Giovanna Marinelli, assessore alla Cultura, ha con tutta evidenza un piano preciso per la gestione dell'offerta a Roma. E ben venga, dopo un anno di rinvii, di inutili «tavoli di confronto» e soprattutto di mancate decisioni. Lo ha dimostrato gestendo al meglio il groviglio del Teatro Valle (e speriamo che non ascolti taluni mediatori che vorrebbero ancora mantenere non si sa quale mai collaborazione con chi ha occupato un bene pubblico trincerandosi dietro il falso, cioè gridando allo scandalo per un inesistente, e perciò falso, piano di privatizzazione del più bel teatro settecentesco di questa complessa Capitale: nessuno ha mai progettato qualcosa del genere. Decidere significa, appunto, governare: quindi scegliere. Non si può sempre accontentare tutti, e soprattutto «piacere» a tutti. Quello, sì, è un errore legato a una scomparsa cultura di quarant'anni e più anni fa). Un altro positivo passo avanti è sicuramente rappresentato dalla nuova politica tariffaria per i musei civici. Un aumento di due euro per i Musei Capitolini e l'Ara Pacis, così come per Mercati di Traiano o i Fori Imperiali. In compenso niente biglietto per sette musei di solito assai poco frequentati, e si va dal museo Pietro Canonica al museo Napoleonico o a quello della Repubblica Romana. L'idea non fa una grinza: aumentare il biglietto (adeguandolo a parametri europei) per i musei dove è più alto il flusso turistico, anche internazionale (quindi in grado di investire risorse in cultura). E parallelamente rendere gratuita la fruibilità in sette luoghi di alto livello culturale ma poco «appetibili» da chi cerca a Roma l'offerta più ovvia e famosa. L'idea può funzionare benissimo. A un solo patto, ma è del tutto evidente che l'assessore Marinelli deve già averlo chiaro nel suo piano di azione. Ovvero proporre una nuovissima offerta museale civica romana in grado di assicurare proposte eccellenti nei musei più famosi (la ricostruzione a colori dell'Ara Pacis, itinerari ineccepibili ai Capitolini, e sono solo due esempi) e, accanto, «regalare» la scoperta di musei altrimenti destinati al definitivo dimenticatoio. Ci vorrà una politica di comunicazione accurata e avanguardistica. Sarà necessario spiegare al mondo del web e delle nuove piattaforme quanto sia importante (e narrativamente affascinante) il lascito della Repubblica Romana, fino a che punto sia stata feconda la presenza dei Bonaparte a Roma (scongiurando strani progetti privatistici che troppo spesso sorgono intorno all'appetitoso Palazzo Primoli), quanto sia ricca la collezione Barracco di scultura antica. In poche parole: la nuova politica tariffaria non deve, e non può, essere la pietra tombale su musei già deserti da troppo tempo. Dev'essere, al contrario, un'intelligente e irripetibile occasione di rilancio, di rilettura, di contestualizzazione nella nostra città. I presupposti ci sono tutti, basta saper «comunicare». Un obbligo assoluto, in questi nostri tempi mediatici.
Roma. Musei, tariffe e comunicazione
L'assessore alla Cultura di Roma, Giovanna Marinelli, ha un piano preciso per la gestione dell'offerta culturale a Roma. Ha gestito al meglio il Teatro Valle e ha introdotto una nuova politica tariffaria per i musei civici, con un aumento di due euro per i Musei Capitolini e l'Ara Pacis, e la gratuità per sette musei meno frequentati. L'idea è di aumentare il biglietto per i musei più frequentati e rendere gratuita la fruibilità per quelli meno frequentati. L'assessore deve però proporre una nuova offerta museale civica romana che includa proposte eccellenti nei musei più famosi e scoprire quelli meno conosciuti.
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