wLA MADDALENA Villa Webber non sarà uno scempio di cemento in mezzo al verde. Non sarà l'ennesima intrusione di ville nella natura che circonda il mare dell'isola. Quell'edificio è un tassello nel mosaico della storia maddalenina e italiana e dovrà semmai tornare a nuova vita con le credenziali del bene comune. È la strada intrapresa dall'amministrazione comunale guidata dal sindaco Comiti, che vira decisamente la rotta rispetto alle scelte fatte dall'amministrazione precedente. Lo dice senza mezzi termini l'assessore all'Urbanistica Mauro Bittu: «La nostra idea è di vincolare l'uso di quelle volumetrie a uso turistico-residenziale, decisamente diverso dall'impostazione che era stata data in passato. Potrebbe essere un albergo, che permetterebbe la fruizione di questo compendio sia ai visitatori esterni e sia alla popolazione locale». Costruita a fine 800 da James Phillipps Webber, personaggio misterioso arrivato dall'Inghilterra, la villa, in piena Seconda guerra mondiale venne requisita dallo Stato italiano e divenne è stata luogo accogliente della prigionia di Benito Mussolini, che nel 1943 vi trascorse venti giorni, dal 7 al 27 agosto. È stata edificata e circondata da un parco ricchissimo di vegetazione che si estende su 90 ettari. È di proprietà privata ma è stata abbandonata alle angherie del tempo e alla devastazione. Superato il rischio di aprire le porte all'orrore delle colate di cemento, per quel patrimonio si delinea una nuova prospettiva di salvaguardia e valorizzazione. Conferma l'assessore Bittu: «Il Piano urbanistico comunale approvato nel 2004 dalla Giunta Giudice e tuttora in vigore prevedeva su Villa Weber la realizzazione di 80.000 metri cubi di cui 25.000 alberghieri e 55.000 residenziali, distribuiti sui 90 ettari della proprietà. Lo stesso piano prevedeva che, con un accordo di programma, la Villa fosse ceduta al Comune in cambio di quei metri cubi. Tutto questo per fortuna è stato bloccato dal Piano paesistico regionale del 2006 che, come sappiamo, ha stoppato tutte le aree di espansione in attesa degli adeguamenti dei Puc locali» L'urbanistica è materia che accende le attenzioni, soprattutto quando si parla di strumenti normativi regionali. Così è stato alla Maddalena, dove l'adeguamento del Puc e la pagina dolente degli abusi edilizi sono all'ordine del giorno. Perciò il destino di Villa Webber ha suscitato nuove attenzioni sulle scelte dell'amministrazione. «Siamo vicini all'approvazione del nuovo adeguamento del Puc, non riconfermeremo quelle volumetrie scellerate». Dubbi del resto già cancellati, chiarisce l'assessore: «Nell'ultimo anno la Soprintendenza, in accordo con il Comune, ha già in parte scongiurato questo pericolo, apponendo un vincolo di salvaguardia e di totale inedificabilità sulla Villa e sul Parco, riconosciuti come beni storici e identitari». Il Comune è ora impegnato nel confronto con i proprietari dell'area, che pure devono avere riconosciuti i loro interessi legittimi: «In questa sede abbiamo precisato il nostro intento: puntare alla riduzione delle volumetrie, che per il vecchio Puc ammontavano a 80.000 metri cubi mentre ora verranno ridotte a circa un quarto, con obbligo di destinazione turistico-residenziale-alberghiera». Quali saranno dunque le nuove modalità nel rapporto con i proprietari per facilitare il progetto del Comune? «Rispetto al passato spiega Mauro Bittu , oltre ad una maggiore sensibilità verso la tutela del paesaggio, è intervenuta anche la consapevolezza che il vecchio scambio tra metri cubi e il possesso della Villa non è più molto conveniente per il Comune: i tagli ai bilanci renderebbero difficile gestire il bene in modo adeguato. Quindi è preferibile chiedere al privato di restaurare la Villa secondo i criteri della Soprintendenza, e concedergli la possibilità di gestire il bene dandogli una destinazione d'uso che ne conservi la fruibilità pubblica».