UN GIARDINO che torni a evocare il sogno mediceo, tra fontane e giochi d'acqua, sculture di nuovo splendenti, mostre, spettacoli e un collegamento costante con i luoghi a cui è, storicamente e idealmente, più legato. Alessandra Griffo racconta la sua visione di Boboli di cui, da lunedì, assumerà la direzione. Affiancandola a quella, già in atto, della villa medicea di Petraia e del giardino di Castello. Boboli, Petraia, Castello. Un dialogo da valorizzare? «Dalla terrazza della Petraia mi affaccio e vedo Firenze, con la cortina di pietra di Palazzo Pitti che sembra guardarmi a sua volta: è evidente che il legame storico, artistico e geografico tra questi luoghi, tra l'altro riconosciuti come patrimonio mondiale Unesco, è fortissimo. E io ho vari progetti in questo senso. Per esempio una pubblicazione, in collaborazione con Cristina Acidini, sulle Lunette di Giusto Utens che raffigurano Boboli e gli altri possedimenti medicei dall'alto. In vista dell'Expo 2015 stiamo poi pensando a un itinerario di collegamento, virtuale e reale, magari con una serie di navette che incanalino il flusso dei visitatori di Boboli verso le ville». Boboli è anche sede di mostre e, in passato, di spettacoli dal vivo. Continuerà a esserlo? «Mostre di arte contemporanea come quella di Giuseppe Penone riflettono lo spirito originario del giardino che era quello di fondere verde e opere d'arte, e credo sia importante proseguire su questa strada. Quanto agli spettacoli, ben vengano, ma l'importante è che siano di qualità: un'idea potrebbe essere quella di individuare dei programmi studiati apposta per il giardino». Cosa ne pensa dello stato di conservazione del verde? «Il lavoro da fare è tanto e non finisce mai. Ma esiste un problema di finanziamenti e, in particolare, di personale: giardinieri e custodi sono in numero appena sufficiente e a Petraia e Castello capita ciclicamente che i giardini debbano essere chiusi. Per Boboli, ancora non posso dire con precisione quante unità di personale in più servirebbero, ma certamente più di quante siano in servizio oggi». Fontane e sculture rappresentano l'altra grande componente di Boboli. Che progetti ha in questo senso? «L'acqua è uno degli aspetti più spettacolari e vitali del giardino: risorse permettendo, ripristinare i getti delle fontane sarebbe bellissimo. Così come sono importanti le statue: dovremmo continuare con i restauri, decidendo se sostituire quelle più delicate con delle copie come si è fatto fino a poco tempo fa. E magari pensare a una struttura dove ricoverare gli originali, in collegamento col giardino». La Kaffeehaus, chiusa da anni, ha riaperto ma solo come spazio espositivo. Sogna di ripristinarla come caffetteria? «I giardini per i Medici erano luoghi di delizie, dove si organizzavano pic-nic nei giorni di festa. E la Kaffeehaus era stata pensata come luogo per ristorarsi con una tazza di caffè o una cioccolata. Mi piacerebbe che questa funzione venisse ripristinata, magari anche solo in maniera episodica. Così come mi piacerebbe creare più interazione tra il giardino e il palazzo, che nascono come un unicum, anche se oggi ospitano musei diversi. Con la direttrice della Galleria d'arte moderna Simonella Condemi abbiamo già alcune idee in mente, ma resta il problema dei finanziamenti. In un momento in cui sappiamo di non poter contare sul pubblico, individuare partnership con privati è una priorità».