Il caso recente ha riaperto anche un'altra questione: quella degli allagamenti sotterranei, nel cenobio della Cappella degli Scrovegni. Per De Simone, che dopo la laurea in architettura a Venezia si è specializzato a Oslo in costruzioni sotterranee, sottomarine e trasporti, il pericolo è evidente: «Non metto in dubbio che il problema esista da tempo, ma anche un gigante con i piedi sempre nell'acqua, a lungo andare, rischia la polmonite. Va anche considerato» aggiunge «che la costruzione degli imponenti edifici circostanti impedisce all'acqua di filtrare, così si accumula nella zona della Cappella. Essendo antica, è stata costruita con metodi e materiali diversi, così oggi è più fragile. C'è poi il problema delle falde acquifere: la più pericolosa è a 27 metri di profondità. Se i calcoli fossero sbagliati, se la Cappella crollasse per tutti i problemi dovuti agli allagamenti, avremmo una responsabilità che il mondo intero non potrebbe mai perdonarci». In questi giorni continua anche il lavoro degli Amissi del Piovego, che stanno procedendo alla pulizia della golena Bastione dell'Arena. (si.qu.)