DEVE velocemente cambiare idea chi si illudeva che avesse vinto la vasta sollevazione, nella stampa e nel Paese, contro alcune norme del decreto-legge sulla competitività che, in spregio alla Costituzione, miravano a scardinare i principi della tutela dei beni culturali e del paesaggio. Come questo giornale ha reso noto per primo il 22 febbraio, i punti "caldi" erano 3: l'applicazione ai procedimenti di tutela sia del meccanismo del "silenzio-assenso" che della "d. i. a." (dichiarazione d'inizio attività). INFINE i poteri in deroga a qualsiasi normativa di tutela, conferibili a un Commissario straordinario alle grandi opere pubbliche. Si susseguirono allora dichiarazioni confuse e contraddittorie del governo (evidenziate in un secondo articolo su questo giornale l'8 marzo), mentre il 10 marzo una lettera al giornale del portavoce del ministro Baccini, Francesco Sanseverino, smentiva tutto (contro ogni evidenza) e proclamava "l'esclusione dei beni ambientali e paesaggistici dal provvedimento all'esame del governo". L'11 marzo un comunicato del ministero dei beni culturali dichiarò che era stata "definitivamente chiarita la non applicabilità della regola del silenzio-assenso alla delicatissima tutela dei Beni culturali e paesaggistici", e di fronte a nuovi dubbi e proteste un altro comunicato (12 aprile) ribadì "che i procedimenti finalizzati alla tutela sono esclusi dai casi di silenzio-assenso previsti dal disegno di legge sulla competitivita". Il nuovo colpo di mano arriva ieri, 4 maggio, nell'aula del Senato. Come si può vedere sull'ottimo sito web dello stesso Senato, la nuova versione del comma 11 dell'art. 5 del disegno dilegge (nr. 3344), approvata come parte del "maxiemendamento", reintroduce in pieno i poteri del Commissario Straordinario alle grandi opere pubbliche, già presenti in una prima versione e poi ritirati dal governo. Il Commissario, recita la nuova versione, "per assicurare il rispetto della normativa in materia di tutela ambientale e paesaggistica acquisisce il parere delle competenti amministrazioni, che deve essere espresso entro sessanta giorni dalla richiesta. Decorso tale termine, il Commissario procede comunque nell'esecuzione dell'opera". Se poi un Soprintendente testardo provasse a opporsi ancora oltre la mannaia dei sessanta giorni, allora il Consiglio dei ministri "può deliberare lo stato di emergenza, conferendo ai Commissario i relativi poteri". Questo nuovo travestimento del silenzio-assenso, in vesti anzi ancor più aggressive, non è una minaccia remota: vi sono infatti assoggettati tutti gli "interventi infrastrutturali strategici e urgenti", e in particolare i lavori già previsti nell'ambito delle concessioni autostradali in tutta Italia. Occorre dunque ripetere, a orecchie che non vogliono sentire, che questa norma è sfacciatamente anticostituzionale, in quanto da la priorità agli interessi economici su quelli della tutela, sancitidall'art. 9 della Costituzione come uno dei principi fondamentali della Repubblica. Occorre ripetere che una serie di coerenti e cogenti sentenze della Corte Costituzionale hanno ribadito che l'art. 9 comporta "la primarietà del valore estetico-culturale", che non può essere "subordinato ad altri valori, ivi compresi quelli economici", e pertanto dev'essere "capace di influire profondamente sull'ordine economico-sociale" (nr. 1511986). Precisamente il contrario della ratio politica e giuridica dell'emendamento pervicacemente reintrodotto nel provvedimento sulla competitività. Si conferma dunque la troppo facile profezia che, una volta approvato il Codice dei beni culturali, lo stesso governo ne avrebbe tentato la progressiva demolizione mediante leggi e leggine, articoli in decreti-omnibus, commi di questa o quella Finanziaria, eccezioni e deroghe. Basti ricordare gli sgangherati condoni in materia paesaggistica e ambientale (approvati) e la proposta di indiscriminata sanatoria per tombaroli e trafficanti di antichità, che si era tentato di inserire surrettiziamente nella Finanziaria 2005, provando per l'occasione a sospendere persino la validità di alcuni articoli del Codice Penale. Per il momento quel disegno appare sventato, ma l'on. Gianfranco Conte (Forza Italia), che ne è il principale fautore, lo ha presentato anche come legge ordinaria, e potrebbe riprovare con un emendamento nella Finanziaria di quest'anno, tanto più che nel frattempo è diventato membro del terzo governo Berlusconi, in qualità di Sottosegretario ai rapporti col Parlamento. Il nuovo ministro deiBeni culturali Rocco Buttiglione ha appena dato buona prova di sé garantendo pubblicamente che intende restituire Palazzo Barberini all'uso museale per cui fu acquistato dallo Stato nel 1949, e che rispettando il patto (1997) col ministero della Difesa il Circolo Uficiali libererà prestissimo la parte che ha occupato fino al 1965 in modo legittimo, e negli ultimi quarant'anni in regime di prorogatio che s'è autoconcessa. Vedremo che cosa accadrà, e in che tempi (anche perché intanto il generale Stefanon, che dirige il Circolo, ha dichiarato al Messaggero del 6 maggio che non ha nessuna voglia d'andarsene). Pacta sunt servanda, ha dichiarato comunque Buttiglione: a maggior ragione è da sperare che egli si erga ora, come già aveva fatto il suo predecessore Giuliano Urbani, a difesa dei principi di tutela, parte essenziale non solo del Codice dei Beni culturali, ma prima ancoradel massimo patto che regge la Repubblica, la Costituzione.
Colpo di mano contro il Belpaese - Approvazione da parte del Senato di un Commissario e del silenzio-assenso sulle opere pubbliche
Il governo ha introdotto una norma che reintroduce i poteri del Commissario Straordinario alle grandi opere pubbliche, che possono procedere comunque nell'esecuzione dell'opera anche se un Soprintendente oppone il silenzio-assenso. Questa norma è stata approvata come parte del "maxiemendamento" al disegno di legge sulla competitività. La norma è stata criticata per essere anticostituzionale, poiché priorizza gli interessi economici su quelli della tutela dei beni culturali e paesaggistici. La Corte Costituzionale ha già stabilito che l'art. 9 della Costituzione comporta "la primarietà del valore estetico-culturale", che non può essere "subordinato ad altri valori, ivi compresi quelli economici".
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