La «maledizione dei coccetti»: così la chiamano nella Capitale, la città che ne soffre di più. È lo stop ai lavori che arriva quando negli scavi viene trovato un reperto archeologico. Il pezzo di una colonna, un tratto di strada antica e il cantiere si ferma, spesso a tempo indeterminato. Nel decreto esaminato ieri dal consiglio dei ministri c'è una norma che prova a risolvere il problema, o almeno a fissare un tempo certo entro il quale prendere una decisione. Dice che in questi casi la scelta finale deve arrivare entro quattro mesi. Ci sono 90 giorni di tempo per presentare un progetto che valorizzi il reperto all'interno dell'opera pubblica che si sta costruendo. E poi altri 30 giorni per il parere della sovrintendenza, favorevole o contrario. Ma non è detta l'ultima parola. L'articolo in questione è stato approvato con la formula di sicurezza del «salvo intese»: c'è un accordo di massima all'interno del governo ma la questione verrà definita solo nella fase di stesura vera e propria del testo. E cioè nei prossimi giorni, con modifiche possibili fino al momento della pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale. Durante i lavori di preparazione del decreto, il ministero dei Beni culturali aveva manifestato le sue perplessità. Non tanto sul principio, sulla necessità di garantire tempi certi per una scelta che adesso si può trascinare per anni. Ma proprio sulla quantità di tempo a disposizione, in particolare sui 90 giorni per presentare un progetto alternativo: troppo pochi, secondo gli esperti dei Beni culturali, per mettere in piedi un «piano B» che possa poi reggere all'esame della Sovrintendenza. Possibile che il principio rimanga ma che i tempi si allunghino. Ieri, intanto, la maledizione ha colpito ancora: a Palermo durante gli scavi per la costruzione di una nuova linea del tram hanno trovato uno scheletro e altri reperti del 1400. L'azienda dice che i lavori andranno avanti lo stesso. Salvo intese, anche in questo caso.