PADOVA Non tutti i monumenti simbolo del Veneto sono dotati di sistemi parafulmini. Sia l'Arena a Verona che la Basilica Palladiana a Vicenza sono senza parafulmini, perché definite «autoprotette». Hanno invece sistemi aggiornati le basiliche di San Marco a Venezia e del Santo a Padova. Secondo gli esperti, tuttavia, nessun impianto sarebbe in grado di scongiurare una scarica elettrica. La basilica di San Marco sembra abbia cominciato a proteggersi già dalla seconda metà del diciottesimo secolo: installando nella sommità del campanile veneziano più celebre del mondo un parafulmine per evitare ulteriori danni (dopo quelli causati da una serie di saette). E, a tutt'oggi, è dotata di un sistema che la ripara. Ma non tutti i monumenti maggiori del Veneto sono dotati di meccanismi simili. Sono senza parafulmini, ad esempio, l'Arena a Verona e la Basilica Palladiana di Vicenza, entrambe ritenute «autoprotette». Per gli esperti del settore, immunizzare gli edifici dai fulmini è un'utopia: «I parafulmini sono come gli antifurto spiega Daniela Boso, docente di Scienza delle costruzioni al Bo - Ci sono vari modelli, ma nessuno è in grado di garantire una protezione totale. Sono dei sistemi passivi, e dunque sono sempre in funzione. Ma se nei paraggi trovano un'altra via di resistenza minima, inferiore a quella suggerita dall'antenna, i fulmini la percorrono ignorando il parafulmine». Proprio quello che è successo alla Cappella degli Scrovegni: «Probabilmente, il parafulmine ha intercettato la parte principale della folgore, e poi la croce ha attirato una ramificazione - dice Giuliano Borgato, progettista di impianti elettrici - Per fortuna si è trattato di un fulmine modesto: se fosse stato più potente, avrebbe potuto provocare anche un incendio». La Cappella è protetta dal classico attira fulmine «a stilo»: l'asta metallica, che svetta dietro l'abside, è collegata a un sistema di cavi che corre lungo i bordi del tetto e le pareti esterne, e termina con un sistema di dispersione al suolo delle scariche. «L'asta fa da ombrello all'edificio, e normalmente, copre un angolo di 15-30 gradi spiega Borgato - Più alta è l'asta, più in alto si riesce a sollevare il potenziale elettrico del terreno, che si oppone alla tensione del fulmine. Esistono anche altri tipi di parafulmine: quello a fune, che garantisce una copertura di 30 gradi sia a destra che a sinistra, e quello a maglia, il più efficace in assoluto. Purtroppo non è adatto ai fabbricati di prestigio artistico, sia per le dimensioni che per estetica: la maglia, simile a quelle dei carpentieri, andrebbe collocata almeno 10 centimetri sopra il tetto, e renderebbe necessarie delle calate lungo le pareti». Al di là di quale sistema sia più adeguato, la preoccupazione per lo stato di salute della Cappella non diminuisce: «Il problema principale resta quello legato ai progetti nell'area circostante, e al conseguente rischio idraulico afferma Titti Panajotti (Italia nostra) - Il Comune deve controllare lo stato delle fondazioni: la pianura padana è a rischio sismico, come ha dimostrato il terremoto di queste ore. E se il parafulmine non basta, ne andrà messo uno più potente». «Mi dispiace per ciò che è successo dice Giovanni Puglisi (Unesco) - La sicurezza dei beni artistici spetta a chi li deve amministrare, ma i fulmini non si possono prevedere». Rimanendo a Padova, la Basilica del Santo ha un meccanismo innovativo. «Un anno fa, circa, è stata fatta una revisione completa dell'impianto parafulmini - spiega Gianni Berno, presidente della Veneranda Arca di Sant'Antonio - Si tratta di un sistema efficiente, è "a gabbia"». È recente anche l'adeguamento alle norme fatto all'impianto di San Marco, a Venezia. «Il sistema parafulmine è appena stato rinnovato - conferma l'architetto Ettore Vio, il proto a cui è affidata la direzione dei servizi tecnici - protegge il campanile da un'altezza adeguata (100 metri) e anche tutta la chiesa, perché ogni cupola ne ha uno». È diversa invece la questione a Vicenza e a Verona: sia l'Arena che la Basilica di Andrea Palladio sono «spoglie». Non per questo, a detta dei tecnici che sovrintendono le due strutture, sarebbero a rischio fulmini. Da Vicenza gli incaricati del Comune fanno sapere che, oltre alla Basilica, nemmeno il Teatro Olimpico è dotato di parafulmini. Questo perché entrambi i monumenti sarebbero protetti dalle saette grazie alla presenza di numerosi campanili, torri e cuspidi nelle vicinanze. Infine, anche l'Arena è libera da strumenti che allontanano le scariche elettriche naturali che in Veneto ci siamo abituati ad osservare in quest'estate dal meteo pazzo. L'anfiteatro romano è stato giudicato «autoprotetto» ai sensi delle norme Cei dalla commissione pubblici spettacoli e dai tecnici. Quindi, non ha alcun sistema particolare. Anche se nemmeno un parafulmine, come dimostra il caso degli Scrovegni, a questo punto potrebbe mettere in salvo alcun monumento.
Monumenti a rischio fulmini. Arena e Basilica scoperte
Il sistema parafulmine della Basilica di San Marco a Venezia è stato rinnovato. Il sistema parafulmine è appena stato rinnovato - conferma l'architetto Ettore Vio, il proto a cui è affidata la direzione dei servizi tecnici - protegge il campanile da un'altezza adeguata (100 metri) e anche tutta la chiesa, perché ogni cupola ne ha uno. La Basilica del Santo a Padova ha un meccanismo innovativo. Un anno fa, circa, è stata fatta una revisione completa dell'impianto parafulmini. La Cappella degli Scrovegni è stata colpita da un fulmine. Probabilmente, il parafulmine ha intercettato la parte principale della folgore, e poi la croce ha attirato una ramificazione.
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